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Il Parlamento della Repubblica di Moldova ha votato per la denuncia dell'accordo di costituzione e dello statuto della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI), segnando una rottura formale con una delle ultime strutture di cooperazione nello spazio ex-sovietico. Questa decisione arriva nel contesto in cui Chisinau ha gradualmente ridotto la partecipazione al CSI, invocando la necessità di rispettare l'integrità territoriale. Il Ministro degli Affari Esteri, Mihai Popșoi, ha dichiarato che l'uscita dal CSI rappresenta una liberazione da un passato tossico e una riaffermazione della sovranità della Moldova. Con questo voto, Chisinau denuncia due documenti chiave, consolidando così la direzione strategica verso l'integrazione europea.
Le autorità moldave hanno argomentato che l'appartenenza al CSI non porta più benefici reali e che la maggior parte dei meccanismi sono stati sostituiti da cooperazione bilaterale o accordi con l'Unione Europea. Il CSI, creato nel 1991, ha avuto il ruolo di facilitare la transizione post-sovietica, ma la sua efficacia è stata criticata nel tempo. Dopo la firma dell'Accordo di Associazione con l'UE nel 2014 e nel contesto dell'invasione russa in Ucraina, la Moldova ha accelerato il processo di ritiro dal CSI, denunciando decine di trattati considerati incompatibili con gli impegni europei. Le autorità di Chisinau hanno sottolineato che le relazioni bilaterali con gli stati della regione continueranno, ma al di fuori del quadro del CSI. La reazione della Russia è stata rapida, la portavoce della diplomazia russa ha affermato che le decisioni della Moldova non possono essere unilaterali.
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