Prima del caso nelle Alpi austriache, gli esperti francesi hanno riferito che il Monte Bianco ha raggiunto i 4.807,47 metri, dopo un aumento di quasi due metri dello strato di ghiaccio e neve rispetto al 2023; le misurazioni vengono effettuate periodicamente, con l’avvertimento che le variazioni non possono essere interpretate semplicisticamente sulla base di una sola rilevazione. Sempre in Europa, la Rete svizzera Glamos ha annunciato ulteriori perdite di volume per i ghiacciai della Svizzera: un altro 5,5% quest’anno, mentre negli ultimi cinque anni il calo ha raggiunto quasi il 20%.
Parallelamente ai segnali provenienti dai ghiacciai, sono stati riferiti anche indicatori più ampi dei cambiamenti climatici: la temperatura media della superficie oceanica ha raggiunto il record di 21,1°C (nel contesto di un episodio di El Niño), mentre in Groenlandia il ghiacciaio Petermann ha perso 76 km² di ghiaccio, la maggiore riduzione di questo tipo dal 2012.
Al di fuori dell’Europa, uno studio ha attribuito l’amplificazione di una devastante piena in Nepal del 26 agosto al rapido riscaldamento della regione himalayana, allo scioglimento dei ghiacciai e all’instabilità del versante, concludendo che i disastri sono sempre più spesso il risultato di una combinazione di fattori aggravati dai cambiamenti climatici.