Il Parlamento Europeo ha votato per mantenere l'immunità della eurodeputata tedesca Angelika Niebler, bloccando, in questa fase, un'indagine della Procura Europea riguardo a sospetti di frode con fondi parlamentari. La decisione, adottata tramite voto segreto e con una maggioranza risicata, apre una grande tensione istituzionale tra il Parlamento e l'EPPO: fino a dove può arrivare la protezione del mandato parlamentare e dove inizia l'obbligo di consentire l'indagine sui sospetti riguardanti l'uso dei fondi europei.
Il Parlamento Europeo ha votato per mantenere l'immunità della eurodeputata tedesca Angelika Niebler, membro del gruppo EPP, bloccando così, in questa fase, un'indagine della Procura Europea riguardo a sospetti di frode con fondi parlamentari. Il voto non stabilisce se le accuse siano fondate o infondate. Ma produce un effetto immediato: l'EPPO afferma che non può portare l'indagine oltre la fase preliminare.
Questa è la posta centrale del caso. Un'indagine penale non è una condanna. Essa è il meccanismo attraverso il quale i sospetti vengono verificati, le prove raccolte e le accuse possono essere confermate o smentite. Nel caso di un politico, però, la semplice indagine può avere effetti reputazionali significativi. Per questo, le procedure di revoca dell'immunità sono delicate: devono proteggere i parlamentari da eventuali persecuzioni politiche, senza trasformare l'immunità in un ostacolo alle indagini legittime.
Il caso Niebler pone esattamente questa tensione al centro della politica europea. Il Parlamento afferma di aver applicato la procedura. L'EPPO afferma che la procedura ha creato una barriera che impedisce l'indagine. Le due affermazioni possono essere simultaneamente vere. Proprio per questo, il fascicolo non riguarda più solo una eurodeputata tedesca o una decisione di immunità. Riguarda il rapporto tra il Parlamento Europeo e l'istituzione europea creata per indagare le frodi che colpiscono gli interessi finanziari dell'Unione.
Nel comunicato pubblicato dopo il voto, l'EPPO ha annunciato che si riserva il diritto di contestare la decisione di fronte ai tribunali competenti. La formulazione è diplomatica, ma la conseguenza è chiara: un voto interno del Parlamento Europeo può diventare il punto di partenza di un conflitto giuridico tra due istituzioni dell'Unione.
Come si è arrivati al blocco
La cronologia del caso si estende per quasi un anno, da luglio 2025 fino a maggio 2026, e segue il percorso previsto dal Regolamento di procedura del Parlamento Europeo per le richieste di revoca dell'immunità. Proprio questa normalità procedurale rende il risultato finale così importante. Il meccanismo ha funzionato formalmente, ma ha prodotto, alla fine del percorso, un blocco dell'indagine penale.
La sequenza inizia il 21 luglio 2025, quando il procuratore capo europeo, Laura Codruța Kövesi, invia al Parlamento Europeo una richiesta formale di revoca dell'immunità di Angelika Niebler. La richiesta è formulata ai sensi dell'articolo 29 del Regolamento EPPO, che stabilisce come il Pubblico Ministero Europeo agisce quando una persona interessata beneficia di privilegi o immunità. Una lettera di conferma segue il 1 settembre 2025, e il caso viene annunciato in plenaria del Parlamento Europeo il 10 settembre 2025. Da quel momento, il fascicolo entra nella responsabilità della commissione per le questioni giuridiche, JURI.
Angelika Niebler viene ascoltata dalla commissione JURI il 15 aprile 2026. Il relatore designato, il eurodeputato polacco Marcin Sypniewski, elabora il progetto di decisione, e la commissione lo adotta il 5 maggio 2026. La raccomandazione è chiara: l'immunità non deve essere revocata. Il voto in commissione, 16 a favore del mantenimento dell'immunità, 3 contrari e 3 astenuti, mostra una larga maggioranza, ma non unanime.
Il fascicolo arriva in plenaria del Parlamento Europeo il 19 maggio 2026. Il caso Niebler si distingue dalle altre procedure di immunità all'ordine del giorno per il voto segreto e per il risultato risicato. La plenaria vota con 309 voti a favore del mantenimento dell'immunità, 283 contrari e 53 astenuti. La proposta della commissione JURI viene adottata. Il Parlamento decide di non revocare l'immunità.
