L’indisponibilità dell’avvocato e i termini nazionali non giustificano automaticamente l’audizione senza assistenza legale. Le sentenze ammettono soluzioni quali la nomina di un altro avvocato e, in circostanze eccezionali, la partecipazione digitale. L’Ungheria ha inoltre violato le garanzie relative alla rinuncia all’avvocato.
La Corte di giustizia dell’Unione europea ha constatato, giovedì 22 ottobre 2026, che l’Ungheria e la Cechia hanno violato il diritto europeo attraverso norme che consentivano, in generale, di interrogare i sospettati senza avvocato quando il difensore non era disponibile entro i termini previsti dalla legislazione nazionale. La CGUE ha accolto integralmente i ricorsi della Commissione europea: la semplice scadenza di un termine o l’impossibilità di contattare l’avvocato non giustificano, di per sé, la restrizione del diritto di difesa.
In breve
La CGUE ha accolto integralmente i ricorsi della Commissione contro l’Ungheria e la Cechia. L’indisponibilità dell’avvocato o la scadenza dei termini nazionali non giustificano automaticamente l’audizione senza difensore.
In Ungheria era previsto un rinvio di almeno due ore dopo l’informazione dell’avvocato. In Cechia, le 48 ore erano collegate alla detenzione e alla presentazione dinanzi al giudice, non a un’attesa obbligatoria prima dell’audizione.
L’avvocato deve essere presente e partecipare effettivamente, in linea di principio fisicamente. I mezzi digitali restano possibili in circostanze eccezionali, se garantiscono pienamente il diritto di difesa.
Le autorità possono nominare un altro avvocato disponibile. L’audizione senza avvocato presuppone una rinuncia valida, ove consentita, oppure una deroga eccezionale, motivata individualmente e soggetta a controllo giudiziario.
L’Ungheria ha inoltre violato gli obblighi relativi alla rinuncia all’avvocato: informazione chiara, decisione volontaria, verbalizzazione e possibilità di revoca. La Corte ha valutato la situazione del 2023, senza considerare la modifica ungherese del dicembre 2024.
Le sentenze non applicano ammende e non annullano automaticamente le audizioni o le condanne precedenti. Gli Stati devono conformarsi e le violazioni individuali devono poter essere contestate effettivamente. Non è stata constatata alcuna violazione da parte della Romania.
Le norme ungheresi esaminate dalla Corte prevedevano il rinvio dell’audizione di almeno due ore dopo l’informazione dell’avvocato, ma consentivano di iniziarla se quest’ultimo non si presentava. In Cechia, la possibilità di interrogare senza avvocato era collegata all’indisponibilità del difensore durante il periodo di 48 ore dalla detenzione. Tale periodo riguardava la presentazione del sospettato dinanzi al giudice per chiedere la custodia cautelare o la sua liberazione; non costituiva un periodo obbligatorio di attesa prima dell’interrogatorio.
I giudici hanno sottolineato che il diritto di accesso all’avvocato presuppone la sua presenza e partecipazione effettiva all’audizione, non soltanto la possibilità per il sospettato di contattarlo. La presenza deve essere, in linea di principio, fisica. In circostanze eccezionali, essa può essere assicurata anche con altri mezzi, compresi quelli digitali, se garantiscono l’esercizio pieno ed effettivo del diritto di difesa.
L’assenza dell’avvocato scelto non obbliga le autorità ad attendere indefinitamente né consente loro di proseguire automaticamente senza assistenza legale. La Corte indica la possibilità di nominare un altro avvocato disponibile. L’audizione senza avvocato può avere luogo se la persona rinuncia validamente a tale diritto, qualora la difesa non sia obbligatoria, oppure se sono soddisfatte le condizioni rigorose per una deroga temporanea. La nomina di un avvocato non significa tuttavia che l’assistenza debba essere gratuita in ogni situazione; l’assistenza legale finanziata dallo Stato è soggetta a condizioni proprie.
Le deroghe per l’audizione senza avvocato sono riservate a circostanze eccezionali, prima del processo: un’urgenza per proteggere la vita, la libertà o l’integrità fisica di una persona oppure l’impellente necessità di agire immediatamente per evitare di compromettere gravemente il procedimento penale. La decisione deve essere motivata in relazione al caso concreto, verbalizzata e sottoposta a controllo giudiziario. La restrizione deve essere proporzionata, strettamente limitata nel tempo e non deve pregiudicare l’equità del procedimento.
Nel caso dell’Ungheria, la CGUE ha constatato anche la mancata trasposizione delle garanzie relative alla rinuncia all’avvocato. Sebbene il diritto fosse considerato irrinunciabile dalla legislazione nazionale, la decisione del sospettato di non esercitarlo produceva in pratica l’effetto di una rinuncia. La persona deve ricevere informazioni chiare sul diritto e sulle conseguenze della rinuncia, decidere volontariamente e in modo inequivocabile, e la scelta e le relative circostanze devono essere verbalizzate. La rinuncia può essere revocata successivamente, con effetto per il futuro, e la persona deve essere informata di tale possibilità.
La constatazione relativa all’Ungheria riguarda la situazione giuridica alla scadenza del termine concesso dalla Commissione nella procedura preliminare, nel 2023. La Corte non ha preso in considerazione la modifica legislativa pubblicata nel dicembre 2024, poiché successiva a tale momento. La sentenza non rappresenta, pertanto, una valutazione completa di tutte le norme ungheresi attualmente in vigore.
Le due decisioni sono sentenze contro gli Stati per il mancato rispetto degli obblighi europei, non decisioni in procedimenti penali individuali. Esse non annullano automaticamente le audizioni, le prove o le condanne precedenti. La direttiva richiede tuttavia un ricorso effettivo in caso di violazione dei diritti e il rispetto dei diritti della difesa e dell’equità del procedimento nella valutazione delle dichiarazioni e delle prove ottenute senza rispettare il diritto all’avvocato.
L’Ungheria e la Cechia devono conformarsi alle sentenze senza indugio. La Corte le ha condannate a rimborsare alla Commissione le spese processuali, senza infliggere loro ammende in queste cause; un’eventuale mancata esecuzione può portare a un nuovo ricorso con il quale la Commissione chieda sanzioni pecuniarie. L’interpretazione della direttiva è rilevante anche per la Romania, alla quale si applicano le stesse garanzie europee, ma le sentenze non constatano alcuna violazione da parte delle autorità rumene.
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