Il progetto di bilancio di Bolojan per il 2026 segna un cambiamento verso una politica fiscale pro-business, incentrata su un graduale allentamento per il capitale e su una rigorosa disciplina nella spesa sociale e nell'apparato burocratico, in un contesto che accetta un deficit ancora elevato, ma leggermente in discesa rispetto ai picchi degli anni elettorali 2024-2025.
Cosa intende fare fiscalmente il governo Bolojan nel 2026
La dichiarazione ufficiale è il mantenimento di un deficit intorno al 6-6,2% del PIL, in un contesto di PIL superiore a 2.000 miliardi di lei e inflazione poco sopra il 4%, il che significa che il governo non entra brutalmente in austerità, ma in una lenta consolidazione, puntando politicamente su una "ripresa economica".
Il pacchetto di politiche per l'ambiente imprenditoriale è incentrato su crediti fiscali per investimenti, ammortamento accelerato per macchinari, schemi di sostegno destinati a zone con deficit commerciale e schemi di garanzie tramite la Banca per gli Investimenti e lo Sviluppo – un chiaro segnale che il motore principale della crescita deve essere l'investimento privato, non il consumo finanziato dallo stato.
In parallelo, il governo sta preparando il terreno per il 2027 con l'annunciata eliminazione dell'IMCA (imposta minima sul fatturato), della "tassa sui pilastri" e di altre imposte considerate gravose per le grandi aziende, come si evince dalle proiezioni delle entrate fiscali che calano di circa 2 punti percentuali del PIL dopo il 2026.
Logica generale
Nel breve termine (2026) si mantiene un alto livello di entrate, anche attraverso il mantenimento di alcune tasse recentemente introdotte/aumentate negli anni 2024-2025, ma si sposta l'accento da aumenti fiscali a incentivi fiscali selettivi per investimenti.
Nel medio termine (2027 in poi), il progetto di bilancio per il 2026 è concepito come un "ponte": si accetta un futuro buco di entrate per adempiere alla promessa politica di semplificazione fiscale per multinazionali e grandi attori, sperando che la base imponibile si allarghi attraverso crescita economica e investimenti.
Come si posiziona rispetto ai bilanci 2023-2025
Quadro macro e deficit
Nel 2024, la Romania è uscita dall'anno elettorale con un deficit di bilancio in contante di circa l'8,7% del PIL, un deficit di circa 30 miliardi di euro, in condizioni di un mix populista (aumenti della spesa sociale) e di un consolidamento previsto in futuro.
Il bilancio 2025 è stato costruito ancora su una logica di "post-elettorale soft": entrate di ~668 miliardi di lei (34,9% del PIL) e spese di oltre 802 miliardi di lei (41,9% del PIL), con un deficit di circa il 7% del PIL – quindi un aggiustamento minimo rispetto al 2024.
In confronto, l'obiettivo del 6-6,2% per il 2026, assunto da Bolojan, segna il primo passo più chiaro verso la riduzione del deficit, ma è ancora lontano dalle regole dell'UE (3%), il che dimostra che il governo punta più sulla crescita e sugli investimenti che su tagli brutali.
Struttura delle entrate e politiche fiscali
Il bilancio 2025 aumenta le entrate di circa 50 miliardi di lei rispetto al 2024 attraverso: l'eliminazione delle agevolazioni fiscali in agricoltura, costruzioni e IT, la riduzione della soglia per le microimprese, l'introduzione di una tassa sulle costruzioni speciali e una migliore raccolta da parte dell'ANAF – un mix evidente di inasprimento fiscale, anche per le PMI e i settori privilegiati.
Nel 2026, la narrazione cambia: il governo non parla più di "nuove tasse", ma di crediti fiscali per investimenti e ammortamento accelerato; gli aumenti di tasse annunciati sono marginali e puntuali (accise più elevate su tabacco e bevande zuccherate, da aprile 2026), mentre i massicci allentamenti sono programmati per i grandi contribuenti dopo il 2026.
Se il 2025 è stato un bilancio in cui la quota delle entrate fiscali e dei contributi sociali cresceva a causa di queste misure (entrate fiscali ~28,8% del PIL nel 2024, in tendenza di crescita), il progetto di Bolojan per il 2026 accetta esplicitamente una futura diminuzione di queste entrate quando saranno eliminate le tasse aggiuntive sulle aziende.
Spese e priorità settoriali
Il bilancio 2025 ha chiaramente lasciato che la maggior parte delle spese rimanesse sociale: assistenza sociale (inclusi pensioni) 30,2% del totale delle spese, spese per il personale 21,1%, investimenti ~18,7%, con una "fiscalità romena" in cui la difesa appare a oltre il 5% del PIL se sommiamo i crediti di impegno con quelli di bilancio.