La differenza di 26 voti, in una votazione a cui hanno partecipato 645 eurodeputati, mostra che la decisione non è stata confortevole. Quasi il 44% di coloro che hanno votato si sono espressi contro la raccomandazione della propria commissione giuridica. Per una procedura di solito trattata come un esercizio tecnico, questa divisione è significativa.
La reazione dell'EPPO arriva nella stessa giornata. Il Pubblico Ministero Europeo afferma che il rifiuto del Parlamento crea una "barriera procedurale" che impedisce all'indagine di superare la fase preliminare. In pratica, il procuratore europeo delegato non può effettuare gli atti di ricerca necessari per verificare le accuse.
Cosa vuole indagare l'EPPO
La richiesta del Pubblico Ministero Europeo si basa su informazioni fornite da una parte privata, un ex collaboratore di Angelika Niebler, impiegato nel suo ufficio tra agosto 2021 e settembre 2023. Sulla base di queste informazioni, l'EPPO ha ritenuto che ci fosse un sospetto iniziale sufficiente per richiedere la revoca dell'immunità e poter avviare un'indagine. Non si trattava di un'accusa, né di un atto d'accusa. Si trattava di ottenere il permesso di verificare se le accuse potessero essere supportate da prove.
Le accuse coprono un periodo esteso, dal 2017 fino al 2025, e attraversano tre legislature del Parlamento Europeo. Riguardano il modo in cui sarebbero stati utilizzati i fondi messi a disposizione di un eurodeputato per l'esercizio del mandato parlamentare.
La prima linea di sospetti riguarda il rimborso delle spese di viaggio. Secondo la richiesta dell'EPPO, Angelika Niebler avrebbe richiesto in modo irregolare il rimborso di viaggi a Strasburgo e Bruxelles. La richiesta non indica le somme esatte coinvolte, e questa mancanza di precisione diventerà successivamente uno degli argomenti utilizzati dalla commissione JURI per mettere in discussione la solidità dell'iniziativa.
La seconda linea di accuse riguarda l'uso degli assistenti parlamentari. La eurodeputata avrebbe utilizzato temporaneamente assistenti parlamentari accreditati e assistenti locali per attività private o per attività senza legame diretto con il suo mandato di eurodeputata. Se confermata, un'accusa del genere indicherebbe un uso improprio delle risorse pagate dal bilancio del Parlamento Europeo, risorse destinate all'esercizio del mandato parlamentare.
La terza linea è la più specifica e, allo stesso tempo, la più difficile da valutare senza un'indagine effettiva. L'EPPO sostiene che un assistente locale avrebbe lavorato esclusivamente per un ex eurodeputato dello stesso partito, anche se il suo stipendio era pagato dal bilancio parlamentare allocato ad Angelika Niebler. In termini semplici, il sospetto è che i fondi destinati all'ufficio di un eurodeputato in carica avrebbero finanziato, di fatto, l'attività di un'altra persona politica.
Il quadro giuridico indicato dall'EPPO rimanda all'articolo 263 commi 1 e 3 del Codice penale tedesco, che regola il reato di frode, comprese le sue forme aggravate. In ambito parlamentare europeo, la richiesta fa riferimento anche alle regole riguardanti l'uso delle indennità per assistenza parlamentare, stabilite dalla Decisione dell'Ufficio del Parlamento Europeo dell'11 settembre 2023 riguardo alle misure di applicazione dello Statuto dei deputati.
Due elementi sono essenziali. Il primo è che le accuse rimangono, in questa fase, sospetti. Niebler non è stata condannata, non è stata rinviata a giudizio e non esiste un verdetto riguardo al merito delle accuse. Il secondo è che proprio questo rende l'indagine importante. Senza la revoca dell'immunità, l'EPPO non può verificare se i sospetti siano reali, esagerati o infondati.
L'argomento della JURI e il cerchio procedurale
Il rapporto adottato dalla commissione JURI il 5 maggio 2026 costruisce un ragionamento giuridico a favore del mantenimento dell'immunità. Gli argomenti si basano sul Protocollo n. 7 riguardante i privilegi e le immunità dell'Unione, sul Regolamento di procedura del Parlamento Europeo e sulla giurisprudenza delle corti europee. Letti separatamente, si inscrivono nella logica abituale di una procedura di immunità. Letti nel contesto concreto di questo fascicolo, sollevano però una domanda più difficile: può la stessa procedura che protegge l'indipendenza del mandato parlamentare arrivare a bloccare completamente un'indagine del Pubblico Ministero Europeo?
