Sebbene i sondaggi più recenti mostrino che, sulla carta, l'unione della Repubblica Moldova con la Romania sarebbe oggi votata, un'analisi approfondita evidenzia un grande divario tra l'entusiasmo nei numeri e la fattibilità politica del progetto, in una società ancora divisa e con leader – a cominciare da Maia Sandu – che considerano comunque l'adesione all'UE un obiettivo molto più realistico nel contesto attuale dominato dalla guerra in Ucraina e dalla pressione della Russia.
Cosa mostra il nuovo sondaggio e perché è importante
L'ultimo sondaggio di Ates Research, ripreso da News.ro e Moldova 1, mostra che, se domenica prossima si tenesse un referendum sull'unione della Repubblica Moldova con la Romania, il 44% degli intervistati nel paese voterebbe "Sì", contro il 39,2% "No", mentre nella diaspora il 60,8% voterebbe per l'unione e il 24,3% contro. Calcolando la redistribuzione degli indecisi e di coloro che non parteciperebbero, gli autori della ricerca stimano che, in uno scenario di referendum valido, l'opzione "Sì" vincerebbe con il 55-58%. La principale motivazione dei sostenitori dell'unione è di natura economica: stipendi e pensioni più alti, accesso a posti di lavoro nell'UE, libera circolazione e migliori prospettive di sviluppo.
Il sondaggio evidenzia anche un aumento dell'identità nazionale romena: quasi il 15% degli intervistati nella Repubblica Moldova si dichiarano etnici romeni, mentre circa il 65% si considerano etnici moldavi, la proporzione dei romeni è doppia nella diaspora (circa il 32%). Dal punto di vista linguistico, il 44,2% dichiara di parlare romeno e il 40% "lingua moldava", mentre nella diaspora oltre il 70% indica la lingua romena, il che suggerisce una tendenza lenta ma visibile verso il consolidamento del discorso identitario romeno. Tuttavia, la ricerca sottolinea che la motivazione economica rimane dominante rispetto a quella simbolico-identitaria.
Il tema dell'unione: realistico o piuttosto simbolico ora?
Sebbene i numeri del sondaggio indichino, per la prima volta in molto tempo, una chiara pluralità di sostenitori dell'unione nella Repubblica Moldova e una maggioranza assoluta nella diaspora, trasformare questo potenziale in un progetto politico immediato rimane improbabile. La presidente Maia Sandu ha dichiarato all'inizio del 2026 che, in caso di referendum, voterebbe per l'unione con la Romania, ma ha sottolineato che, al momento, non esiste una maggioranza chiara e consolidata nella società e che la priorità strategica del paese è l'adesione all'Unione Europea. Il direttore di iData, Mihai Bologan, ha osservato che solo la semplice dichiarazione di Maia Sandu ha generato un aumento di circa dieci punti percentuali nell'intenzione di voto per l'unione, il che dimostra quanto sia fluido e sensibile a un'agenda politica questo elettorato pro-unionista.
Parallelamente, altri sondaggi – come il Barometro iData, citato da Euronews Romania e HotNews – indicavano all'inizio di marzo 2026 che il 42-43% dei moldavi sostiene l'unione, mentre circa il 48-52% si dichiarano contrari, con circa il 10% indecisi. Questa differenza tra i misuratori mostra che l'"effetto del momento", il modo in cui viene formulata la domanda e il contesto politico influenzano fortemente le risposte. Sociologi come Bologan avvertono che un aumento stabile del sostegno richiederebbe un dibattito consistente e chiarimenti tecnici: calendario, costi, modelli istituzionali, impatto sui residenti di regioni sensibili come Găgăuzia e Transnistria.
In questo contesto, il tema dell'unione funziona attualmente soprattutto come un vettore simbolico di identità, vicinanza e pressione per accelerare il sostegno della Romania e dell'UE, piuttosto che come un progetto immediato di politica pubblica. Le dichiarazioni di Maia Sandu e dei leader di Bucarest mantengono vivo il soggetto, ma lo collocano in una logica di fasi: prima l'integrazione europea, poi, eventualmente, una discussione pratica sull'unione "in un'Europa senza frontiere".
