La valutazione copre 2.828 specie dell’Unione europea e identifica il degrado degli habitat, i cambiamenti climatici e le pressioni agricole tra le principali minacce. Per 506 specie, le informazioni disponibili non consentono di stabilire il rischio, evidenziando l’ampiezza delle lacune nel monitoraggio.
La prima Lista rossa europea delle falene stima che l’11,9% delle specie comprese nella valutazione per l’Unione europea sia minacciato di estinzione. Il rapporto presentato dalla Commissione europea identifica il degrado degli habitat, i cambiamenti climatici e le pressioni agricole tra le principali minacce, mentre le informazioni insufficienti su centinaia di specie limitano la valutazione del rischio.
In breve
1. Il rapporto stima all’11,9% la quota di specie minacciate nell’UE e al 10,8% a livello europeo. La valutazione riguarda principalmente le falene di dimensioni maggiori, mentre la maggior parte delle specie piccole non è stata inclusa a causa della mancanza di informazioni.
2. Nell’UE, 506 specie, pari al 17,9% di quelle valutate, sono conosciute in modo insufficiente per stabilirne il rischio di estinzione. La mancanza di dati non consente di classificarle tra le specie a basso rischio, e la stima generale si basa su un’ipotesi riguardante la loro vulnerabilità.
3. Il degrado degli habitat compromette il cibo, i rifugi e gli spostamenti degli insetti. Le pressioni provengono sia dall’agricoltura intensiva e dallo sviluppo urbano, sia, per alcune specie, dall’abbandono delle pratiche estensive che mantengono aperti i prati.
4. Gli autori propongono di collegare gli habitat, ridurre l’illuminazione notturna non necessaria ed estendere il monitoraggio. Si tratta di raccomandazioni di conservazione, sostenute dalla valutazione scientifica, la cui applicazione deve essere adattata alle esigenze delle specie e alle condizioni locali.
Lo studio applica la metodologia dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN) a 3.082 specie a livello europeo e a 2.828 nell’UE. Copre principalmente il gruppo denominato macrolepidotteri notturni, che riunisce le falene di dimensioni maggiori. In Europa esistono circa 10.000 specie di falene, e la maggior parte delle specie piccole è rimasta fuori dalla valutazione a causa delle conoscenze più limitate sulla loro distribuzione e sulla loro ecologia.
Nell’UE, il rapporto classifica 23 specie nella categoria in pericolo critico di estinzione, 86 come minacciate e 166 come vulnerabili. Insieme, queste categorie formano il gruppo delle specie minacciate. La percentuale dell’11,9% è la stima degli autori che tiene conto della mancanza di dati, secondo il metodo IUCN, supponendo che le specie conosciute in modo insufficiente siano minacciate nella stessa proporzione di quelle per le quali esistono informazioni sufficienti.
Per 506 specie dell’UE, pari al 17,9% del totale valutato, i dati non consentono di stabilire il rischio di estinzione. A livello dell’intera Europa, questa categoria comprende 726 specie, quasi un quarto di quelle valutate, e la quota raggiunge circa il 35% tra le specie endemiche europee, che non vivono naturalmente al di fuori del continente. La mancanza di informazioni riguarda anche la distribuzione, l’ecologia e l’andamento delle popolazioni.
La vulnerabilità di questi insetti ha conseguenze per diverse componenti degli ecosistemi. Il documento di conservazione che accompagna la valutazione mostra che numerose specie impollinano piante selvatiche, colture e piante da giardino, mentre gli adulti e i bruchi forniscono cibo a uccelli, pipistrelli e altri animali. Alcune specie dipendono da un’unica pianta ospite o da condizioni di habitat molto precise, il che le rende sensibili ai cambiamenti locali.
Nei paesaggi agricoli, l’ampliamento degli appezzamenti e la scomparsa delle siepi, dei margini dei campi e dei prati ricchi di specie riducono le fonti di cibo, i rifugi e le possibilità di spostamento. Gli insetticidi possono compromettere direttamente la sopravvivenza delle larve e degli adulti, mentre gli erbicidi possono eliminare le piante da cui dipendono. Il rapporto descrive anche il rischio opposto all’intensificazione agricola, quando l’abbandono del pascolo estensivo e dello sfalcio consente lo sviluppo degli arbusti e la scomparsa degli habitat aperti necessari ad alcune specie.
I cambiamenti climatici restringono a loro volta lo spazio disponibile per alcune falene adattate al freddo. Man mano che le condizioni adatte si spostano verso altitudini maggiori, le popolazioni montane possono rimanere senza habitat. Gli autori citano l’esempio della specie Agrotis proverai, scomparsa dalle altitudini più basse e ora limitata alle zone più elevate dell’Abruzzo, in Italia.
L’illuminazione artificiale notturna aggiunge una pressione che compromette l’orientamento, l’alimentazione e la riproduzione. Alcune specie sono attratte dalla luce e diventano più esposte ai predatori, mentre altre evitano le zone illuminate, che possono impedirne gli spostamenti. Gli autori precisano che l’importanza relativa dell’inquinamento luminoso rispetto agli altri fattori di declino richiede ulteriori ricerche, anche se gli effetti locali possono essere sostanziali.
Il rapporto registra anche un’estinzione, quella della specie Eupithecia ogilviata delle Azzorre. Altre specie sono considerate potenzialmente estinte, ma la conferma rimane difficile in assenza di ricerche sufficienti. La valutazione del rischio dipende anche dalla scala geografica, per cui lo status europeo di una specie può differire dalla sua situazione in un determinato Paese.
I documenti erano disponibili nel catalogo dell’Ufficio delle pubblicazioni dell’UE da luglio, mentre la Commissione ha presentato le conclusioni in un comunicato del 21 settembre. La valutazione completa la serie dedicata ai quattro gruppi di impollinatori interessati dall’iniziativa europea, insieme ad api, farfalle diurne e sirfidi, mosche che possono svolgere un ruolo importante nell’impollinazione.
Il piano di conservazione propone il ripristino e il collegamento degli habitat, la gestione dei terreni in funzione delle esigenze delle specie e la riduzione dell’illuminazione non necessaria. Tra le soluzioni raccomandate figurano l’orientamento verso il basso dei corpi illuminanti, la riduzione dell’intensità e l’uso di sensori o della programmazione per limitare la durata dell’illuminazione. Parallelamente, lo schema di monitoraggio elaborato dal Centro comune di ricerca della Commissione include le falene e mira alla raccolta comparabile di dati su abbondanza, diversità e presenza, necessari per seguire l’evoluzione delle popolazioni.
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