Dieci anni dopo il referendum che ha portato il Regno Unito fuori dall'Unione Europea, il paese conta e misura le perdite: crescita economica al di sotto del potenziale, burocrazia soffocante per le imprese, fratture sociali e una posizione geopolitica più debole rispetto all'epoca pre-Brexit. Sullo sfondo di questo bilancio, sempre più britannici e voci dell'establishment parlano apertamente di un reset dei rapporti con Bruxelles e, in alcuni casi, addirittura di una reversibilità della Brexit, un processo politico e giuridico complesso, ma non impossibile.
Perché si discute sempre più insistentemente del "ritorno" nell'UE
La nuova intensità delle discussioni sul ritorno nell'UE è legata a tre fattori principali: l'aumento del malcontento per gli effetti della Brexit, il cambiamento generazionale nell'elettorato e la riorientazione strategica del governo laburista verso l'Europa.
Valutazioni recenti nella stampa britannica descrivono la Brexit come "un disastro assoluto, un caos totale", frasi che riflettono la percezione diffusa che l'uscita dall'UE abbia messo l'economia in svantaggio competitivo e generato instabilità politica in serie.
Sondaggi citati dalla stampa europea indicano che una chiara maggioranza preferirebbe, se avesse la possibilità di scegliere, una forma di relazione più stretta con l'UE, e la ri-aderenza appare come l'opzione più popolare in un insieme ipotetico di scenari.
Il recente premier laburista dimissionario, Keir Starmer, ha promesso "di ristabilire i legami" e di collocare il Regno Unito "al centro dell'Europa", il che segna un cambiamento di tono rispetto ai governi conservatori che hanno trattato la Brexit come un progetto ideologico irreversibile.
In un piano simbolico, Londra riscopre che, in un mondo frammentato e competitivo, la prossimità al mercato e le alleanze strutturali – soprattutto con l'UE – contano almeno quanto la "sovranità" recuperata.
Esiste un movimento pro-reversibilità? Chi lo sostiene, chi si oppone
Il movimento pro-reintegrazione esiste, ma si esprime a livelli: dall'allineamento al mercato unico e all'unione doganale fino all'idea franca di ri-aderenza.
Sostenitori
Una parte dell'establishment laburista e locale: il sindaco di Londra, Sadiq Khan, ha chiesto esplicitamente l'annullamento della Brexit, suggerendo il reinserimento nell'unione doganale e nel mercato unico "nel corso di questa legislatura", seguito da pressioni per un ritorno completo nell'UE.
La società civile pro-europea, i think tank e il mondo accademico, che documentano i costi economici e politici della Brexit e militano per un'integrazione strategica nell'UE.
Una parte significativa dell'opinione pubblica: i sondaggi menzionano oltre il 50% di sostegno per l'idea di ri-aderenza, a condizione che solo un segmento ristretto desideri mantenere l'attuale status di paese terzo con legami limitati.
Oppositori
La leadership laburista attuale, almeno a livello dichiarativo: il portavoce di Keir Starmer ha ribadito che il governo non intende "annullare la Brexit", rispettando le promesse del programma elettorale.
I partiti conservatori e le forze politiche nazionaliste, per i quali la Brexit rimane un simbolo della sovranità riconquistata e del controllo sull'immigrazione.
Il segmento dell'elettorato "Leave hardliners", sensibile all'argomento che la ri-aderenza significherebbe rinunciare nuovamente al controllo sulla legislazione, sulle frontiere e sulle politiche commerciali.
Il quadro politico attuale è, quindi, paradossale: esiste un movimento pro-reintegrazione sempre più visibile nella società e a livello locale, ma il governo, sebbene pro-europeo nel tono, esita a prendere esplicitamente l'obiettivo di invertire la Brexit.
Effetti economici, sociali e politici della Brexit su UK e UE
Economia: crescita sotto potenziale e barriere commerciali
La Brexit ha significato la perdita dell'accesso automatico al mercato unico e all'unione doganale, introducendo nuove barriere commerciali – dai controlli doganali alle divergenze di regolamentazione – tra UK e UE.
Per il Regno Unito, queste barriere si sono tradotte in costi aggiuntivi per esportazioni e importazioni, ritardi logistici e incertezze giuridiche per le aziende.
Le analisi economiche mostrano una riduzione della crescita economica rispetto agli scenari "Remain", oltre alla migrazione di alcuni investimenti e posti di lavoro verso lo spazio UE.
Per l'UE, la perdita del contributo britannico ha ridotto il bilancio totale dell'Unione e ha costretto a ristrutturazioni nelle spese e nelle priorità. Allo stesso tempo, alcune economie continentali hanno beneficiato della relocation delle attività finanziarie e industriali da Londra.
Impatto sociale: mobilità ridotta, tensioni identitarie
La Brexit ha limitato la libertà di circolazione dei cittadini, colpendo direttamente milioni di britannici ed europei che lavoravano, studiavano o vivevano oltre confine.
I cittadini UE nel Regno Unito si sono trovati di fronte a nuove procedure di residenza, mentre gli studenti europei hanno perso l'accesso facile alle università britanniche e alle tasse ridotte.
All'interno della società britannica, la Brexit ha accentuato le linee di demarcazione tra generazioni, regioni (Londra vs il resto dell'Inghilterra, Scozia vs Inghilterra) e classi sociali, alimentando un clima di polarizzazione politica prolungata.