Il pezzo centrale del ragionamento della JURI è il concetto di fumus persecutionis, ossia il sospetto che la procedura giudiziaria non miri prima di tutto a stabilire la verità, ma a influenzare l'attività politica dell'eurodeputato interessato. La commissione JURI ha ritenuto che, nel caso Niebler, ci siano elementi che possono sostenere questo sospetto.
Il primo argomento invocato è il carattere anonimo della denuncia iniziale. Il rapporto nota che le informazioni alla base della richiesta dell'EPPO provengono da una parte privata la cui identità non è rivelata. Nella lettura della commissione, questa mancanza di trasparenza rende difficile la valutazione sostanziale della denuncia e non consente di escludere la possibilità che l'iniziativa sia stata avviata da una persona con una motivazione politica diretta.
L'argomento ha peso, ma ha anche un limite. La denuncia iniziale e la richiesta di revoca dell'immunità non sono la stessa cosa. La denuncia può essere anonima, incompleta o addirittura motivata politicamente. La richiesta indirizzata al Parlamento è stata però formulata dal procuratore capo europeo, dopo una valutazione preliminare dell'EPPO e nell'esercizio di una competenza prevista dal Regolamento del Pubblico Ministero Europeo. La questione non è solo se il denunciante iniziale potesse avere un'agenda. La questione è se l'EPPO abbia agito come semplice veicolo di quella agenda o come istituzione indipendente che ha ritenuto che i sospetti meritassero di essere verificati. Il rapporto della JURI non sviluppa sufficientemente questa distinzione.
Il secondo argomento riguarda il ruolo politico preminente di Angelika Niebler. La commissione suggerisce che la visibilità e l'influenza della eurodeputata potrebbero spiegare l'emergere di una denuncia motivata politicamente, con l'obiettivo di danneggiare la sua reputazione o attività. È un ragionamento che può avere senso in alcuni casi. Ma, applicato troppo ampiamente, diventa pericoloso. Se la preminenza politica diventa di per sé un indizio di persecuzione, allora quanto più un eurodeputato è influente, tanto più potrebbe essere difficile da indagare.
Il terzo argomento è la mancanza di precisione della richiesta dell'EPPO riguardo alle somme esatte e alle circostanze concrete della presunta frode. L'osservazione è pertinente, ma solleva un problema di logica procedurale. L'EPPO si trovava proprio nella fase in cui chiedeva il permesso di indagare per poter ottenere documenti, verificare flussi finanziari, audire persone e chiarire le circostanze. Se l'immunità blocca l'indagine prima che i pubblici ministeri possano raccogliere prove, allora la mancanza di dettagli completi non può essere utilizzata automaticamente come argomento decisivo contro l'indagine. In caso contrario, la procedura diventa circolare: non puoi indagare perché non hai abbastanza prove, ma non puoi ottenere prove perché non hai il permesso di indagare.
Il rapporto della JURI invoca anche due principi generali corretti. L'immunità parlamentare non è un privilegio personale dell'eurodeputato, ma una garanzia dell'indipendenza del Parlamento come istituzione. Inoltre, il Parlamento non deve sostituirsi a un tribunale e non deve trattare l'eurodeputato interessato come un imputato nell'ambito della procedura di immunità.
Ma proprio qui emerge la principale tensione. Se il Parlamento non è un tribunale e non può valutare il merito delle accuse, e l'EPPO non può indagare senza la revoca dell'immunità, allora chi può stabilire se i sospetti siano fondati o meno? Il voto del 19 maggio non offre una risposta giuridica a questa domanda. Produce, piuttosto, un vuoto procedurale. Le accuse non sono confermate, ma nemmeno smentite. L'eurodeputata non è dichiarata colpevole, ma nemmeno l'indagine può verificare se i sospetti abbiano una base reale.
Questa è la difficoltà strutturale del caso. La JURI ha trattato la richiesta dell'EPPO attraverso la classica griglia della protezione contro le persecuzioni politiche. L'EPPO ha guardato lo stesso fascicolo attraverso la griglia del suo mandato di indagare frodi con fondi europei. Entrambe le logiche hanno una coerenza propria. Ma messe faccia a faccia, producono un blocco: il Parlamento protegge l'immunità, mentre il Pubblico Ministero Europeo rimane senza possibilità di verificare i sospetti.
