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La Corte Suprema di Cassazione e Giustizia (ÎCCJ) ha rinviato al 3 settembre la pronuncia della decisione definitiva nel processo contro il Governo e il Ministero delle Finanze riguardo al pagamento di alcuni diritti salariali arretrati per i magistrati, per un valore di circa 5 miliardi di lei.
Queste somme derivano da aumenti salariali stabiliti retroattivamente tramite sentenze giudiziarie. Il processo è attualmente in fase di appello, dopo che la Corte d'Appello di Bucarest ha obbligato il Governo a pagare questi diritti, stabilendo penalità per i ritardi. L'ÎCCJ sostiene che il mancato pagamento influisce sul diritto di proprietà dei giudici. Il Governo ha richiesto l'intervento della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, contestando la legalità dell'obbligo di allocare fondi aggiuntivi. La posta in gioco finanziaria della disputa è significativa, con quasi 5 miliardi di lei previsti per l'ÎCCJ nel 2026, destinati al pagamento dei diritti salariali arretrati. La decisione del 3 settembre chiarirà gli obblighi del Governo e le richieste dell'Esecutivo.
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