Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha difeso, giovedì, a New York, il modo in cui la Spagna gestisce la crisi migratoria di Ceuta e ha respinto l’idea di rinunciare allo Stato di diritto di fronte a una situazione di emergenza. Il discorso è stato pronunciato nell’ambito dell’81ª sessione dell’Assemblea generale dell’ONU.
Riferendosi all’ingresso massiccio di migranti provenienti dal Marocco, registrato alla fine di luglio a Ceuta, Sánchez ha dichiarato che la Spagna non trasformerà i migranti in nemici e non violerà la legge. Ha sostenuto che gli abitanti della città dimostrano che una simile crisi può essere gestita con dignità e nel rispetto dei diritti umani.
Il primo ministro spagnolo ha criticato i governi che, a suo avviso, disprezzano i principi multilaterali e ha messo in guardia dalle politiche «reazionarie», senza nominare Stati o leader. Sánchez ha chiesto la riforma del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, l’eliminazione del diritto di veto dei membri permanenti e il rafforzamento della Corte penale internazionale.
Ha inoltre chiesto regole rigorose per le grandi aziende tecnologiche e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. In vista della conclusione del mandato di António Guterres, il 31 dicembre 2026, Sánchez si è pronunciato a favore dell’elezione di una donna latinoamericana alla carica di segretario generale dell’ONU.
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