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STUDIO CPAG Generazione bloccata tra scuola e lavoro: Romania, campionessa europea tra i giovani che non studiano e non lavorano

Călin Nicolescu
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2 aprile 2026, 12:29
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Educazione
Foto pexels
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Un Rapporto del Consilium Policy Advisors Group (CPAG) mostra che la Romania ha contemporaneamente la percentuale più bassa di studenti che lavorano durante gli studi e il più alto tasso di giovani NEET (giovani che non sono né nel sistema educativo né nel mercato del lavoro) dell'Unione Europea (15-29 anni). Solo l'1,2% dei giovani in istruzione ha anche un'attività nel mercato del lavoro, rispetto a una media europea dell'11,6% e oltre il 30% in stati nordici come Paesi Bassi o Danimarca. Allo stesso tempo, il 19,4% dei giovani romeni non è né a scuola, né occupato, né in formazione professionale – quasi il doppio rispetto alla media UE dell'11%.

L'analisi si basa sui microdati dell'indagine europea sulla forza lavoro (EU-LFS) aggiornati a dicembre 2025, che consentono una descrizione dettagliata dello stato educativo e occupazionale dei giovani in tutti gli stati UE. Due indicatori sintetici sono centrali: SELRATIO, che misura la proporzione di giovani che combinano l'istruzione formale con il lavoro, e UNEMPRATIO, il tasso di disoccupazione tra i giovani.

Un sistema segmentato: "studia ora, lavora dopo"

Il rapporto descrive una separazione quasi completa tra scuola e lavoro in Romania: il 97% dei giovani in istruzione formale non partecipa affatto al mercato del lavoro, rispetto al 71,4% in media nell'UE. A titolo di confronto, nei Paesi Bassi il 74,3% degli studenti ha un lavoro accanto agli studi, mentre in Danimarca oltre la metà sono occupati. La Romania si colloca nel "Gruppo 5" europeo, un modello intermedio, ma si trova all'estremità inferiore: solo l'8% dei giovani disoccupati e l'1% di quelli inattivi riescono a passare ogni trimestre a un lavoro, i tassi di transizione più bassi di questo gruppo.

Questa "transizione sequenziale" – prima la scuola, poi, eventualmente, il lavoro – significa che la maggior parte dei romeni termina gli studi senza esperienza professionale e con ulteriori difficoltà nel trovare un primo lavoro. Gli autori parlano di un "gap di transizione" strutturale, che riduce l'accumulo di capitale umano, limita le competenze pratiche e spinge i giovani verso la disoccupazione, l'inattività o l'emigrazione.

Chi sono i giovani NEET: soprattutto donne, soprattutto in campagna

Il ritratto dei NEET è chiaro: il 63% di questi giovani sono donne, e il divario di genere è uno dei più grandi in Europa. Il tasso di NEET tra le donne raggiunge il 25,2%, rispetto al 14% tra gli uomini, il che significa un divario di 11,2 punti percentuali, rispetto a un divario medio di soli 2,1 punti nell'UE. In termini assoluti, circa 588.000 giovani romeni tra i 15 e i 29 anni sono al di fuori di qualsiasi percorso educativo o professionale, di cui 371.000 sono donne.

Il profilo educativo è preoccupante: il 24% dei NEET non ha completato il liceo, il doppio rispetto alla media OCSE del 13%. Nel caso delle donne con un'istruzione ridotta, il tasso di NEET è aumentato dal 28,8% nel 2016 al 44,1% nel 2024, in direzione opposta rispetto alla tendenza europea. L'abbandono scolastico precoce emerge come il principale fattore "upstream" del fenomeno, a cui si aggiunge la diminuzione del tasso di laurea tra i giovani adulti (dal 26% al 23% tra il 2019 e il 2024).

La dimensione territoriale approfondisce la frattura. Nelle grandi città, la Romania converge con la media UE, anzi sta meglio tra gli uomini: il tasso di NEET dei giovani di sesso maschile è del 4,5%, sotto la media urbana europea del 9,7%, e per le donne le differenze sono minime (10,4% vs 10,6%). Nelle piccole città e nei sobborghi, il tasso di NEET tra le donne sale al 28,5% (rispetto al 12,8% nell'UE), e in ambito rurale raggiunge il 34,8%, 2,5 volte la media europea per le donne di campagna (14,2%). Il Sud-Est e il Centro sono le regioni con i tassi più elevati di NEET femminile, rispettivamente 37,7% e 32,7%, con divari di genere superiori a 15 punti percentuali.

Percezioni, salari bassi e "strategia dell'emigrazione"

Un sondaggio INSCOP del 2025, citato nel rapporto, mostra che il 43,2% dei giovani tra i 18 e i 35 anni non è occupato, in particolare quelli sotto i 25 anni, le donne, gli abitanti delle aree rurali e le persone con un'istruzione ridotta. Tra coloro che si scontrano con barriere all'occupazione, il 43,6% indica i salari bassi come principale ostacolo, seguiti a grande distanza dalla mancanza di esperienza (25,6%), problemi geografici (8,7%) o la disconnessione tra preparazione e posti di lavoro disponibili (8%).

Il malcontento riguardo al livello di retribuzione alimenta una massiccia propensione all'emigrazione: il 66,2% dei giovani intervistati ritiene che lavorare all'estero migliori il tenore di vita, e il 27,6% dichiara di avere intenzione di partire per lavoro o studio nei prossimi 12 mesi. Quasi due terzi dei potenziali emigranti citano salari migliori come principale motivazione.

