L’indice globale della povertà multidimensionale è aumentato per la prima volta dal suo lancio, nel 2010, secondo il rapporto per il 2026 pubblicato lunedì dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP) e dall’Oxford Poverty and Human Development Initiative (OPHI). Il numero di persone che vivono in condizioni di povertà acuta ha raggiunto 1,2 miliardi, 51,5 milioni in più rispetto all’anno precedente.
L’UNDP avverte che l’evoluzione rappresenta un campanello d’allarme. Più della metà delle persone colpite, ossia il 51,5%, sono bambini, e la povertà si manifesta attraverso la mancanza di cibo, istruzione, acqua potabile, elettricità, alloggi adeguati e condizioni igienico-sanitarie.
L’aumento deve essere interpretato anche nel contesto della crescita demografica e del fatto che il rapporto ha beneficiato di nuovi dati solo per 13 dei 108 Paesi analizzati. Negli ultimi 15 anni, 33 Stati hanno dimezzato la percentuale della popolazione che vive in condizioni di povertà multidimensionale, tra cui sei Paesi dell’Africa subsahariana.
Le aree rurali continuano a essere le più colpite: l’83,3% delle persone povere vive nei villaggi. L’Africa subsahariana e l’Asia meridionale concentrano la maggior parte della popolazione colpita, mentre Cina e Vietnam hanno registrato i progressi più rapidi.
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