La Romania è rimasta, insieme a pochi stati dell'Est, nel club ristretto dei paesi con una tassa unica, mentre il resto dell'Unione Europea punta su sistemi progressivi, con più scaglioni e aliquote marginali elevate. Sullo sfondo di un deficit di bilancio cronico e delle pressioni europee per la consolidazione fiscale, l'idea di passare alla tassazione progressiva torna sempre più spesso all'ordine del giorno politico, ma si scontra con l'opposizione del mondo imprenditoriale e con la riluttanza di una parte della classe politica. Dietro il gergo tecnico, la posta in gioco è semplice: chi paga di più al bilancio e chi guadagna alla fine del mese, sulla busta paga.
1. Due filosofie fiscali: semplicità contro equità
L'aliquota unica parte dal presupposto che lo stesso percentuale applicato a tutti i redditi sia più semplice, più prevedibile e più amichevole per gli investimenti. Romania, Bulgaria, Ungheria ed Estonia sono esempi di economie che hanno utilizzato l'aliquota unica per proporsi come destinazioni fiscali "amichevoli" in un'Europa sempre più complicata. Il modello è attraente per gli investitori e per i professionisti con redditi elevati o mobili, che confrontano rapidamente i regimi fiscali e spostano la loro attività dove il carico sul reddito è ridotto.
La tassazione progressiva parte dall'idea che il carico fiscale debba essere legato alla capacità di pagamento, e che i redditi elevati possano sostenere un'aliquota marginale più alta senza sacrificare severamente il livello di vita. La maggior parte degli stati dell'Europa occidentale - Germania, Francia, Italia, Spagna, Belgio, Paesi Bassi, paesi nordici - applicano tra 3 e 5 scaglioni, con aliquote massime che arrivano al 45-60% per i redditi molto elevati, completate da imposte locali o contributi aggiuntivi.
Dal punto di vista di un contribuente, la differenza non è solo filosofica: in un sistema con aliquota unica, l'aliquota effettiva di tassazione aumenta soprattutto attraverso i contributi sociali, mentre nella progressiva aumenta anche l'imposta sul reddito con il salario. Per uno stato con un grande deficit e spese sociali in crescita, la progressività diventa uno strumento allettante di redistribuzione e di consolidamento di bilancio.
2. Dove si trova la Romania nel panorama fiscale europeo
Nel 2026, la Romania continua ad applicare un'aliquota unica del 10% sul reddito da salari, completata da contributi sociali elevati: CAS 25% e CASS 10%, il che spinge il carico totale sul lavoro molto in alto nella fascia dei redditi bassi. Il Fondo Monetario Internazionale osserva che per i salari bassi, la tassazione del lavoro in Romania è tra le più alte dell'UE, mentre per il salario medio, il carico è sotto la media europea - cioè il sistema non riesce a essere né efficiente né progressivo.
A livello dell'UE, la maggior parte degli stati ha abbandonato da anni l'aliquota unica o non l'ha mai applicata. Germania, Francia, Italia, Spagna, Belgio, Austria, Paesi Bassi, paesi nordici, Polonia o Repubblica Ceca utilizzano sistemi progressivi, con grandi differenze tra l'aliquota minima e quella massima. Al contrario, nel "club dell'aliquota unica" rimangono, nell'UE, Romania, Bulgaria, Ungheria e in una certa misura Estonia, anche se qui stanno emergendo sempre più eccezioni, deduzioni e trattamenti speciali che complicano l'immagine di assoluta semplicità.

Negli ultimi anni, la Commissione Europea, il FMI e la Banca Mondiale hanno raccomandato esplicitamente alla Romania di introdurre elementi di progressività e di spostare parte del carico fiscale dal lavoro al consumo e al capitale, per sostenere il consolidamento di bilancio e ridurre le disuguaglianze.
3. Chi guadagna e chi perde: il profilo dei "vincitori" e dei "perdenti"
In un sistema con aliquota unica, i principali beneficiari sono i redditi medi e alti, che pagano la stessa percentuale di imposta sul reddito dei salari bassi, mentre i contributi sociali giocano il ruolo principale nel carico della busta paga.
Guadagnano i professionisti con redditi sopra la media, i manager, gli specialisti in IT, finanza, consulenza, che in un sistema progressivo "classico" sarebbero tassati marginalmente con il 30-40%.
Sfide sono i lavoratori con redditi bassi e le famiglie vulnerabili, che arrivano a sopportare un carico fiscale relativamente alto rispetto al reddito, soprattutto in assenza di deduzioni consistenti.
In un sistema progressivo, guadagnano in generale i salari bassi e una parte della fascia media, soprattutto dove lo scaglione inferiore è tassato con il 0-5%, rispettivamente dove ci sono deduzioni per figli, affitto, salute o istruzione. Perdono i redditi alti, che rientrano negli scaglioni superiori, dove l'aliquota marginale può arrivare al 25-30% o più, a seconda del modello.