La posizione di Chișinău, Bucarest e la reazione di Mosca
Maia Sandu ha descritto in diverse dichiarazioni pubbliche la relazione con la Romania come una "relazione strategica", sottolineando che il partenariato con Bucarest e l'integrazione europea sono le garanzie di sicurezza e sviluppo più realistiche per la Repubblica Moldova nell'attuale contesto di instabilità regionale. Allo stesso tempo, ha insistito sul fatto che l'adesione all'Unione Europea rappresenta "la strategia di sopravvivenza e sviluppo più realistica come parte del mondo libero", precisando che la finestra di opportunità deve essere sfruttata ora, accelerando i negoziati con i 27 stati membri. In termini concreti, ciò significa riforme della giustizia, lotta contro la corruzione e aumento della resilienza istituzionale di fronte all'influenza russa.
A Bucarest, la linea ufficiale è rimasta una di supporto prioritario per l'integrazione europea della Repubblica Moldova, senza spingere aggressivamente l'agenda unionista. Tuttavia, dal 2014, Klaus Iohannis ha parlato di una "relazione unica" tra Romania e Repubblica Moldova, basata su lingua, storia e aspirazioni comuni, insistendo sul fatto che l'obiettivo numero uno è l'integrazione europea di Chișinău e che non esiste una contraddizione di fondo tra l'integrazione europea e il desiderio eventuale di unione. Nella logica dell'ex presidente, la Romania ha "l'obbligo storico" di sostenere la Repubblica Moldova nel suo cammino verso l'UE, e la discussione sull'unione deve essere graduale e ancorata al diritto europeo e al consenso democratico di Chișinău e Bucarest. Il discorso ufficiale rimane prudente e nel mandato del presidente Nicușor Dan.
"La Romania è pronta per l'unione con la Repubblica Moldova, se e quando i cittadini oltre il Prut decideranno questo", ha detto Dan, insistendo sul fatto che è "una questione che riguarda strettamente i cittadini della Repubblica Moldova" e che, per ora, la priorità assunta da Chișinău è il percorso europeo, non il cambiamento delle frontiere.
In riflesso, il ministro degli esteri russo, Sergei Lavrov, avverte che "i piani della Repubblica Moldova di unirsi con la Romania sono distruttivi per la statualità della Repubblica Moldova", segnalando che una eventuale riunificazione sarebbe vista dal Cremlino come un'espansione indiretta della NATO e dell'influenza occidentale in quello che la Russia considera il suo spazio strategico, messaggio rafforzato anche dall'ambasciatore russo a Bucarest, che sostiene che la Romania "non ha la capacità" di sostenere una tale unione e che il racconto unionista è sfruttato politicamente.
Maia Sandu ha avvertito ripetutamente che la Russia è "più coinvolta di quanto la gente si renda conto" negli affari interni della Repubblica Moldova e dell'Unione Europea, inclusa la propaganda, la disinformazione e il sostegno a partiti e attori politici euroscettici e pro-russi. Dal punto di vista di Mosca, l'unione con la Romania – stato membro della NATO e dell'UE – significherebbe l'espansione di fatto delle frontiere dell'alleanza occidentale fino al Dniester, la perdita di un ponte strategico e la completa marginalizzazione dei suoi progetti geopolitici nella regione, il che spiega il tono critico nei confronti del sostegno aperto offerto da Bucarest alle autorità pro-europee di Chișinău.
Impatto economico e sociale di un eventuale progetto di unione
Anche se il tema è oggi più che altro simbolico, uno scenario di unione solleva domande economiche e sociali molto concrete. Il sondaggio di Ates Research mostra che i moldavi collegano direttamente l'unione a prospettive di aumento delle pensioni e degli stipendi, accesso facile al mercato del lavoro in Romania e nello spazio UE, così come al miglioramento delle infrastrutture e dei servizi pubblici. Gli esperti consultati dalla stampa di Chișinău e Bucarest avvertono però che un'eventuale allineamento rapido del livello delle prestazioni sociali della Repubblica Moldova agli standard romeni avrebbe un costo di bilancio molto elevato, equivalente a diversi punti di PIL all'anno, che dovrebbe essere coperto attraverso una combinazione di crescita economica, fondi europei e trasferimenti finanziari dal bilancio della Romania.