Perché il caso supera l'immunità di Angelika Niebler
Il voto del 19 maggio non è stato seguito da un dibattito pubblico in plenaria. La procedura di immunità non funziona come un dibattito politico ordinario, e il Parlamento non discute in plenaria il merito delle accuse. Ma le reazioni emerse in meno di 24 ore hanno mostrato che la decisione non può essere ridotta a un semplice episodio tecnico.
La mattina del 20 maggio, nella conferenza stampa del gruppo EPP, Manfred Weber ha presentato il caso come una questione procedurale. Il presidente del più grande gruppo politico del Parlamento ha spiegato che i membri della commissione JURI hanno analizzato il fascicolo, hanno avuto accesso ai documenti e hanno adottato una raccomandazione con una chiara maggioranza. Dal suo punto di vista, il gruppo politico non deve sostituirsi agli esperti giuridici e deve rispettare la conclusione della commissione competente.
È una posizione politica efficace, perché sposta la responsabilità dal gruppo politico alla procedura parlamentare. Weber non è entrato nel merito delle accuse e non ha discusso in dettaglio le implicazioni del voto per l'EPPO. Inoltre, non ha risposto alla domanda di sostanza sollevata da questo caso: perché dovrebbe essere bloccata un'indagine del Pubblico Ministero Europeo prima che i pubblici ministeri possano verificare le accuse?
In questo contesto, l'intervista concessa da Laura Codruța Kövesi a G4Media.ro, pubblicata un giorno prima del voto, acquista una rilevanza ulteriore. L'intervista non è formalmente legata al caso Niebler. Kövesi non menziona la eurodeputata tedesca, non commenta il voto e non si riferisce alla procedura di immunità. Ma descrive un quadro istituzionale più ampio in cui, secondo la sua opinione, l'EPPO si è confrontato con resistenza di fronte all'aumento della sua capacità di indagine.
Kövesi parla di quella che definisce una "chiara decisione politica di non aumentare la capacità di indagine del Pubblico Ministero Europeo". Riferisce anche che un ex commissario europeo le avrebbe chiesto di non pubblicare più dati statistici riguardanti le frodi con fondi europei, per il timore che il pubblico potesse concludere che l'Unione è corrotta. Kövesi non collega queste affermazioni al caso Niebler, ma esse offrono un contesto rilevante per il dibattito sulla resistenza istituzionale di fronte al rafforzamento dell'EPPO e di fronte alla visibilità pubblica delle sue constatazioni.
Letto in questa luce, il voto del 19 maggio non può essere presentato solo come una decisione isolata riguardante l'immunità di una eurodeputata. Entra in un dibattito più ampio su quanto lontano sia disposta l'Unione Europea a procedere quando i propri eletti o i propri meccanismi interni vengono messi sotto la lente di un'indagine antifrode.
Questa è la tensione centrale. Il Parlamento difende l'indipendenza del mandato parlamentare. L'EPPO difende la possibilità di indagare sospetti riguardanti l'uso dei fondi europei. L'EPP invoca il rispetto della procedura. Kövesi descrive quella che considera una resistenza di fronte al rafforzamento del Pubblico Ministero Europeo. Insieme, queste posizioni mostrano che il fascicolo Niebler non riguarda più solo una richiesta di revoca dell'immunità. Riguarda la capacità dell'Unione Europea di applicare le proprie regole di integrità quando la prova arriva all'interno del proprio legislativo.
Cosa succede dopo il voto del 19 maggio
Il voto del 19 maggio 2026 ha prodotto una decisione, ma non ha prodotto una risoluzione. Il Parlamento Europeo ha mantenuto l'immunità di Angelika Niebler, e l'EPPO ha annunciato che questa decisione crea una barriera procedurale per l'indagine. Da questo momento, il caso entra in una zona in cui ogni opzione ha dei costi.
Per l'EPPO, la prima opzione è contestare la decisione di fronte ai tribunali competenti. Il comunicato del 19 maggio lascia esplicitamente aperta questa via. Un tale passo sarebbe importante non solo per il caso Niebler, ma per l'intero rapporto tra il Pubblico Ministero Europeo e il Parlamento. I tribunali potrebbero essere chiamati a stabilire se le decisioni del Parlamento in materia di immunità possano essere riviste giuridicamente o se appartengano a una zona di autonomia parlamentare molto difficile da controllare.
