Circa 130 milioni di persone in tutto il mondo rischiano di cadere in povertà quest’anno, a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia e degli alimenti, del fenomeno El Niño e dei costi di finanziamento sempre più elevati, avverte Alexander De Croo, amministratore del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (PNUD).
I Paesi in via di sviluppo sono i più vulnerabili, in particolare quelli dell’Asia meridionale e orientale e dell’Africa subsahariana. L’indice globale della povertà è aumentato per la prima volta in 16 anni e circa 1,2 miliardi di persone ne sono già colpite.
L’aumento dei prezzi degli idrocarburi, aggravato dal conflitto in Medio Oriente, ha spinto i governi a introdurre ampi sussidi per i carburanti. Le misure hanno protetto temporaneamente la popolazione, ma hanno ridotto il margine di bilancio disponibile per la sanità, l’istruzione e gli investimenti nelle energie rinnovabili. Alcuni Stati hanno iniziato a ridurre gli aiuti, con il rischio di proteste sociali.
Allo stesso tempo, tra novembre e febbraio El Niño può provocare periodi prolungati di siccità, danneggiando i raccolti e alimentando l’inflazione. I Paesi poveri devono inoltre affrontare tassi di interesse più elevati: il pagamento degli interessi assorbe in media il 9,5% delle loro entrate pubbliche, oltre tre volte di più rispetto agli Stati ad alto reddito.
Il PNUD chiede investimenti internazionali nella resilienza, nei posti di lavoro e nelle energie rinnovabili, nonché riforme che consentano ai Paesi vulnerabili di finanziare il proprio sviluppo.
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