Nel breve termine, una tale transizione potrebbe creare tensioni sociali, soprattutto in regioni con un'identità distinta – Găgăuzia, UTA Găgăuză – ma anche in distretti dove i partiti pro-russi hanno ancora un bacino elettorale significativo. I rischi includerebbero proteste, resistenza amministrativa, possibili tentativi di destabilizzazione mediatica e politica, alimentati da narrazioni russe sulla "perdita di sovranità" e "romanizzazione forzata". Dalla stessa prospettiva, gli svantaggi più frequentemente citati dagli intervistati nel sondaggio sono proprio la perdita di sovranità e indipendenza, le tensioni interetniche e la rottura dei legami con la Russia.
D'altra parte, l'unificazione significherebbe, teoricamente, l'accesso dell'intero territorio dell'attuale Repubblica Moldova al mercato unico europeo in condizioni piene, l'ingresso sotto l'ombrello delle garanzie di sicurezza della NATO e l'inclusione nelle infrastrutture regionali di trasporto e energia finanziate dall'UE. Economisti e analisti citati da Euronews Romania sottolineano che, al di là dei costi iniziali, la convergenza economica potrebbe essere accelerata dagli investimenti in infrastrutture, dal trasferimento di alcune attività economiche dalla Romania verso est e dal ritorno di una parte della diaspora moldava in uno spazio comune romeno ed europeo. Per essere sostenibile, uno scenario del genere richiederebbe però un ampio patto politico, una strategia pluriennale e la garanzia esplicita dei diritti delle minoranze.
Il contesto regionale: la guerra in Ucraina e la competizione della Russia con l'Occidente
La guerra in Ucraina ha radicalmente trasformato il contesto in cui si discute l'unione. L'invasione russa e l'annessione illegale dei territori ucraini hanno consolidato la percezione, tra una parte dell'opinione pubblica moldava, che la neutralità costituzionale non rappresenta più una garanzia sufficiente di sicurezza, alimentando, indirettamente, anche le opinioni pro-unioniste e pro-europee. Maia Sandu ha parlato esplicitamente del fatto che una eventuale unione garantirebbe un plus di sicurezza sia per la Repubblica Moldova che per la Romania, ma ha insistito sul fatto che, in questo momento, l'obiettivo centrale rimane l'integrazione europea e il consolidamento dello stato moldavo.
Dal punto di vista della Russia, la perdita di influenza a Chișinău, combinata con l'avanzata dell'esercito ucraino a sud e con il rafforzamento della presenza della NATO in Romania e nella zona del Mar Nero, rappresenta uno scenario strategico sfavorevole. Per questo motivo, gli strumenti di pressione – dall'energia alle campagne di disinformazione e al sostegno di formazioni pro-russe – rimangono attivi, e qualsiasi discussione sull'unione è immediatamente integrata nel discorso del Cremlino sull'"espansionismo della NATO" e sull'"accerchiamento della Russia". Gli analisti di sicurezza della regione notano che un progetto di unione, se lanciato ora, avrebbe un impatto geopolitico comparabile con le espansioni della NATO e dell'UE degli anni 2000, il che lo trasformerebbe inevitabilmente in un soggetto di negoziazione – o di confronto – tra le grandi potenze.
Per l'Unione Europea, il dossier della Repubblica Moldova è oggi prioritario nella chiave dell'allargamento verso est, ma non include in modo esplicito lo scenario dell'unione con la Romania come soluzione rapida. Il Parlamento Europeo ha accolto con favore i progressi di Chișinău e ha chiesto di accelerare il processo di negoziati, puntando sul consolidamento interno dello stato moldavo, non su una ridefinizione immediata delle frontiere. In questa architettura, il tema dell'unione gioca più che altro il ruolo di un "fondo storico e identitario", che legittima l'avvicinamento accelerato tra Bucarest e Chișinău, senza tradursi per ora in un calendario politico concreto.
In questo quadro, il tema dell'unione è oggi più di un semplice simbolo, perché si basa su una base sociologica in crescita e su un contesto regionale che ha un peso geopolitico; ma è meno di un progetto immediatamente realizzabile, perché non esiste ancora un consenso interno solido a Chișinău, né una strategia assunta a Bucarest e nell'UE riguardo ai passi concreti di un tale processo.
*****Sintesi realizzata con l'aiuto di un flusso di monitoraggio di dati fornito dalla piattaforma di monitoraggio media NewsVibe Romania. L'analisi, i dati e le immagini presentate sono state migliorate con l'aiuto di strumenti di Machine Learning e Intelligenza Artificiale.
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