Politica e geopolitica: perdita di influenza, riconfigurazione nell'UE
In campo politico, la Brexit ha innescato un periodo di instabilità: rapidi cambi di leader (da Cameron a May, Johnson, Truss, Sunak, fino al recente Starmer e ora Andy Burnham), crisi parlamentari e conflitti aperti tra i campi "hard" e "soft Brexit".
Per l'UE, l'uscita del Regno Unito ha significato:
Eliminazione di un attore principale, tradizionalmente pro-libera circolazione, dal gioco interno degli equilibri, il che ha permesso ad altri stati – in particolare Francia e Germania – di consolidare la loro influenza.
La necessità di costruire un nuovo quadro di relazioni con uno "stato terzo" strategico, materializzatosi nell'Accordo di recesso e nell'Accordo commerciale e di cooperazione.
Come potrebbe essere tecnicamente realizzata l'inversione della Brexit L'inversione della Brexit non è un semplice "annulla", ma un processo di ri-aderenza, sulla base dell'articolo 49 del Trattato sull'Unione Europea.
Le fasi, in uno scenario realistico, apparirebbero così:
Avvio del processo politico interno nel Regno Unito
Decisione a livello governativo di perseguire la ri-aderenza o, più probabilmente, organizzazione di un nuovo referendum con una domanda chiara riguardo al ritorno nell'UE.
Mandato parlamentare fermo per le negoziazioni, per evitare le ambiguità che hanno caratterizzato la negoziazione dell'Accordo di recesso.
Richiesta ufficiale di adesione
Il Regno Unito dovrebbe presentare al Consiglio Europeo una richiesta formale di adesione, invocando l'articolo 49 TUE.
L'UE dovrebbe accettare, all'unanimità, l'apertura delle negoziazioni, valutando la compatibilità politica, economica e giuridica del Regno Unito con l'acquis comunitario.
Negoziazione delle condizioni di ri-aderenza
Sebbene il Regno Unito sia stato membro per 47 anni, l'uscita ha modificato gli equilibri di potere; la ri-aderenza non garantirebbe il recupero automatico delle vecchie opzioni (ad esempio, non partecipazione all'euro o a determinate politiche).
Si discuterebbero il contributo di bilancio, la posizione nelle istituzioni, eventuali periodi di transizione e il modo di integrare gli accordi post-Brexit esistenti.
Ratifica e attuazione
L'Accordo di adesione dovrebbe essere ratificato da tutti gli stati membri e dal Parlamento Europeo.
Internamente, il Regno Unito dovrebbe adattare la legislazione nazionale all'acquis, reintegrare la giurisdizione della Corte di Giustizia e riconfigurare la politica commerciale, abbandonando gli accordi negoziati come stato terzo.
Un dettaglio interessante è che il precedente governo Starmer ha già sperimentato un'"allineamento dinamico" alle regole del mercato unico attraverso legislazione secondaria – utilizzando le cosiddette "poteri di Enrico VIII" – il che faciliterebbe, tecnicamente, la reintegrazione successiva. Più le regolamentazioni britanniche sono vicine a quelle europee, più breve sarebbe il processo giuridico di ri-aderenza.
Quali conseguenze avrebbe uno scenario di ri-aderenza
Un eventuale "Brexit al contrario" produrrebbe effetti profondi, sia per il Regno Unito che per l'UE.
Per il Regno Unito
Rilancio economico attraverso l'accesso al mercato unico: le aziende britanniche riacquisterebbero accesso senza barriere al più grande blocco commerciale del mondo, riducendo i costi e stimolando gli investimenti.
Riconfigurazione della sovranità: il Regno Unito dovrebbe accettare nuovamente l'applicazione diretta di una parte della legislazione europea e il ruolo della CJUE, rinunciando a una parte della libertà guadagnata attraverso la Brexit.
Guarigione parziale delle fratture sociali: per il campo "Remain", la ri-aderenza sarebbe una riparazione di un "errore storico"; per il campo "Leave", potrebbe essere percepita come un tradimento, generando un nuovo ondata di populismo.
Per l'Unione Europea
Recupero di un attore principale: il ritorno del Regno Unito rafforzerebbe la capacità dell'UE in settori come sicurezza, difesa, intelligence e finanze, soprattutto nel contesto delle tensioni globali e delle guerre ai margini dell'Europa.
Riequilibrio interno: un nuovo membro con profilo liberale-economico riequilibrerebbe il rapporto di forze rispetto all'asse franco-tedesco, ma riporterebbe in discussione riforme istituzionali e interrogativi sulla federalizzazione.
Messaggio politico ambivalente: da un lato, la ri-aderenza dimostrerebbe il "magnetismo" del progetto europeo; dall'altro, convaliderebbe l'idea che l'uscita non è definitiva, il che potrebbe incoraggiare anche altri stati a utilizzare la minaccia di uscita come strumento di negoziazione.

Conclusione implicita
Il ritorno del Regno Unito nell'UE non è più uno scenario fantasioso, ma un orizzonte di dibattito credibile alimentato dai costi palpabili della Brexit e dal cambiamento di clima nella società britannica. Tuttavia, il cammino dalla discontento alla ri-aderenza passa attraverso passi difficili: la ricostruzione di un consenso interno, negoziazioni politiche complicate con Bruxelles e la gestione delle conseguenze per una democrazia che è già stata, una volta, divisa su questo tema.
Analisi realizzata con il supporto di Perplexity
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