Il rapporto insiste sul fatto che il problema non è la mancanza totale di posti di lavoro, ma soprattutto la percezione riguardo al debole rapporto tra salari e costo della vita. Solo il 27,5% dei giovani già occupati ritiene di essere adeguatamente retribuito, una proporzione simile (28,3%) è esplicitamente insoddisfatta delle entrate.

Spiegazioni strutturali: educazione rigida, mercato del lavoro fragile

Gli autori avanzano un insieme di fattori che, insieme, trasformano la Romania in un caso particolare nell'UE e rendono difficile qualsiasi correzione puntuale. Il sistema educativo è descritto come rigido, centrato su programmi con frequenza e orari fissi, poco adattati per consentire agli studenti di lavorare part-time o di entrare in formule di istruzione duale. Esistono forme alternative (frequenza ridotta, insegnamento a distanza), ma queste rimangono marginali e non offrono un quadro generalizzato per combinare studi e lavoro.

Il mercato del lavoro è caratterizzato da un'alta percentuale di lavoro in nero, un livello di occupazione totale sotto la media UE e barriere specifiche per i giovani di 15-24 anni, per i quali il tasso di occupazione è solo del 18,7%, molto al di sotto della media europea. La tecnologia e l'intelligenza artificiale complicano ulteriormente l'ingresso nel mercato del lavoro: molte mansioni di routine associate ai posti entry-level vengono automatizzate, riducendo la domanda per i tradizionali lavori di "apprendimento sul posto di lavoro" per i neolaureati.

Il quadro legislativo e fiscale ha scoraggiato, negli ultimi anni, i contratti a tempo parziale, tipicamente preferiti dagli studenti: il calcolo dei contributi sociali al livello del salario minimo anche per i contratti part-time ha aumentato i costi per i datori di lavoro. Sebbene esistano eccezioni per alcune categorie (studenti sotto i 26 anni, apprendisti), l'architettura generale rimane a favore delle assunzioni a tempo pieno. Il sistema di stage è percepito come burocratico, e le opzioni per lavori stagionali o di vacanza sono insufficientemente chiarite e supportate istituzionalmente.

La demografia accentua la posta in gioco: tra il 2024 e il 2040, la popolazione di età compresa tra 15 e 64 anni della Romania è prevista in calo di circa il 15%, mentre a livello OCSE rimane relativamente stabile. In un tale contesto, ogni coorte che entra tardi o precariamente nel mercato del lavoro implica perdite definitive di reddito nel corso della vita, minori contributi ai sistemi pensionistici e una pressione aggiuntiva sui bilanci sociali.

Cosa propone il rapporto: da "Learn-Work" a fondi europei

Il rapporto plede per una risposta sistemica, non per interventi isolati, e propone cinque direzioni strategiche di riforma. La prima mira a una profonda flessibilità del sistema educativo: estensione dei programmi part-time nelle scuole superiori e università, sviluppo dell'istruzione duale secondo il modello tedesco-austriaco, adattamento degli orari universitari e riconoscimento modulare delle competenze attraverso micro-crediti collegati alle esigenze del mercato.

La seconda direzione punta a stimolare la domanda di lavoro per studenti e laureati: agevolazioni fiscali per i datori di lavoro che offrono lavori flessibili ai giovani, infrastrutture di stage retribuiti in settori con carenza di forza lavoro, programmi di apprendistato e posizioni junior chiaramente dedicate agli studenti. La terza richiede aggiustamenti legislativi: contratti di ingresso semplici e prevedibili, adattati al calendario scolastico, schemi chiari per il lavoro stagionale e a tempo parziale, così come una correlazione esplicita tra il tipo di programma di studi e l'intensità del lavoro consentita.

La lotta contro il fenomeno NEET è affrontata attraverso interventi differenziati, che distinguono tra i giovani relativamente vicini al mercato del lavoro e quelli con molteplici vulnerabilità. Il rapporto raccomanda l'identificazione attiva dei NEET attraverso team sul campo, il rafforzamento dei servizi pubblici per l'occupazione, programmi di "seconda possibilità" per l'istruzione, la priorità per le giovani donne in ambito rurale nell'attuazione della "Youth Guarantee" e misure concrete di mobilità (trasporti, sussidi per il pendolarismo).

Un'ultima direzione pone l'accento su una consulenza professionale strutturata, obbligatoria, fin da età più giovani, in modo che gli studenti possano conoscere le proprie attitudini, acquisire competenze trasferibili e poter navigare in un mercato del lavoro trasformato dall'IA e dalla digitalizzazione. Il rapporto insiste sul fatto che l'obiettivo non è spingere gli studenti verso professioni fisse, ma formare una capacità di adattamento a lungo termine.

In termini finanziari, gli autori propongono che la Romania utilizzi il prossimo quadro finanziario pluriennale dell'UE (2028-2034) per negoziare allocazioni dedicate alla lotta contro le vulnerabilità strutturali: programmi di (ri)qualificazione per i giovani NEET attraverso il Fondo Sociale Europeo, investimenti nei trasporti rurali e periurbani attraverso i fondi di coesione, progetti di inclusione sociale e abitativa per i giovani a rischio elevato, così come l'utilizzo di Erasmus+ e del futuro Fondo Europeo per la Competitività per stage, apprendistati e qualifiche in settori strategici.

La conclusione del rapporto è netta: in condizioni di declino demografico, la Romania "non può più permettersi il costo dell'inazione", e ogni generazione che attraversa una transizione fallita tra scuola e lavoro implica una perdita definitiva di potenziale economico e sociale. Il documento propone quindi di passare da un approccio frammentato a un vero ecosistema "Learn-Work" in cui l'istruzione, il mercato del lavoro e le politiche sociali siano pensati insieme.

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