Il primo dibattito in plenaria dopo la presentazione del Kids Act dell’UE ha spostato la discussione dalle soglie di età, già annunciate a settembre, al modo in cui queste possano essere verificate senza un’identificazione eccessiva degli utenti e alla responsabilità delle piattaforme per i servizi offerti ai minori. La Commissione ha difeso la proposta e l’applicazione parallela del Digital Services Act, precisando che gli attuali rilievi nei confronti di alcune piattaforme sono preliminari e non rappresentano sanzioni definitive.
La verifica dell’età senza una raccolta eccessiva di dati personali, il ruolo dei genitori e l’obbligo delle piattaforme di dimostrare che i loro servizi sono sicuri per i minori hanno dominato il primo dibattito del Parlamento europeo sul Kids Act dell’UE dopo la presentazione della proposta da parte della Commissione. Il dibattito non ha modificato il testo né introdotto nuove restrizioni per gli utenti: il regolamento si trova ancora all’inizio della procedura legislativa e deve essere negoziato dal Parlamento e dal Consiglio prima di poter diventare legge.
In breve
1.Gli eurodeputati hanno discusso per la prima volta in plenaria la proposta di Kids Act presentata dalla Commissione il 17 settembre.
2.Il dibattito si è concentrato sulla verifica dell’età, sulla protezione dei dati, sul ruolo dei genitori e sulla responsabilità delle piattaforme per le caratteristiche dei servizi destinati ai minori.
3.Henna Virkkunen ha difeso l’approccio secondo cui le piattaforme devono dimostrare che i loro servizi sono sicuri e adeguati all’età, invece di trasferire l’intera responsabilità ai bambini e ai genitori.
4.La Commissione applica parallelamente il Digital Services Act e dispone di rilievi preliminari nei confronti di alcune piattaforme riguardo al design che crea dipendenza o alla protezione dei minori. Questi rilievi non sono decisioni definitive e non equivalgono a sanzioni già imposte.
5.Il Kids Act resta una proposta legislativa soggetta alla procedura ordinaria. Il dibattito del 6 ottobre non è stato un voto di adozione del regolamento.
Le soglie di età non rappresentano più la principale novità. La proposta della Commissione, presentata da 2EU il 17 settembre, vieterebbe gli account personali sui social network ai minori di 13 anni, consentirebbe l’accesso a 13 e 14 anni soltanto tramite account controllati da un genitore o tutore e permetterebbe l’apertura autonoma di un account a partire dai 15 anni. Le protezioni relative al modo in cui i servizi sono progettati continuerebbero fino ai 18 anni.
La controversia in Parlamento ha riguardato soprattutto il modo in cui tali soglie possano funzionare nella pratica. Un sistema basato esclusivamente sulla dichiarazione della data di nascita può essere facilmente aggirato, mentre la verifica basata su documenti d’identità, dati biometrici o altre informazioni personali può creare rischi propri per la privacy. Diversi eurodeputati hanno chiesto che qualsiasi sistema europeo dimostri l’età necessaria senza trasformare il controllo in un meccanismo di identificazione, tracciamento o profilazione dell’utente.
La Commissione costruisce la proposta attorno a soluzioni di verifica che dovrebbero trasmettere al servizio soltanto l’informazione necessaria, ad esempio il fatto che l’utente abbia superato una determinata soglia di età, senza fornire l’identità o la data esatta di nascita. Gli Stati membri dovrebbero mettere a disposizione almeno una modalità gratuita per dimostrare l’età, e la soluzione europea sviluppata attorno all’infrastruttura dell’identità digitale è una delle opzioni prese in considerazione.
Il dibattito ha evidenziato anche la differenza tra la responsabilità dei genitori e quella dei fornitori. Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva della Commissione per la sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, ha difeso il principio secondo cui le piattaforme devono costruire servizi sicuri per i minori e la protezione non può dipendere esclusivamente dalla capacità dei genitori di configurare i controlli o dal comportamento dei bambini.
Questo approccio è rilevante anche per gli obblighi di «safety by design» previsti dalla proposta. Il Kids Act limiterebbe per i minori caratteristiche quali le raccomandazioni basate sul tracciamento del comportamento, le notifiche e i meccanismi concepiti per l’uso compulsivo, i contatti indesiderati e alcune funzioni dei companion e dei chatbot basati sull’intelligenza artificiale. I profili dei minori dovrebbero beneficiare di impostazioni protettive predefinite.
Queste disposizioni sono proposte legislative e non obblighi già applicabili in base al Kids Act. Il Parlamento e il Consiglio possono modificare il testo e il calendario di applicazione dipenderà dalla forma finale adottata e dalla pubblicazione del regolamento.
Parallelamente, alcuni obblighi relativi alla protezione dei minori esistono già nel Digital Services Act. La Commissione ha utilizzato questa legislazione per indagare sul modo in cui le grandi piattaforme valutano e riducono i rischi per bambini e adolescenti.
Nel 2026 la Commissione ha trasmesso a TikTok rilievi preliminari riguardo al design che può incoraggiare l’uso compulsivo e, separatamente, riguardo alle impostazioni degli account dei minori. Anche Meta ha ricevuto rilievi preliminari riguardo al design di Instagram e Facebook e all’efficacia delle misure con cui si impedisce ai minori di 13 anni di utilizzare i servizi.
Queste fasi non rappresentano accertamenti definitivi di una violazione né ammende. Nella procedura DSA, le aziende hanno la possibilità di esaminare gli elementi del fascicolo e di rispondere prima che l’Esecutivo europeo adotti una decisione finale. La Commissione può imporre sanzioni soltanto dopo la conclusione della procedura e la conferma di una violazione.
La distinzione è importante perché il dibattito parlamentare ha combinato due processi che si trovano in fasi diverse. Il DSA è già una normativa applicabile e le indagini svolte sulla sua base riguardano obblighi esistenti. Il Kids Act è una nuova proposta che aggiungerebbe norme più precise riguardo all’accesso in funzione dell’età, alla progettazione dei servizi e alla verifica della conformità.
La Commissione sostiene che l’esperienza nell’applicazione del DSA dimostri perché siano necessarie norme più concrete. Gli orientamenti esistenti sulla protezione dei minori raccomandano già account privati per impostazione predefinita, la limitazione di alcuni sistemi di raccomandazione e la disattivazione delle caratteristiche che possono favorire un uso eccessivo. Il Kids Act trasformerebbe alcune di queste garanzie in obblighi giuridici specifici qualora il regolamento fosse adottato.
Il Parlamento aveva già una propria posizione politica su una parte di queste questioni prima della presentazione del Kids Act. A settembre, gli eurodeputati hanno chiesto un approccio europeo armonizzato riguardo all’età minima, verifiche che tutelino la privacy e una «youth mode» per le piattaforme, senza pubblicità mirata e con una limitazione del design che crea dipendenza.
Il dibattito del 6 ottobre non ha prodotto una nuova risoluzione sul Kids Act. La procedura parlamentare associata alla dichiarazione della Commissione si è conclusa lo stesso giorno, mentre il progetto legislativo vero e proprio, 2026/0286(COD), prosegue separatamente attraverso la procedura legislativa ordinaria.
Nel frattempo, la Commissione raccoglie osservazioni sulla proposta fino al 26 novembre da parte di bambini, genitori, insegnanti, educatori e servizi digitali interessati. I contributi saranno sintetizzati e trasmessi al Parlamento e al Consiglio per i negoziati legislativi.
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