L’ex ministra della Giustizia Ana Birchall ha annunciato giovedì che citerà in giudizio la Sezione per i giudici del Consiglio superiore della magistratura, chiedendo l’annullamento della decisione con cui, sostiene, è stata inserita in una cosiddetta «lista nera». Birchall afferma che la decisione riguardava cinque post pubblicati sulla sua pagina Facebook e che ha leso il suo diritto alla libera espressione, la sua reputazione e la sua immagine.
Contesta la Decisione del CSM n. 1348/2026, adottata dopo che aveva criticato una nomina alla guida dell’Alta Corte di cassazione e giustizia, aveva partecipato a una protesta e aveva proposto soluzioni per riformare la giustizia. L’ex ministra sostiene di aver motivato le proprie posizioni con sentenze giudiziarie, decisioni della Corte costituzionale e documenti ufficiali.
Il 16 giugno 2026, Birchall ha presentato un reclamo preliminare contro la decisione. Secondo la sua dichiarazione, la Sezione per i giudici del CSM ha respinto il reclamo con un voto di 1 a 7. Afferma di non essere stata invitata a sostenere il proprio punto di vista e di aver appreso della riunione dal sito dell’istituzione.
Birchall sostiene che impugnerà la decisione dinanzi ai tribunali nazionali e, se necessario, a quelli internazionali. Ha inoltre annunciato che informerà i partner europei e le istituzioni internazionali di quello che considera uno sconfinamento istituzionale. Il CSM non ha trasmesso, nelle informazioni presentate, una posizione in merito alle accuse dell’ex ministra.
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