La circostanza che, nell'epoca della rivoluzione digitale e dell'inizio della rivoluzione dell'Intelligenza Artificiale, continuiamo a discutere e a disputare sul tema e sul modo di realizzare un film che racconti nuovamente l'Odissea merita, credo, un momento di riflessione. In fondo, perché lo facciamo? Cosa abbiamo noi, uomini di oggi, in comune con quelli di quasi tremila anni fa? Certo, alcuni diranno che l'Odissea di Christopher Nolan, così come altre riscritture, più antiche o più recenti, in diverse lingue e modalità di alcune antiche leggende, non è, in realtà, sui guerrieri e sui viaggiatori per mari di Omero, ma sui problemi del mondo di oggi. In effetti, è ovviamente sui problemi del mondo di oggi, solo che se questi problemi non fossero compatibili, anzi, simili a quelli dell'epoca di Odisseo, di Calypso, di Penelope e di tutti gli altri eroi ed eroine, allora tali adattamenti, riscritture o riprese – in forme letterarie, teatrali o cinematografiche – non avrebbero alcun senso. Se ci separasse in modo fondamentale il fatto che noi conduciamo guerre con droni e razzi, mentre gli uomini di un tempo le conducevano con frecce e pietre, non avremmo davvero nulla di importante da apprendere nelle infinite peripezie di Odisseo, Achille, Ettore. E, ovviamente, potremmo aggiungere qui innumerevoli differenze tra loro e noi, legate al modo in cui viaggiamo, in cui interagiamo, in breve, in cui viviamo.
Eppure, quel passato lontano, così come quello di tante altre favole, leggende, storie e miti, continua a vivere in noi, dentro di noi e con noi. Importante non è con quali armi conduciamo guerre, ma il fatto che, in continuazione, conduciamo guerre. Le differenze, per quanto colossali possano sembrare, rimangono superficiali. Siamo, come i nostri antenati, tormentati dall'invidia e spaventati dai terrori. Ci guardiamo dal misterioso, ma siamo anche curiosi di esplorarlo, proprio come lo erano loro. Ci manca casa, quando siamo lontani, ma abbiamo anche paura di ciò che troveremo al ritorno. Amiamo e odiamo esattamente come loro, abbiamo l'ambizione di dimostrare il nostro valore rispetto ai rivali; ci piace vantarci di ciò che abbiamo fatto e non ci tiriamo indietro dall'inventare cose oltre a ciò che abbiamo fatto. Proprio come Odisseo. E, in ultima analisi, siamo tribali. Il nostro clan, la nostra stirpe, il nostro gruppo, la nostra "bula" – questo conta per noi in primo luogo. Proprio come cento anni fa o mille anni fa, o diecimila anni fa. Proprio come sempre.
Immaginiamo allora Odisseo che si ritrova all'improvviso nel nostro mondo, attraverso una rottura nel tessuto spazio-temporale: sarebbe sorpreso all'inizio, credendo di essere arrivato tra gli dèi, persino tra alcuni dèi più potenti degli olimpici. Per alcuni giorni non riuscirebbe a riprendersi dallo stupore, ma poi si abituerà e si adatterà piuttosto rapidamente all'uso dei nostri giocattoli digitali, poiché non è un esempio di come Omero lo descrive come "versatile" (polytropos).
Sappiamo: il gigantesco progresso materiale, tecnologico, scientifico, economico, medico, sociale che l'umanità conosce da circa duecento anni ha poche corrispondenze nella nostra vita spirituale, nella nostra moralità, nelle nostre capacità di dominare le nostre pulsioni distruttive, le emozioni buone o cattive. Rimaniamo dei barbari capaci di arrivare sulla Luna, di comunicare istantaneamente dall'altra parte della Terra e di sconfiggere innumerevoli malattie. Viaggiamo nello spazio in tutte le direzioni, ma siamo simili agli uomini di sempre: sopraffatti dalla vecchiaia, dalla morte, dalla sofferenza, dalle disgrazie, dalle preoccupazioni. Da esse non siamo scappati e non ci sono possibilità di scappare.
Se quindi venisse da noi, Odisseo sicuramente all'inizio ci prenderebbe per dèi. Poi però si renderebbe conto che quella prima impressione è falsa: "Strani dèi", direbbe, "infelici e tristi! Non è ciò che sapevo io sugli immortali. Anche questi sono solo dei miseri uomini. Bene che almeno sanno divertirsi di tanto in tanto. È comunque fenomenale che a questo usino anche le mie invenzioni sui luoghi dove ho viaggiato! Proprio come quando fui ospite del re Alcinoo e dei feaci."
Ora però esiste il cinema. Di conseguenza, tentato e curioso, forse Odisseo, naufragato nel XXI secolo e non più sull'isola di Scheria come un tempo, andrebbe al cinema, per vedere l'ultimo film su di lui stesso...
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