Nel 2025, attraverso un’indiscrezione dovuta a un microfono lasciato acceso, il mondo ha appreso che i due autocrati di Russia e Cina, Putin e Xi Jinping, desiderano vivere almeno 150 anni. Non è affatto lontano dalla stessa ossessione l’anziano Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, che, anche se non è diventato di fatto un autocrate (negli USA esistono ancora limiti costituzionali), fa tutto ciò che dipende da lui per diventarlo. Le tre grandi potenze di questi decenni sono dunque governate discrezionalmente, o aspirano a esserlo, da gerontocrati, i quali desiderano essere esentati non solo dalla democrazia politica, ma anche, personalmente, dalla democrazia della morte. Esiste un legame tra queste due cose?
La realtà è che tutti e tre i regimi (i cui capi sembrano intendersela piuttosto bene tra loro) – per quanto diversi possano essere – danno un’impressione di sclerosi e di incapacità di immaginare vie di sviluppo al di fuori del conflitto, del rafforzamento della repressione, della guerra, della mania passatista tipica dei vecchi. “Make America Great Again”, il neo-zarismo e il neo-confucianesimo non sono, nella loro sostanza, molto diversi. Tanto la Cina quanto la Russia hanno popolazioni che invecchiano rapidamente, ma soprattutto i loro governi sono guidati da burocrazie rigide e sempre più ossificate. Tanto la Russia quanto gli USA sono coinvolti in guerre costose per loro stessi (per non parlare dell’altra parte), che non sanno e quasi non possono più concludere. Tutti e tre i regimi sono ossessionati dagli “stranieri”: gli USA – un paese fatto di e da immigrati, che per molto tempo ha tratto il proprio dinamismo e la propria “giovinezza” in larga misura proprio dalla presenza degli immigrati – deportano gli immigrati, privandosi del loro apporto di inventiva e di impegno; la Russia definisce “agenti stranieri” qualsiasi legame con l’Occidente, mentre la Cina ha riscoperto l’eterna diffidenza verso gli “stranieri” e le “influenze nocive” e sorveglia la propria popolazione con i più recenti strumenti di IA. Il nazionalismo, nelle sue forme più odiose, spesso fasciste, caratterizza tutti e tre i regimi.
Un altro aspetto comune è il “culto della personalità”: Xi regna da solo ed epura periodicamente non solo i suoi rivali all’interno del Partito Comunista Cinese, ma anche alcuni potenziali rivali o sospettati di esserlo, somigliando sempre più a Stalin negli anni del Grande Terrore. Il sospetto, la paura e la sfiducia si estendono sempre più, a quanto pare, nell’apparato di partito e di Stato, così come nell’esercito cinese. Putin, da tempo, non tiene più conto quasi di nessun altro. Quanto a Trump, progetta Archi di Trionfo, cambia arbitrariamente le denominazioni geografiche internazionali e protesta periodicamente perché non riceve il Premio Nobel per la Pace. Per tutti e tre, la devozione personale verso il leader supremo, non la responsabilità verso lo Stato e il bene pubblico, crea carriere nell’amministrazione e ti fa salire o scendere i gradini del Potere. I tre uomini anziani, a capo dei rispettivi Stati, cercano da ogni parte – realmente o anche solo simbolicamente – di convincere il mondo intero (e soprattutto i propri popoli) di essere geniali, perfetti, infallibili e soprattutto indispensabili. Quando alcuni sorridono ironicamente e alternano la cortesia diplomatica ai rifiuti, come gli europei, gli autocrati li odiano e li disprezzano, e due di loro ne tramano la fine politica, mentre il terzo quella economica. Non è forse anche attraverso il culto della personalità e il disprezzo per le istituzioni e le regole che vogliono “assicurarsi” e assicurare a tutti gli altri che la loro inevitabile scomparsa sarebbe una catastrofe tanto per i loro paesi quanto per l’umanità, anche solo perché nessuna istituzione nazionale o internazionale potrebbe essere più longeva di un Grande Uomo?
E probabilmente è proprio l’inevitabile avvicinarsi della fine a stimolare il delirio di grandezza in tutti e tre i casi – anche se senza dubbio devono esserci anche altre cause più specifiche in ciascun caso. Sai che diventerai nulla dopo non molto tempo e allora vuoi affermare, compensatoriamente, la tua capacità di durare per i posteri attraverso meriti eccezionali. Uno si vuole “riunificatore delle terre russe”, rovesciando la storia, i desideri delle persone e assumendo la violenza come mezzo primordiale; un altro punta sulla “decadenza dell’Occidente”, prepara l’invasione di Taiwan e sogna un’egemonia millenaria della Cina; il terzo, infine, violando massicciamente tutte le tradizioni del proprio paese, vuole essere “immortalato” sulle banconote (come i re e le regine d’Inghilterra – solo che questi oggi hanno soltanto un potere puramente simbolico) e pretende di essere adorato da una corte di adulatori e sicofanti. E il delirio di grandezza va di pari passo con il profondo disprezzo per la verità. Vuoi forse che loro, che possiedono un genio mai visto prima, inciampino nella pietra d’inciampo della modesta verità! E se qualcuno osa mostrare loro la realtà scomoda, scomparirà, come il medico cinese che per primo parlò del COVID-19, oppure sarà gettato dalla finestra, come i funzionari più indipendenti di Putin, o sarà licenziato dall’amministrazione e, eventualmente, sottoposto a vessazioni giudiziarie, come abbiamo visto accadere nell’America di Trump.
E forse c’è qualcos’altro che unisce i tre vecchi, qualcosa di meno visibile, ma che percepiamo nelle loro politiche: una sorta di odio o risentimento verso la giovinezza, verso le nuove generazioni, verso ciò che è fresco, vivo e autentico, e che si manifesta con la massima chiarezza nel loro cosiddetto “conservatorismo”, che presuppone un attaccamento maniacale ai valori di un passato immaginato “d’oro”, che vorrebbero rendere presente; infine, il loro odio per la vita si osserva anche nella loro mancanza di compassione e nel disprezzo per le sofferenze smisurate che le loro stesse politiche producono, ma anche nella soddisfazione di produrne sempre di nuove. È come se dicessero ai più giovani: “Se perfino noi, che siamo così geniali, ce ne andremo tra non molto, come potremmo non detestare il fatto che voi restiate in vita per godere ed essere felici?”.
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