Dan Dungaciu, primo vicepresidente dell’AUR, critica l’attuale formula di governo e sostiene che il richiamo permanente alla stabilità politica sia arrivato a produrre l’effetto opposto: il blocco delle riforme e il mantenimento degli stessi attori al potere. Le dichiarazioni sono state rilasciate nel contesto della formazione del nuovo Esecutivo.
Secondo Dungaciu, i cambiamenti tra maggioranza e opposizione rappresentano solo una «riorganizzazione» dei partiti, senza modificare l’architettura politica sostanziale. Egli ritiene che il nuovo Governo potrà gestire al massimo le questioni correnti e l’elaborazione del bilancio, ma non avrà la capacità di applicare una visione o di realizzare cambiamenti strutturali.
Il primo vicepresidente dell’AUR afferma che l’attuale configurazione parlamentare obbligherà ogni riforma a negoziati specifici tra partiti con interessi diversi. A suo avviso, la riforma della pubblica amministrazione potrebbe essere realizzata in modo sostanziale dall’AUR, partito che non dispone di una rete estesa di sindaci e sarebbe meno dipendente dalle pressioni politiche locali.
Dungaciu avverte che, senza misure fondamentali, il nuovo Gabinetto rischia di essere una continuazione più debole del governo Bolojan. Dice che l’AUR mantiene anche l’opzione di una mozione di sfiducia e sostiene che le elezioni anticipate potrebbero offrire alla Romania una maggioranza più solida e maggiore credibilità agli occhi degli investitori e delle istituzioni finanziarie esterne.
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