Questa via sarebbe però difficile. Un contenzioso potrebbe durare a lungo e porre l'EPPO in un conflitto diretto con il Parlamento Europeo. Per un'istituzione che dipende dal sostegno politico, dal bilancio e dalla cooperazione delle altre istituzioni europee, un tale conflitto non è privo di rischi. Ma evitare il conflitto ha, a sua volta, un costo. Se l'EPPO accetta senza reazione un rifiuto che blocca la sua indagine, il messaggio trasmesso sarebbe che il Parlamento può chiudere, tramite voto, l'accesso del Pubblico Ministero Europeo a indagini che riguardano i propri membri.
La seconda opzione è aspettare. In teoria, se Angelika Niebler non detiene più un mandato europeo in futuro, l'immunità associata al mandato cesserebbe di bloccare l'indagine. L'EPPO potrebbe riprendere le verifiche senza dover più richiedere una decisione al Parlamento. Dal punto di vista giuridico, è un'uscita possibile. Dal punto di vista istituzionale, è però una soluzione debole. Significherebbe che il Pubblico Ministero Europeo può indagare efficacemente un eurodeputato solo dopo che questo non è più eurodeputato.
La terza opzione è rinunciare. L'EPPO potrebbe ritenere che la barriera procedurale sia troppo difficile da superare e potrebbe chiudere il fascicolo. Questa sarebbe la soluzione amministrativa più semplice, ma anche la più costosa simbolicamente. Per il Pubblico Ministero Europeo, significherebbe accettare un precedente pericoloso: un fascicolo che riguarda il presunto uso improprio di fondi europei da parte di un eurodeputato non può essere verificato perché il Parlamento ha rifiutato di revocare l'immunità.
Il Parlamento Europeo si trova, a sua volta, di fronte alla propria dilemma. Fino ad ora, il voto è stato presentato dall'EPP come una decisione procedurale, basata sull'analisi della commissione JURI. Ma se l'EPPO contesta la decisione, il Parlamento dovrà spiegare più di quanto sia stato detto che la procedura è stata rispettata. Dovrà difendere il ragionamento che ha portato a constatare il rischio di fumus persecutionis.
Esiste anche un problema di credibilità esterna. L'Unione Europea costruisce una parte importante del proprio discorso politico sullo stato di diritto, sull'integrità pubblica e sulla protezione del bilancio europeo. Un Parlamento Europeo che blocca, anche attraverso una procedura legale, l'indagine di un proprio membro per sospetti di frode con fondi europei crea una vulnerabilità politica. I governi criticati da Bruxelles possono utilizzare episodi di questo tipo per accusare di doppio standard.
Il caso Niebler non deve essere descritto necessariamente come una crisi. È piuttosto un test di stress. Mostra cosa succede quando due meccanismi legittimi entrano in collisione: l'immunità parlamentare, destinata a proteggere l'indipendenza del mandato, e il mandato dell'EPPO, destinato a proteggere gli interessi finanziari dell'Unione. Il problema è che le regole attuali non sembrano offrire una soluzione chiara quando i due si bloccano a vicenda.
A questo punto, la domanda non è più solo cosa succede ad Angelika Niebler. La domanda è chi chiarirà le regole per il futuro. Possono farlo le istituzioni politiche, attraverso una riforma delle procedure di immunità e attraverso regole più chiare per le richieste provenienti dall'EPPO. Oppure possono farlo le corti europee, attraverso un contenzioso che potrebbe fissare giurisprudenza per molti anni.
Qualunque sia il percorso, il caso Niebler ha spostato il dibattito in una zona che l'Unione Europea non può più evitare. Lo stato di diritto europeo non è testato solo nelle capitali nazionali o negli Stati membri accusati di deviazioni democratiche. È testato anche all'interno delle proprie istituzioni, dove la protezione del mandato parlamentare incontra l'obbligo di indagare possibili frodi con fondi europei. E questo test è, per il Parlamento Europeo, molto più scomodo di un voto procedurale.
https://2eu.brussels/ro/analize-si-opinii/imunitate-frauda-si-putere-in-parlamentul-european
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