La Commissione europea sta analizzando le proposte del presidente francese Emmanuel Macron per ridurre la pressione sull’approvvigionamento energetico, senza annunciare un rinvio dei requisiti sul metano né un allentamento delle norme sulla qualità dei carburanti. Anna-Kaisa Itkonen, portavoce della Commissione per l’energia, ha confermato di aver ricevuto la lettera indirizzata a Ursula von der Leyen e ha precisato che l’esecutivo europeo è pronto a esaminare ulteriori misure qualora emergano rischi per la sicurezza dell’approvvigionamento.
In breve, la Commissione ha confermato di aver ricevuto la lettera di Emmanuel Macron e di stare esaminando le proposte francesi. Durante il briefing non ha annunciato l’accettazione di un rinvio dei requisiti sul metano né un allentamento degli standard sui carburanti. Le norme sul metano per le importazioni e le specifiche dei carburanti sollevano questioni diverse. Le prime mirano alle emissioni lungo le catene di approvvigionamento, mentre le seconde proteggono la salute, l’ambiente e la compatibilità dei carburanti con i veicoli. La Commissione descrive la situazione attuale come una crisi mondiale dei prezzi dei combustibili fossili e monitora i rischi per l’approvvigionamento. Gli Stati membri effettueranno una nuova valutazione nel gruppo di coordinamento per il gas del 24 settembre.
Secondo Reuters, che ha consultato la lettera del 18 settembre, Macron chiede il rinvio di un anno, fino al 1º gennaio 2028, dei nuovi requisiti per gli importatori. Il presidente francese invoca rischi giuridici per le imprese in un periodo di approvvigionamento sotto pressione.
Secondo il calendario attuale, dal 1º gennaio 2027 gli importatori dovranno dimostrare che il petrolio, il gas e il carbone interessati sono stati prodotti in condizioni equivalenti ai requisiti europei di monitoraggio, comunicazione e verifica delle emissioni di metano. L’obbligo riguarda i contratti conclusi o rinnovati a partire dal 4 agosto 2024; per quelli precedenti, gli importatori devono compiere ogni ragionevole sforzo per soddisfare i requisiti. Il regolamento mira a ridurre le emissioni sia nell’UE sia nelle sue catene esterne di approvvigionamento.
La Commissione ha già introdotto una certa flessibilità per quanto riguarda le sanzioni. Con la raccomandazione del 20 luglio, ha chiesto agli Stati membri di non applicare determinate sanzioni per la violazione degli obblighi degli importatori relativi agli anni 2027, 2028 e 2029, fatta eccezione per le violazioni fraudolente. Il documento precisa tuttavia che gli obblighi restano applicabili e che le autorità devono monitorare i progressi verso la conformità. Pertanto, questa raccomandazione sulle sanzioni non modifica le scadenze previste dal regolamento.
Durante il briefing stampa della Commissione, le domande su un’eventuale modifica di questo approccio sono rimaste senza una risposta specifica per ciascuna misura. Itkonen ha insistito sul monitoraggio di una situazione che ha descritto come molto volatile. La Commissione sta esaminando i suggerimenti della Francia insieme agli Stati membri, ma la conferma della ricezione della lettera non è stata accompagnata dall’accettazione della richiesta di rinvio.
Un altro tema sollevato durante il briefing è stato l’allentamento delle specifiche dei carburanti, comprese quelle relative allo zolfo, per consentire l’aumento della produzione delle raffinerie. Itkonen ha indicato che la questione riguarda la Direttiva sulla qualità dei carburanti e può essere discussa dagli Stati nel gruppo di coordinamento per il petrolio. Le norme europee mirano a ridurre l’inquinamento e a proteggere la salute, nonché a garantire la compatibilità dei carburanti con i motori e i sistemi di trattamento dei gas di scarico. La Commissione non ha presentato una proposta di modifica né una propria valutazione dell’aumento della produzione possibile.
La risposta della Commissione parte da una valutazione della crisi attuale diversa da quella del 2022. Allora, la riduzione delle forniture russe provocò una crisi dell’approvvigionamento di gas concentrata in Europa, ha spiegato Itkonen. Ora la Commissione descrive innanzitutto una crisi mondiale dei prezzi dei combustibili fossili, determinata dalla situazione nello Stretto di Hormuz. La portavoce ha affermato che questa differenza richiede una risposta adeguata, elaborata insieme agli Stati membri.
La valutazione pubblicata dopo la riunione del gruppo di coordinamento per il gas del 3 settembre non individuava un rischio immediato per la sicurezza dell’approvvigionamento dell’UE, sebbene gli stoccaggi fossero meno pieni rispetto agli anni precedenti. La Commissione e gli Stati membri richiamavano la diversificazione delle fonti, la maggiore capacità di importazione di gas naturale liquefatto e la riduzione della domanda. La stessa valutazione segnalava tuttavia l’instabilità in Medio Oriente, l’interruzione della produzione di gas liquefatto in Qatar e la pressione esercitata dalle ondate di calore sui consumi di gas per la produzione di elettricità.
Alla domanda se nel frattempo fossero emersi segnali di penuria negli Stati dell’UE, Itkonen ha rimandato al continuo scambio di informazioni con le autorità nazionali, senza confermare una penuria concreta. I gruppi per il gas e il petrolio vengono utilizzati per valutare la situazione in ciascuno Stato e discutere eventuali misure comuni. Separatamente dalla risposta alla crisi, la Commissione sostiene che l’elettrificazione e le fonti di energia pulita debbano ridurre, nel medio periodo, l’esposizione dell’Europa alla volatilità dei combustibili fossili importati.
La prossima riunione del gruppo di coordinamento per il gas è prevista per il 24 settembre, quando gli Stati membri dovranno presentare informazioni aggiornate. La Commissione ha indicato che questa valutazione contribuirà a stabilire la risposta necessaria. Fino al briefing di martedì, non aveva annunciato né un nuovo calendario per i requisiti sul metano né una deroga sulla qualità dei carburanti in risposta alla lettera della Francia.
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