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I parlamentari europei avvertono che i nuovi piani nazionali possono decidere quasi metà del bilancio dell'UE

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20 gennaio 2026, 12:09
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Internazionale
Foto: Dwi Anoraganingrum / imago stock&people / Profimedia
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Gli eurodeputati hanno avviato i lavori parlamentari sui piani nazionali e regionali per il bilancio UE 2028–2034, avvertendo che la proposta della Commissione potrebbe cambiare radicalmente il modo di gestire quasi il 44% del futuro quadro finanziario pluriennale.

L'avvio dei lavori parlamentari sul regolamento riguardante i piani nazionali e regionali di partenariato segna uno dei momenti più sensibili della preparazione del bilancio UE per il periodo 2028–2034. Non si tratta di aggiustamenti di alcune voci di bilancio o di redistribuzioni marginali, ma di un cambiamento di architettura che potrebbe ridefinire il modo in cui viene gestita quasi metà del futuro quadro finanziario pluriennale.


In breve 1.Quasi il 44% del futuro bilancio UE dovrebbe essere gestito attraverso piani nazionali.


2.Gli eurodeputati temono una recentralizzazione delle decisioni a livello governativo.


3.La politica di coesione è descritta come il “soft power” dell'Unione.


4.L'agricoltura chiede il mantenimento del finanziamento della PAC in termini reali.


5.Il Parlamento rivendica un ruolo centrale nella definizione delle regole MFF 2028–2034.


Il fatto che la proposta della Commissione riguardi circa il 44% del MFF spiega il tono insolitamente duro dei relatori del Parlamento europeo. Fin dall'inizio, gli eurodeputati comunicano che questo dossier non sarà trattato come una semplice riforma tecnica, ma come un punto di svolta politico e istituzionale. Karlo Ressler (EPP, Croazia), relatore per la Commissione per il bilancio, ha descritto esplicitamente il regolamento come un “make-or-break point”, segnalando che la posta in gioco supera di gran lunga l'equilibrio contabile del bilancio.


Elemento centrale della proposta è la fusione di più politiche UE – dall'agricoltura e coesione fino alla pesca, sicurezza alimentare o dimensioni sociali – in piani nazionali gestiti attraverso “envelope” di bilancio. Nella logica della Commissione, questo modello offrirebbe maggiore flessibilità e permetterebbe di adattare gli investimenti alle esigenze specifiche di ciascuno Stato membro.


Per il Parlamento, però, questa flessibilità nasconde un rischio maggiore: la recentralizzazione delle decisioni e l'indebolimento del carattere comune delle politiche europee. Andrey Novakov (EPP, Bulgaria), relatore per lo sviluppo regionale, ha espresso questa preoccupazione senza equivoci, insistendo sul fatto che il Parlamento deve assicurarsi che i piani siano “più regionali che nazionali, più coesivi che divisivi”. Il messaggio è chiaro: se le regioni, le città e le aree rurali vengono messe in secondo piano, la politica di coesione rischia di perdere la sua stessa ragion d'essere.


Uno degli angoli più rilevanti di questo dossier è la reinterpretazione della politica regionale come strumento di soft power. Novakov ha sottolineato che i 780 miliardi di euro gestiti attraverso questi piani non sono solo soldi, ma capitale politico. In un contesto segnato da instabilità geopolitica e pressioni interne, gli investimenti dell'UE sono “apprezzati quando sono necessari” e rafforzano la legittimità del progetto europeo a livello locale.


Questa lettura spiega perché il Parlamento insiste sul mantenimento di una dimensione regionale forte. Se i fondi sono percepiti come semplici trasferimenti nazionali, il legame diretto tra l'UE e i beneficiari finali si attenua. Al contrario, quando gli investimenti sono visibili nelle comunità, città e regioni, l'Unione è “cherished and remembered”, come ha formulato il relatore REGI.


In parallelo al dibattito sulla coesione, l'agricoltura emerge come un secondo fronte sensibile. Elsi Katainen (Renew Europe, Finlandia), relatrice per la Commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale, ha attirato l'attenzione sul fatto che la proposta contiene un cambiamento significativo rispetto alla struttura tradizionale del MFF e che quasi metà del bilancio è in gioco. In questo contesto, la sua richiesta è esplicita e priva di ambiguità: il finanziamento della futura Politica Agricola Comune deve “almeno essere mantenuto ai livelli attuali, in termini reali”.


Il messaggio di AGRI è uno di continuità e stabilità. Per il Parlamento, la riforma dell'architettura di bilancio non può diventare un pretesto per erodere il finanziamento agricolo o per diluire i due pilastri della PAC. Questo punto è essenziale, soprattutto in un momento in cui le pressioni sul bilancio UE aumentano e la competizione tra priorità diventa sempre più intensa.


Al di là dei numeri e delle politiche settoriali, il dossier sui piani nazionali e regionali di partenariato apre un conflitto istituzionale classico, ma amplificato: chi controlla i soldi dell'UE e in nome di chi. La Commissione propone un modello più integrato a livello nazionale, mentre il Parlamento rivendica un ruolo centrale per le regioni e per il controllo democratico delle allocazioni.


Il fatto che gli eurodeputati parlino di “co-scrittura delle regole” insieme alle regioni e alle autorità locali indica l'intenzione chiara di riequilibrare il potere nei negoziati che seguiranno con gli Stati membri. Non è casuale che il Parlamento stia preparando parallelamente un rapporto intermedio e che il voto in plenaria sia programmato per maggio 2026: il legislativo europeo sta consolidando la propria posizione in vista del confronto finale sul MFF.


In sostanza, questa riforma non riguarda solo l'efficienza o la semplificazione, ma il modello di Unione Europea che sarà finanziato nel prossimo decennio. Un'Unione in cui i governi nazionali diventano il principale filtro degli investimenti o una in cui le regioni e le comunità rimangono attori centrali delle politiche comuni.


Con il tono e il contenuto delle dichiarazioni, il Parlamento europeo comunica che non accetterà una trasformazione “silenziosa” del bilancio UE. Il dossier sui piani nazionali e regionali di partenariato è trattato come un test di resistenza per la coesione europea, per il ruolo del Parlamento e per la capacità dell'Unione di rimanere più di una somma di priorità nazionali confezionate in un quadro comune.


https://2eu.brussels/ro/analize/europarlamentarii-avertizeaza-ca-noile-planuri-nationale-pot-decide-aproape-jumatate-din-bugetul-ue

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