Tredici persone sono state arrestate in Germania e Austria nell’ambito dell’indagine Javelin, che riguarda un presunto schema attivo almeno dal 2016. Le perquisizioni si sono svolte in cinque Stati e le autorità hanno eseguito ordini di sequestro per 26 milioni di euro. Le perdite fiscali stimate dall’EPPO in 100 milioni di euro non rappresentano un danno definitivamente accertato da un tribunale.
Tredici persone sono state arrestate in Germania e Austria nell’ambito di un’indagine della Procura europea (EPPO) su una presunta frode IVA da 100 milioni di euro nel commercio di automobili di lusso. L’operazione Javelin, annunciata il 5 novembre 2026, ha incluso perquisizioni svolte il giorno precedente in Austria, Croazia, Repubblica Ceca, Germania e Polonia. Sono indagati oltre 50 sospetti.
In breve
1. L’EPPO ha annunciato 13 arresti in Germania e Austria e perquisizioni in cinque Stati, in un procedimento con perdite fiscali stimate in 100 milioni di euro. Sono indagate oltre 50 persone e all’operazione hanno partecipato più di 900 agenti di polizia e ispettori fiscali.
2. La rete avrebbe riscosso l’IVA sulla rivendita delle automobili senza versarla alle autorità fiscali, mentre altre società del circuito richiedevano rimborsi. I procuratori sospettano uno schema attivo almeno dal 2016.
3. Sono stati eseguiti ordini di sequestro per 26 milioni di euro. Tra i beni interessati figurano nove proprietà immobiliari in Germania e Croazia, decine di automobili e criptoattività.
4. L’indagine riguarda anche cinque presunti coordinatori e due consulenti fiscali. Gli arresti e i sequestri non stabiliscono la colpevolezza e non rappresentano condanne o confische definitive.
5. Il ramo austriaco riguarda forniture automobilistiche per circa 80 milioni di euro e perdite fiscali stimate in oltre 10 milioni. Le 12 perquisizioni in Tirolo e Vorarlberg fanno parte dell’operazione europea, non di un procedimento supplementare da sommare a questo bilancio.
Le indagini sono condotte dai procuratori dell’EPPO di Francoforte e Graz e alle perquisizioni hanno partecipato più di 900 agenti di polizia e ispettori fiscali. I sospetti riguardano un circuito di società che avrebbe utilizzato le transazioni tra Stati membri per nascondere il mancato pagamento dell’IVA e ottenere rimborsi fraudolenti. Secondo l’EPPO, i cinque presunti coordinatori e i due consulenti fiscali avrebbero organizzato il meccanismo, mentre i proventi ottenuti sarebbero stati successivamente riciclati per nasconderne l’origine.
Il circuito descritto dai procuratori iniziava con vendite di automobili dichiarate da società di diversi Stati, tra cui Austria e Repubblica Ceca, a imprese di Berlino. Queste ultime avrebbero avuto il ruolo di «missing traders», cioè società che incassano l’imposta e poi scompaiono o cessano l’attività senza versarla allo Stato. Nello schema presentato dall’EPPO, le società tedesche acquistavano i veicoli al prezzo netto, senza IVA fatturata dal fornitore dell’altro Stato. Al momento della rivendita in Germania, tuttavia, dovevano riscuotere l’imposta dagli acquirenti e versarla alle autorità fiscali. Gli investigatori sostengono che trattenessero il denaro, lasciando insoluto l’obbligo fiscale.
Le automobili sarebbero state poi rivendute in Germania tramite società intermediarie, definite «buffers» nel comunicato dell’EPPO. Il ruolo loro attribuito era allontanare le transazioni successive dalla società che non aveva versato l’imposta e dare al circuito l’apparenza di operazioni commerciali legittime. Le automobili arrivavano infine a un acquirente in un altro Stato membro. L’ultima società in Germania, prima dell’uscita dei veicoli dal Paese, poteva richiedere il rimborso dell’IVA pagata al proprio fornitore, sebbene l’imposta riscossa in precedenza dalla società scomparsa non fosse mai arrivata al bilancio pubblico. Questo è il meccanismo della presunta frode a carosello descritta dai procuratori.
L’esenzione delle cessioni intracomunitarie non significa assenza di IVA nell’intero circuito. La Commissione europea spiega che la cessione può essere esente alle condizioni previste dalla legge, mentre l’acquisto corrispondente nello Stato di destinazione è, in linea di principio, imponibile. L’indagine riguarda l’uso presumibilmente fraudolento di questo meccanismo.
Oltre alle perquisizioni e agli arresti, le autorità hanno eseguito ordini di sequestro per 26 milioni di euro. L’EPPO elenca due proprietà a Berlino, una delle quali ospita un ostello, e sette in Croazia. Sono stati bloccati conti bancari e sequestrate decine di automobili, inclusi veicoli di lusso, contanti, criptoattività, orologi di lusso e un’arma con munizioni. Il comunicato non fornisce una valutazione individuale di ciascun bene. Il valore degli ordini non deve essere confuso con la stima di 100 milioni di euro delle perdite fiscali o con una somma già restituita ai bilanci pubblici.
La distinzione giuridica riguarda la custodia dei beni a disposizione delle autorità e la privazione definitiva della proprietà. Nel quadro europeo relativo al riconoscimento degli ordini di congelamento e confisca, la prima misura mira a impedire l’alienazione o la scomparsa dei beni, in vista di un’eventuale confisca successiva. La confisca presuppone una misura definitiva disposta da un tribunale. L’annuncio di Javelin descrive misure adottate durante l’indagine.
Il ministero delle Finanze austriaco precisa che 84 dipendenti dell’amministrazione fiscale hanno partecipato all’operazione, insieme ad agenti di polizia e ad altre autorità partner. In Tirolo e Vorarlberg si sono svolte 12 perquisizioni. Il ramo austriaco riguarda forniture di veicoli, comprese automobili nuove, per circa 80 milioni di euro e perdite fiscali stimate in oltre 10 milioni. Tre persone sono state arrestate in Austria, mentre altri due cittadini austriaci sono stati arrestati in Germania. Questi arresti fanno parte del bilancio europeo di 13 persone annunciato dall’EPPO.
Il regolamento dell’EPPO gli consente di indagare su gravi frodi IVA collegate al territorio di almeno due Stati membri, con un danno complessivo di almeno 10 milioni di euro. L’eventuale accusa è sostenuta dinanzi ai tribunali nazionali competenti.
Gli investigatori continuano a esaminare i documenti, i dati elettronici e i beni sequestrati. La valutazione completa degli attivi era ancora in corso al momento dell’annuncio dell’operazione, secondo le autorità austriache. Tutte le persone interessate beneficiano della presunzione di innocenza e la colpevolezza può essere stabilita soltanto dai tribunali competenti.
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