In Romania, le istituzioni internazionali sottolineano un paradosso: la tassazione del lavoro è troppo alta per i redditi bassi e troppo bassa per i redditi alti, e la mancanza di progressività fa sì che il sistema fallisca nel suo ruolo di strumento redistributivo. Da qui le raccomandazioni di introdurre due o tre scaglioni di tassazione (es. 15% e 25% nella proposta del FMI) e di aumentare l'imposta sui dividendi, per chiudere le porte di arbitraggio tra salari e capitale.
4. Simulazione: dall'aliquota unica all'aliquota progressiva, in tre scaglioni

Anche nella variante presentata, l'impatto di bilancio sarebbe positivo, poiché la grande base di contribuenti con redditi bassi e medi pagherebbe meno imposta, ma continuerebbe a sostenere CAS e CASS, mentre i redditi alti contribuirebbero ulteriormente rispetto allo scenario "blando", e eventuali aggiustamenti delle aliquote possono essere calibrati per massimizzare le entrate.
5. Perché una parte della scena politica romena si oppone
Mentre la Commissione Europea stima che un sistema progressivo in tre scaglioni potrebbe portare fino a 11,8 miliardi di euro in più al bilancio, una parte importante della classe politica romena e la maggior parte del mondo imprenditoriale respingono l'idea. Il premier ha dichiarato esplicitamente che la Romania "non è ancora pronta" per un sistema progressivo, invocando il rischio di scoraggiare gli investimenti e di complicare l'amministrazione della raccolta.
Le organizzazioni imprenditoriali parlano di perdita del "marchio" di paese con aliquota unica, costi amministrativi più elevati per le aziende, ulteriore pressione sulle strutture salariali e sulle trattative collettive.
Dietro a questi argomenti c'è anche un alto livello di sfiducia pubblica: tre romeni su quattro dichiarano di non avere fiducia che lo stato spenderà in modo efficiente qualsiasi denaro supplementare raccolto da nuove tasse o aumenti delle aliquote. In assenza di una riforma chiara della spesa pubblica, qualsiasi discussione sulla tassazione progressiva rischia di essere percepita come "un ulteriore aumento delle tasse per nutrire uno stato inefficiente".
6. Cosa comporterebbe amministrativamente il passaggio all'aliquota progressiva
Il passaggio dall'aliquota unica alla tassazione progressiva non si limita a cambiare alcune cifre nel Codice fiscale, ma implica diversi cambiamenti strutturali.
Ridefinizione del Codice fiscale: definizione degli scaglioni, delle aliquote e di un sistema coerente di deduzioni, evitando la migrazione artificiale dei redditi dalla zona dei salari alla zona delle microimprese, PFA o dividendi.
Capacità amministrativa all'ANAF: un sistema progressivo reale presuppone basi di dati integrate, controlli automatici, dichiarazioni annuali e un livello di digitalizzazione sufficientemente elevato per gestire milioni di casi con situazioni diverse.
Cambiamento delle abitudini dei contribuenti: i contribuenti dovrebbero abituarsi alla dichiarazione annuale dei redditi, con regolarizzazioni e con l'idea che la busta paga non racconta sempre l'intera storia dell'imposta dovuta.
Coordinamento con le politiche sociali: senza un aggiustamento concomitante degli aiuti sociali e di altri benefici, la progressività può creare "trappole della povertà", in cui un leu in più sul salario porta alla perdita di benefici superiori.
Non da ultimo, il passaggio alla progressività dovrebbe far parte di un pacchetto più ampio, che includa riforme su IVA, accise, imposte sulla proprietà e sul capitale - come proposto dal FMI e dalla Commissione Europea - per spostare il carico dal lavoro e ridurre la pressione sui salari bassi.
7. La Romania tra due mondi
La Romania si trova, fiscalmente, tra due mondi: uno dell'aliquota unica, che ha aiutato all'inizio degli anni 2000 ad attrarre investimenti e a semplificare il sistema, e uno della progressività, verso cui spinge la realtà del deficit di bilancio, le raccomandazioni internazionali e la necessità di equità sociale. Le simulazioni mostrano che un modello ben calibrato di tassazione progressiva potrebbe proteggere meglio i redditi bassi e medi, senza colpire brutalmente la fascia alta, se accompagnato da riforme di spesa e da un'amministrazione fiscale più efficiente.
Se e quando la classe politica farà il passo dalla retorica alla riforma dipende però meno dalle formule di calcolo e più dalla fiducia pubblica che i soldi in più saranno utilizzati per strade, ospedali e scuole - non per alimentare uno stato sovradimensionato e inefficiente.
PFA e dividendi: la grande valvola del sistema
In Romania, la discussione sull'aliquota unica contro l'imposta progressiva non può evitare le "valvole" attraverso cui parte dei redditi da lavoro si riversano verso altre forme più vantaggiose: PFA, professioni liberali e dividendi.
