Il tribunale di Milano ha inflitto pene fino a sette anni e due mesi e ha disposto la confisca di oltre 300 milioni di euro. Secondo la Procura europea, la rete riceveva denaro da un clan della Camorra e lo utilizzava nello schema fraudolento, anche per il riciclaggio dei proventi illeciti. La sentenza non è definitiva.
Sei persone, tra cui uno dei leader di una rete che, secondo la Procura europea, ha causato perdite per 520 milioni di euro attraverso una frode sull’IVA, sono state condannate in primo grado a Milano. Nel procedimento „Moby Dick”, il tribunale ha disposto la confisca di oltre 300 milioni di euro e ha riconosciuto circostanze aggravanti per il sostegno a un’associazione mafiosa e l’uso di metodi mafiosi. La sentenza può essere impugnata.
In breve
1.Sei imputati, tra cui uno dei leader della rete, hanno ricevuto pene comprese tra quattro anni e sette anni e due mesi di reclusione. Le pene includono la riduzione di un terzo concessa mediante il rito abbreviato, e la sentenza può essere impugnata.
2.Il tribunale ha riconosciuto circostanze aggravanti relative al sostegno a un’associazione mafiosa e all’uso di metodi mafiosi. Secondo i procuratori, uno dei condannati investiva nella rete fondi ricevuti da un clan della Camorra.
3.Il gruppo ha emesso fatture per oltre 1,3 miliardi di euro tra il 2020 e il 2023. Le perdite di bilancio indicate dalla Procura europea ammontano a 520 milioni di euro, mentre la confisca di oltre 300 milioni è una misura disposta dal tribunale, senza conferma dell’integrale recupero.
4.L’indagine comprende oltre 400 persone fisiche e giuridiche sospettate. Le sei condanne non definiscono l’intero procedimento e non stabiliscono la colpevolezza degli altri sospettati.
Le pene sono comprese tra quattro anni e sette anni e due mesi di reclusione. I sei hanno chiesto di essere giudicati con il rito abbreviato, che ha comportato una riduzione di un terzo delle pene. La sentenza è stata pronunciata l’11 settembre dal giudice dell’udienza preliminare presso il Tribunale di Milano, per l’organizzazione e la partecipazione a un’associazione criminale transnazionale, la frode in materia di IVA e il riciclaggio di denaro.
L’indagine mostra come uno schema di frode fiscale potesse servire anche a immettere il denaro della mafia in un circuito commerciale. Secondo la Procura europea, uno degli imputati condannati riceveva denaro da un clan della Camorra e lo investiva nella rete che organizzava la frode. Questi fondi aumentavano i suoi profitti e servivano a riciclare i proventi illeciti. Il tribunale ha accolto quasi integralmente la ricostruzione dell’organizzazione presentata dall’accusa.
La rete era strutturata in diverse cellule operative e utilizzava società in Italia e all’estero, con attività in numerosi Paesi europei ed extraeuropei. Tra il 2020 e il 2023, il gruppo ha emesso fatture per la vendita di AirPods, laptop e altri prodotti elettronici per un valore superiore a 1,3 miliardi di euro. Questo è il valore delle fatture; il danno di 520 milioni di euro indicato dai procuratori riguarda le perdite dei bilanci nazionali e dell’UE.
Il meccanismo generale della frode a carosello sfrutta il trattamento dell’IVA per le transazioni tra imprese di diversi Stati membri. Un’impresa acquista beni da un altro Stato membro senza pagare l’IVA al fornitore, poi li rivende sul mercato interno e riscuote l’imposta dal cliente. La frode si verifica quando l’impresa trattiene l’IVA invece di versarla alle autorità e spesso scompare, spiega la Commissione europea. Nel caso „Moby Dick”, i procuratori descrivono una rete complessa di tali commercianti, intermediari e società di transito.
La procuratrice capo europea Laura Kövesi ha dichiarato nel comunicato che „le organizzazioni mafiose investono nelle frodi sull’IVA come mezzo per riciclare i proventi derivanti da reati”. Ha chiesto che la lotta contro questo tipo di frode diventi una priorità per l’UE e un elemento centrale della futura architettura antifrode europea.
Uno dei leader condannati ora aveva evitato l’arresto a Praga nel novembre 2024 e era rimasto latitante per sei mesi. Si è consegnato nel maggio 2025 e, secondo la Procura europea, da allora è rimasto sottoposto a restrizioni giudiziarie. Il comunicato non identifica nominalmente i sei condannati.
Oltre alla reclusione, il tribunale ha imposto divieti di ricoprire cariche pubbliche, permanenti per alcuni imputati e di cinque anni per altri. A un imputato è stato vietato anche lo svolgimento di attività commerciali e l’assunzione di incarichi dirigenziali in società. La confisca disposta riguarda oltre 300 milioni di euro derivanti dai profitti dei reati, nonché beni immobili e partecipazioni in società detenuti dagli imputati. L’ordine di confisca non rappresenta, di per sé, la conferma dell’integrale recupero del denaro.
Queste condanne rientrano in un’indagine più ampia, con oltre 400 persone fisiche e giuridiche sospettate. Nel bilancio pubblicato a febbraio, la Procura europea aveva annunciato condanne per 20 persone. Il totale comprendeva due membri condannati per riciclaggio di denaro già nel novembre 2024, le cui sentenze erano divenute definitive in assenza di appello. Lo status di tali sentenze non si estende alle sei condanne annunciate ora.
Il procedimento è nato dalla riunione di due filoni d’indagine della polizia finanziaria e della polizia di Stato italiane, sotto la direzione degli uffici della Procura europea di Milano e Palermo. La Procura europea indaga sui reati che ledono gli interessi finanziari dell’UE, comprese le frodi transfrontaliere sull’IVA con danni complessivi di almeno 10 milioni di euro, e sostiene l’accusa davanti ai tribunali nazionali competenti.
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