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La Repubblica Islamica dell'Iran ha lanciato una campagna visiva controversa, presentando missili e droni rosa, insieme a donne con i capelli scoperti che sventolano bandiere. Liora Hendelman-Baavur, esperta di cultura iraniana, confronta questa estetica con la cultura giapponese 'kawaii', suggerendo che il regime cerca di rendere la violenza attraente per i giovani. La campagna appare poco dopo una delle repressioni più violente della storia recente, in cui sono state uccise decine di migliaia di persone.
Siavash Rokni, esperto di cultura pop, sottolinea che queste immagini sono un esercizio di pubbliche relazioni destinato a generare circolazione nei media, indipendentemente dal messaggio trasmesso. Anche se molti iraniani riconoscono la differenza tra realtà e immagine messa in scena, ci sono preoccupazioni che il pubblico internazionale possa percepire queste immagini come rappresentative della normalità. Arash Azizi suggerisce che questo cambiamento estetico possa indicare pressioni interne sul regime, che si allontana dall'ideologia islamista. Tuttavia, sotto questa vernice rosa persistono le dure realtà della repressione e della violenza in Iran.
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