PFA: imposta 10%, ma carico sociale su soglie
Un PFA paga, attualmente, un'imposta sul reddito del 10% applicata al reddito netto, a cui si aggiungono i contributi sociali (pensione e salute) in base a determinate soglie di reddito.
Imposta sul reddito: 10% sul reddito netto (dopo spese deducibili). CASS 10%: dovuta se i redditi annuali cumulati da attività indipendenti e altre fonti superano la soglia di 6 salari minimi lordi; il contributo si calcola su soglie fisse (6, 12 o 24 salari minimi), non sul reddito effettivo. CAS (pensione): non è dovuta sotto una certa soglia; diventa fissa annualmente, in base al livello del reddito (ad esempio, contributo annuale fisso per redditi tra circa 9.720 e 19.440 euro e un contributo maggiore oltre questo livello).
Il risultato è che per redditi non molto elevati, il PFA può pagare, come percentuale effettiva, meno di un dipendente con lo stesso lordo, soprattutto se deduce spese reali e non supera soglie che gli alzano automaticamente CASS e CAS. Questo è il motivo per cui molti professionisti (IT, consulenza, creatività) preferiscono PFA o forme simili, invece di un contratto di lavoro standard.
In uno scenario con imposta progressiva sui salari, il mantenimento dell'imposta del 10% sul reddito PFA, con contributi plafonati, creerebbe un canale robusto di ottimizzazione: parte dei dipendenti con redditi elevati si riprofileranno fiscalmente come PFA, per evitare lo scaglione superiore del 20-25%. Non sorprende, il FMI e altre istituzioni raccomandano alla Romania di ridurre le differenze di trattamento tra lavoro dipendente e quello indipendente, proprio per limitare l'arbitraggio.
Dividendi: dall'8% al 10%, poi al 16%
Sul fronte dei dividendi, la Romania ha già iniziato a stringere il dado. Fino al 2024, l'imposta sui dividendi era dell'8%. Dal 1 gennaio 2025, l'aliquota è aumentata al 10% per i dividendi distribuiti dopo questa data, con eccezioni per quelli pagati nel 2025 da profitti intermedi riportati nel 2024, che rimangono all'8%. Per i dividendi distribuiti a partire dal 1 gennaio 2026, alcune modifiche legislative aumentano l'imposta al 16%, colpendo direttamente gli imprenditori e i piccoli investitori che hanno ottimizzato i loro redditi attraverso microimprese.
A queste aliquote di imposta si aggiunge CASS per i redditi da investimenti, se la soglia di 6 salari minimi lordi (24.300 lei nel 2025, sulla base del minimo di 4.050 lei) è superata; il contributo è del 10% applicato alla soglia raggiunta (6, 12 o 24 salari minimi), non all'intero reddito, il che crea un effetto di "scivolo" nel carico fiscale.
In pratica, parte dei redditi elevati da lavoro è già stata spostata su microimprese + dividendi, beneficiando dell'imposta più bassa sulle distribuzioni e del trattamento diverso dei contributi. L'aumento graduale dell'aliquota sui dividendi (8% → 10% → 16%) e la riduzione delle soglie per le microimprese sono proprio la risposta politica a questo fenomeno.
Lo scenario dell'imposta progressiva
Se la Romania introducesse una tassazione progressiva sui redditi da salari, ma mantenesse il 10% di imposta sul reddito PFA (con contributi plafonati), 10-16% sui dividendi, con CASS calcolato solo su soglie fisse, il rischio evidente sarebbe un'"evacuazione" di una parte della base di salariati ben pagati verso forme alternative di remunerazione. Il FMI afferma esplicitamente che l'introduzione dell'aliquota progressiva sul lavoro deve essere correlata all'aumento della tassazione dei redditi da capitale (dividendi) e alla riduzione delle differenze rispetto ai PFA, in modo che il sistema nel suo complesso sia più equo e non crei porte di fuga per i redditi elevati e per i bravi consulenti fiscali.
In traduzione, la posta in gioco non è solo se avremo il 10% o il 25% sul salario, ma se lo stato riesce a trattare coerentemente tutte le forme di reddito - salario, PFA, micro, dividendi - affinché la tassazione progressiva non si trasformi in un invito massiccio all'"ottimizzazione" per coloro che possono permettersi di cambiare la forma giuridica del lavoro.
Nel contesto attuale, molti economisti e commentatori sottolineano che la Romania è "uno stato regressivo, con una raccolta debole, ma con ambizioni progressive sulla carta", e senza una seria riforma dell'amministrazione fiscale e della spesa pubblica, il passaggio alla tassazione progressiva rischia di diventare solo "una bella teoria in un sistema profondamente difettoso".
Analisi realizzata con il supporto di Perplexity
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