Un rapporto realizzato dall’Istituto Affari Internazionali per l’Agenzia Spaziale Europea inventaria l’uso dell’osservazione della Terra contro la deforestazione illegale, l’inquinamento, la pesca e l’attività mineraria illegale. Dieci studi di caso mostrano utilizzi operativi, anche nelle Fiandre e in Lombardia, tuttavia gli autori individuano ostacoli giuridici, istituzionali e relativi alle competenze che possono impedire di trasformare le immagini satellitari in prove utilizzabili dagli investigatori e dai tribunali.
Le immagini satellitari sono già utilizzate per identificare la deforestazione, l’inquinamento, la pesca illegale, le attività estrattive e le discariche clandestine, ma il passaggio dal rilevamento di un’anomalia sulla mappa a una prova utilizzabile in un procedimento penale rimane difficile, come mostra un rapporto di 212 pagine pubblicato dall’Istituto Affari Internazionali. La ricerca, realizzata nell’ambito di un progetto commissionato dall’Agenzia Spaziale Europea, esamina per la prima volta in un unico quadro gli utenti e i tipi di utilizzo dell’osservazione della Terra contro i reati ambientali a livello mondiale.
Il rapporto non tenta di calcolare un tasso europeo di condanne ottenute grazie alle immagini satellitari e non sostiene che queste possano sostituire le indagini classiche. Gli autori le considerano uno strumento in grado di localizzare attività sospette, ricostruire cambiamenti avvenuti nel tempo, definire le priorità dei controlli e integrare altre fonti di informazione, mentre il valore procedurale del materiale dipende dalla legislazione, dai metodi e dalla capacità delle istituzioni che lo utilizzano.
In breve
1. Il rapporto conta 212 pagine e combina ricerca documentale, oltre 38 interviste e dieci studi di caso selezionati per la loro utilità e possibilità di replicazione.
2. I principali ambiti analizzati sono la deforestazione illegale, l’inquinamento, i reati nel settore della pesca e l’attività mineraria illegale, insieme ad altre attività ambientali.
3. Gli studi di caso europei includono il monitoraggio a distanza per l’applicazione delle politiche ambientali nelle Fiandre, l’uso dei dati da parte dell’Agenzia europea di controllo della pesca e il rilevamento mediante IA delle discariche illegali nel nord Italia.
4. Gli autori individuano ostacoli legati all’organizzazione istituzionale, alle conoscenze tecniche, all’accesso ai dati e all’uso giuridico delle informazioni nelle indagini e nei procedimenti.
5. La direttiva europea sulla criminalità ambientale richiede agli Stati strumenti investigativi efficaci, ma non impone l’uso delle immagini satellitari e non uniforma automaticamente le norme nazionali sulle prove.
Un vantaggio fondamentale dell’osservazione della Terra è la capacità di confrontare un’area prima e dopo un’attività sospetta. Le immagini successive possono mostrare la scomparsa della vegetazione, l’espansione di un’attività estrattiva, la comparsa di depositi o cambiamenti nell’acqua e nel suolo, offrendo alle autorità una cronologia che può essere difficile da ottenere esclusivamente attraverso le ispezioni sul campo. Nelle aree difficilmente accessibili, questa prospettiva può consentire di concentrare le risorse sui luoghi con la maggiore probabilità di violazione della legge.
Il rapporto presenta dieci esempi internazionali selezionati per il loro impatto e la possibilità di replicazione. Nelle Fiandre, l’osservazione a distanza viene utilizzata per sostenere l’applicazione delle politiche ambientali, mentre un altro studio esamina l’attività dell’Agenzia europea di controllo della pesca contro le violazioni nel settore della pesca. In Lombardia e in altre aree del nord Italia, l’analisi combinata con l’intelligenza artificiale viene utilizzata per rilevare discariche illegali e rifiuti solidi.
Il fatto che un’immagine identifichi un cambiamento non dice però, da solo, chi lo abbia prodotto, se l’attività fosse autorizzata o se siano soddisfatti tutti gli elementi di un reato. Per questo gli autori presentano i dati satellitari come una componente dell’indagine, che deve essere combinata con informazioni amministrative, ispezioni, documenti, dichiarazioni e altre prove per stabilire la responsabilità.
Un ulteriore ostacolo è la grande differenza tra le istituzioni che hanno accesso alle capacità tecniche. Alcune autorità utilizzano già piattaforme e personale specializzato per l’analisi delle immagini, mentre altre non dispongono di dipendenti in grado di scegliere i set di dati, interpretare le immagini o spiegare i risultati in una forma comprensibile a pubblici ministeri e giudici. Il rapporto individua quindi le competenze e la cooperazione tra specialisti tecnici e giuridici come elementi importanti quanto la disponibilità dei satelliti.
Il quadro europeo sulla criminalità ambientale rende il problema ancora più rilevante. La direttiva 2024/1203 ha ampliato l’elenco dei reati e impone agli Stati membri di mettere a disposizione delle autorità strumenti investigativi efficaci, comparabili a quelli utilizzati per altre forme gravi di criminalità quando ciò sia adeguato e proporzionato. Il testo europeo non prescrive tuttavia una tecnologia specifica e non stabilisce che un’immagine Copernicus o proveniente da un altro satellite diventi automaticamente una prova ammissibile.
Il termine per il recepimento della direttiva era il 21 maggio 2026, e nel frattempo Eurojust ha pubblicato orientamenti per gli operatori del settore sul nuovo quadro penale. Il modo in cui l’osservazione della Terra entra effettivamente in un fascicolo continua pertanto a dipendere dalla procedura penale, dalle strutture investigative e dalla capacità tecnica di ciascuno Stato.
La Romania non è tra i dieci studi di caso esaminati in dettaglio nel rapporto. Il documento non offre quindi una misurazione della frequenza con cui la polizia, i pubblici ministeri o i tribunali rumeni utilizzano immagini satellitari nei procedimenti ambientali e non consente di trarre una conclusione sull’efficacia di questi strumenti nel sistema giudiziario rumeno.
La conclusione del rapporto è più generale. L’Europa dispone già di quantità molto elevate di dati di osservazione della Terra e di infrastrutture satellitari avanzate, tuttavia il loro valore nella lotta contro la criminalità ambientale dipende dalla trasformazione delle immagini in informazioni interpretabili, da istituzioni che sappiano quando utilizzarle e da procedure giuridiche capaci di integrarle insieme alle altre prove.
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