L'esecuzione del 2025 e l'analisi del Consiglio Fiscale mostrano però un serio problema di credibilità: entrate sovrastimate, esecuzione debole su fondi europei, molti pagamenti rinviati (inclusi sussidi per l'energia) che esercitano pressione nel 2026.
Il progetto di bilancio per il 2026, così come è presentato pubblicamente, insiste sul picco di assorbimento del PNRR (oltre 10 miliardi di euro fino ad agosto) e sul ruolo degli investimenti (pubblici e privati) nella crescita di oltre 2.000 miliardi di lei di PIL, il che suggerisce l'intenzione di mantenere alti gli investimenti, ma di stringere la cinghia sulle spese correnti (stipendi pubblici, trasferimenti sociali), anche attraverso riforme nell'amministrazione.

Chi guadagna
Le grandi aziende e gli investitori ad alta intensità di capitale: guadagnano di più dalla struttura 2026-2027, attraverso ammortamenti accelerati, crediti fiscali, schemi di sostegno per grandi investimenti e la prospettiva di eliminazione dell'imposta minima sul fatturato e della tassa sulle costruzioni speciali.
Gli esportatori e i settori con valore aggiunto: il pacchetto di rilancio mira esplicitamente a zone con deficit commerciale e esportazioni, il che significa schemi dedicati per coloro che possono sostituire importazioni o aumentare le esportazioni di beni e servizi.
Il settore finanziario-bancario e il mercato dei capitali: se il bilancio 2026 riesce a garantire almeno parzialmente il consolidamento del deficit e a dare prevedibilità sull'eliminazione delle tasse speciali dal 2027, la percezione del rischio del paese può migliorare, il che riduce i costi di finanziamento per lo stato e, indirettamente, per l'economia.
Le amministrazioni e le aziende in grado di gestire il PNRR: il picco di oltre 10 miliardi di euro fino ad agosto 2026 trasforma i progetti eleggibili in un grande vincitore, a condizione che ci sia capacità di attuazione.
Chi perde
I pensionati e i beneficiari di prestazioni sociali: dopo un 2024-2025 caratterizzato da aumenti e indicizzazioni, la pressione per il consolidamento nel 2026-2027 spinge il governo verso congelamenti o indicizzazioni sotto l'inflazione, come già fatto nel 2025 per risparmiare decine di miliardi di lei; il segnale politico attuale è che lo spazio per nuovi aumenti è limitato.
I dipendenti pubblici con redditi medi e bassi, soprattutto nell'amministrazione centrale e locale: la riforma dell'amministrazione è parte del "pacchetto 3" di misure fiscali e di bilancio, e i messaggi di Bolojan e degli esperti indicano riduzioni di personale e razionalizzazione dell'apparato, dopo che nel 2025 è già stata abbandonata l'indicizzazione automatica degli stipendi per risparmiare 9 miliardi di lei.
Le PMI che hanno già subito l'inasprimento 2023-2025: le microimprese e le piccole aziende sono state colpite dalla riduzione della soglia e dagli aumenti dei contributi, mentre il pacchetto di allentamento per il 2027 mira in particolare alle grandi aziende; per loro, il 2026 rischia di essere ancora un anno di pressione fiscale, con benefici limitati dalla nuova architettura.
I consumatori a basso reddito: l'aumento delle accise su tabacco e bevande zuccherate colpisce in modo sproporzionato le categorie a basso reddito, il che fa sì che l'aggiustamento delle entrate statali sia sostenuto soprattutto dal consumo di massa, mentre il grande capitale si prepara a un allentamento.
I settori con scarsa esecuzione sugli investimenti (es. ambiente, istruzione): l'esperienza del 2025 mostra che, sebbene i bilanci siano aumentati fortemente in termini nominali – soprattutto grazie ai fondi europei – la capacità di assorbimento è ridotta; in un bilancio Bolojan che premia l'efficienza e il consolidamento, i ministeri che non forniscono esecuzione rischiano di perdere crediti di bilancio ai primi aggiustamenti.
Immagine complessiva
Il governo Bolojan utilizza il bilancio per il 2026 come uno strumento di riposizionamento: da uno stato redistributivo, sovraindebitato per finanziare pensioni, stipendi e compensazioni per l'energia, verso uno stato che si assume di perdere entrate fiscali a medio termine a favore del grande capitale, puntando sul fatto che gli investimenti privati e i fondi europei manterranno la crescita economica e renderanno gestibile un deficit ancora elevato.
Analisi realizzata con il supporto di Perplexity
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