La Commissione europea afferma di essere in contatto permanente con gli Stati membri riguardo al possibile utilizzo dello Statuto di blocco per proteggere la Corte penale internazionale e le persone colpite da sanzioni extraterritoriali. L’esecutivo europeo non ha annunciato l’attivazione o l’estensione dello strumento e afferma che gli sforzi diplomatici restano, per il momento, l’opzione preferita.
La Commissione europea discute con gli Stati membri del possibile utilizzo dello Statuto di blocco dell’UE nel contesto delle sanzioni americane contro alcuni membri della Corte penale internazionale, ma non ha deciso di attivare o estendere lo strumento. Rispondendo alle domande sulle misure che l’Unione può adottare per proteggere il funzionamento della CPI, la portavoce Siobhán McGarry ha dichiarato che l’esecutivo europeo è in dialogo costante con i governi nazionali riguardo a questo meccanismo e che gli sforzi diplomatici restano l’opzione preferita.
In breve
1. La Commissione afferma di discutere costantemente con gli Stati membri dello Statuto di blocco nel contesto delle sanzioni che colpiscono la Corte penale internazionale.
2. L’esecutivo europeo non ha annunciato l’attivazione dello strumento né l’inclusione delle sanzioni americane contro la CPI nel suo allegato.
3. Siobhán McGarry ha ribadito che l’UE continuerà a fornire sostegno pratico alla Corte e al suo personale affinché possa adempiere al proprio mandato.
4. La Commissione afferma che, per il momento, la diplomazia resta l’opzione preferita e rifiuta di anticipare eventuali misure americane che non sono ancora state adottate.
5. La posizione arriva dopo che il giudice Nicolas Guillou e alcuni eurodeputati hanno chiesto una protezione europea più efficace contro gli effetti delle sanzioni sui pagamenti e sui servizi finanziari.
Lo Statuto di blocco è un regolamento europeo creato per proteggere gli operatori dell’UE dagli effetti extraterritoriali di determinate legislazioni adottate da paesi terzi. Lo strumento può limitare il riconoscimento e l’esecuzione nell’Unione di tali misure, può vietare ad alcuni operatori europei di conformarsi alla legislazione straniera coperta dal regolamento e consente, alle condizioni da esso previste, il recupero di alcuni danni. Tuttavia, non si applica automaticamente a qualsiasi sanzione straniera, poiché la legislazione e le misure interessate devono rientrare nel suo ambito di applicazione e nell’allegato pertinente.
Questa distinzione è centrale nel caso della CPI. La Commissione non ha affermato che le attuali sanzioni americane contro i giudici o i procuratori della Corte siano già coperte dallo Statuto di blocco, né che sia stata decisa una modifica del suo allegato. La dichiarazione di Bruxelles conferma soltanto che lo strumento viene esaminato insieme agli Stati membri e che, per il momento, non esiste una decisione europea di attivarlo o estenderlo per questa situazione.
La domanda rivolta alla Commissione è arrivata dopo l’emergere di timori riguardo a possibili nuove misure americane contro l’istituzione nel suo complesso. L’esecutivo europeo ha rifiutato di trattare questi scenari come fatti già accertati e ha affermato di non commentare ipotesi riguardanti decisioni non ancora adottate. Per questo motivo, eventuali sanzioni contro la Corte in quanto istituzione non devono essere presentate come una misura americana già in vigore sulla base del briefing del 29 settembre.
McGarry ha tuttavia ribadito la posizione politica dell’Unione nei confronti della CPI. La Commissione afferma che il sostegno alla Corte non è cambiato e che l’UE continuerà a fornire assistenza pratica affinché l’istituzione possa proseguire la propria attività, comprese le indagini sui crimini di guerra e sui crimini contro l’umanità. In una dichiarazione separata di settembre, l’Alto rappresentante ha criticato le sanzioni americane contro la presidente della CPI, la giudice Tomoko Akane, e il giurista Abdoulaye Seye, e ha affermato che l’Unione continuerà a sostenere l’indipendenza e il funzionamento della Corte.
La Commissione ha sostenuto la stessa linea anche in briefing precedenti. Ad agosto, l’esecutivo europeo dichiarava di facilitare le misure ritenute adeguate per garantire la continuità operativa della CPI e di lavorare in stretto contatto con la Corte per valutare le possibili risposte. Questo sostegno non equivale tuttavia all’attivazione dello Statuto di blocco, che rappresenta una misura giuridica distinta e avrebbe conseguenze dirette per gli operatori economici europei.
La questione ha un’importante dimensione finanziaria, poiché le sanzioni contro alcune persone associate alla CPI possono compromettere la loro capacità di utilizzare servizi bancari, sistemi di pagamento o altri servizi forniti da società esposte alla giurisdizione americana. Il giudice francese Nicolas Guillou ha riferito agli eurodeputati che le sanzioni nei suoi confronti hanno prodotto effetti anche in Europa, mentre alcuni membri del Parlamento hanno chiesto alla Commissione di esaminare gli strumenti di protezione disponibili.
La risposta della Commissione del 29 settembre non introduce tuttavia un nuovo strumento rispetto a questa situazione. La novità è la conferma esplicita che lo Statuto di blocco è oggetto di discussioni continue con gli Stati membri e che, nonostante le pressioni per un intervento giuridico più rapido, l’esecutivo europeo mantiene attualmente la diplomazia come principale linea d’azione.
Lo Statuto di blocco è stato adottato inizialmente nel 1996 in risposta agli effetti extraterritoriali di alcune misure americane riguardanti Cuba, Iran e Libia ed è stato successivamente aggiornato. La Commissione lo descrive come uno strumento per proteggere le persone e le imprese europee coinvolte in attività legali dagli effetti di legislazioni straniere che l’Unione non riconosce come applicabili extraterritorialmente. La sua estensione a un nuovo regime di sanzioni richiederebbe tuttavia un intervento giuridico specifico e non avverrebbe automaticamente per la semplice esistenza di sanzioni americane.
La pressione sulla Corte ha anche conseguenze istituzionali più ampie. L’Assemblea degli Stati parti dello Statuto di Roma ha deciso di trasferire la sessione del 2026 dalla sede dell’ONU a New York all’Aia, citando anche le restrizioni che incidono sulla partecipazione di alcuni funzionari della Corte soggetti a sanzioni americane e i problemi di visto per alcune delegazioni e organizzazioni. La decisione illustra il fatto che gli effetti delle misure non si limitano alla situazione finanziaria individuale delle persone sanzionate.
Per il momento, la Commissione non ha stabilito un calendario per un’eventuale modifica dello Statuto di blocco e non ha detto a quali condizioni abbandonerebbe la priorità accordata agli sforzi diplomatici. La posizione europea è quindi costituita da due elementi distinti: il sostegno politico e pratico alla CPI, già in corso, e l’analisi di ulteriori meccanismi giuridici, sui quali non esiste ancora alcuna decisione annunciata.
Ultime notizie
15:11
15:03
14:48
14:46
14:42
Vedi altre notizie