Il Parlamento europeo chiede alla Commissione di valutare l’impatto dell’accordo internazionale che consente al regime fiscale statunitense di funzionare parallelamente all’imposta minima globale del 15%, comprese le eventuali perdite di entrate per gli Stati dell’UE. Gli eurodeputati chiedono inoltre di riesaminare il progetto BEFIT per la tassazione delle imprese nel mercato unico, con la possibilità di un approccio più circoscritto e graduale, nonché di proseguire la semplificazione delle norme fiscali.
Il Parlamento europeo chiede alla Commissione di analizzare gli effetti del nuovo accordo internazionale sull’imposta minima globale sulle entrate fiscali degli Stati dell’UE e di riesaminare il progetto BEFIT per un sistema comune di tassazione delle imprese nel mercato unico. La posizione sul futuro della fiscalità societaria è stata adottata il 6 ottobre, in un momento in cui le norme dell’OCSE sull’imposta minima del 15% vengono adattate per poter funzionare parallelamente al regime fiscale statunitense.
In breve
1.Il Parlamento chiede alla Commissione una valutazione dell’impatto dell’accordo «Side-by-Side», anche sulle entrate fiscali degli Stati membri.
2.L’accordo internazionale consente la coesistenza delle norme dell’OCSE sull’imposta minima globale del 15% con il regime statunitense applicabile agli utili esteri dei gruppi con società capogruppo negli Stati Uniti.
3.Gli eurodeputati chiedono di riesaminare il BEFIT e di prendere in considerazione una proposta più circoscritta e attuata gradualmente.
4.Il Parlamento sostiene la prosecuzione della semplificazione delle norme europee sulla tassazione delle imprese e la riduzione delle sovrapposizioni e dei costi di adempimento.
5.La risoluzione è una posizione politica del Parlamento. Non modifica direttamente le aliquote dell’imposta sulle società e non cambia di per sé la legislazione fiscale nazionale.
Uno dei principali cambiamenti nel contesto fiscale internazionale è il pacchetto «Side-by-Side», concordato nell’ambito dell’OCSE all’inizio del 2026. Esso mira a consentire il funzionamento coordinato del sistema Pillar Two, costruito intorno a un livello minimo effettivo di tassazione del 15% per i grandi gruppi multinazionali, e del regime fiscale statunitense per i redditi esteri delle società con società capogruppo negli Stati Uniti. L’OCSE presenta l’accordo come un modo per preservare la stabilità del sistema e ridurre i costi di adempimento, anche attraverso nuovi meccanismi di tipo safe harbour.
Il Parlamento avverte tuttavia che l’esistenza di più regimi operanti parallelamente può accentuare la frammentazione del sistema internazionale. La posizione adottata chiede alla Commissione di analizzare le conseguenze concrete del nuovo accordo, compresi gli effetti sulle entrate fiscali degli Stati membri e sulle condizioni di concorrenza tra le imprese europee e quelle di altre giurisdizioni. La relazione è stata preparata da Kinga Kollár, eurodeputata del PPE ungherese, presso la commissione per i problemi economici e monetari.
L’imposta minima globale non stabilisce un’aliquota generale del 15% per tutte le imprese. Pillar Two riguarda i gruppi multinazionali e i grandi gruppi nazionali che superano le soglie previste dal quadro internazionale e dalla legislazione europea e mira a garantire che i loro utili siano soggetti a un livello minimo effettivo di tassazione. Gli Stati membri continuano a stabilire i propri sistemi e le proprie aliquote dell’imposta sulle società entro i limiti del diritto dell’UE.
Un’altra raccomandazione riguarda il BEFIT, il progetto con cui la Commissione cerca di creare norme comuni per il calcolo della base imponibile di alcuni gruppi di imprese che operano in più Stati membri. Il Parlamento chiede alla Commissione di rivalutare la proposta alla luce dei cambiamenti prodotti da Pillar Two e di analizzare un approccio più circoscritto, sviluppato per fasi, per evitare la sovrapposizione di nuove norme agli obblighi internazionali già introdotti.
Questa richiesta non significa eliminare il progetto BEFIT né introdurre immediatamente un nuovo sistema. La proposta BEFIT segue una propria procedura legislativa ed eventuali modifiche o la sua sostituzione con un testo più circoscritto richiederebbero un’iniziativa separata della Commissione e i negoziati istituzionali previsti per la legislazione fiscale.
La semplificazione è il secondo pilastro importante della posizione del Parlamento. Le imprese che operano in più Stati si confrontano con norme nazionali diverse e con obblighi europei e internazionali che possono sovrapporsi. Gli eurodeputati sostengono la riduzione degli oneri amministrativi e un migliore coordinamento tra le norme esistenti, senza rinunciare agli strumenti contro l’evasione fiscale, l’elusione degli obblighi fiscali e il trasferimento artificiale degli utili.
La Commissione ha già presentato a giugno un Taxation Omnibus che modifica diverse direttive europee sulla tassazione diretta. Il pacchetto mira a eliminare le norme obsolete o sovrapposte, semplificare le procedure e ridurre i costi di adempimento per le attività transfrontaliere. La Commissione stima risparmi di circa 7,9 miliardi di EUR all’anno per le imprese, di cui circa 3,3 miliardi di EUR deriverebbero dalla riduzione dei costi amministrativi. Questi valori sono stime della Commissione sull’effetto della proposta, non risparmi già realizzati.
Il Parlamento tratta separatamente anche la questione della tassazione dell’economia digitale. Il mancato attuarsi finora del Pillar One, il meccanismo dell’OCSE destinato a redistribuire una parte dei diritti di imposizione ai Paesi in cui si trovano i mercati e gli utenti, mantiene la pressione per trovare soluzioni europee o nazionali. Alcuni Stati membri applicano già imposte sui servizi digitali, creando il rischio di basi imponibili e obblighi di comunicazione diversi nel mercato unico.
La risoluzione sostiene la prosecuzione della cooperazione internazionale nell’ambito dell’OCSE e del processo delle Nazioni Unite per una convenzione sulla cooperazione fiscale internazionale. Per il Parlamento, l’obiettivo è preservare la capacità dell’UE di contrastare l’erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili, mentre le norme devono rimanere sufficientemente prevedibili per le imprese che investono e operano a livello transfrontaliero.
La posizione è stata adottata attraverso una procedura d’iniziativa, 2025/2210(INI), ora conclusa in Parlamento. Essa stabilisce le priorità politiche degli eurodeputati, ma non è un atto legislativo e non modifica direttamente la legislazione fiscale degli Stati membri.
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