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EDITORIALI & opinioni

Il pubblico dice sì alla riorganizzazione amministrativa

Darie Cristea, director de cercetare INSCOP
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20 marzo 2026, 07:36
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Opinioni
Foto: inscop.ro
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La riforma amministrativa, nota anche come riorganizzazione amministrativa della Romania, è un altro tema ricorrente nel nostro spazio pubblico e politico. Mno… più nel pubblico che nel politico, nel senso che viene sempre messo in piazza, ma non si discute seriamente, in termini di decisione, mai.

Il progresso, in termini di mentalità, è visibile per coloro che ricordano come si discuteva il tema alla fine degli anni '90 e all'inizio degli anni 2000. Questa riorganizzazione portava allora il nome di regionalizzazione ed era uno dei temi preferiti di quella parte dell'élite intellettuale e politica che accusava un'intenzione occulta di frammentare il paese e di attentare al carattere nazionale e unitario dello stato. Che ci fosse anche molta paranoia anti-europea in questa percezione, è chiaro. Che ci siano stati anche dai nostri vicini molte menti infervorate scontente che a dicembre 1989 non sia uscito peggio di quanto sia uscito – e questo è molto probabile.

Certo è che dietro a queste strutture territoriali amministrative di tutti i ranghi ci sono anche interessi meschini, budget e budgetini, pseudo-burocrati e piccole aziende che si alimentano da queste. Dico pseudo-burocrati perché, nonostante le caratteristiche che di solito rimproveriamo alla burocrazia, essa ha comunque il compito di essere utile, con tutti i suoi difetti. Meno quando queste burocrazie sono deprofessionalizzate e distaccate dalla responsabilità.

Naturalmente, dietro al problema ci sono anche tradizioni delle comunità locali, rivalità tra di esse, la paura che in strutture più grandi si riorganizzino le priorità di investimento, si allunghino le strade fino a dove devono essere pagate le tasse, la paura riguardo alla depersonalizzazione delle relazioni con l'amministrazione locale, ecc. E nel contesto rurale, parzialmente invecchiato, spopolato e impoverito, la digitalizzazione è più un onere che una soluzione, i laptop, gli smartphone e i bancomat non essendo, ovviamente, così accessibili come ci immaginiamo.

Gradualmente però, il fantasma della riorganizzazione amministrativa è svanito. Dati recenti di INSCOP mostrano che, negli ultimi due anni, circa il 60% dei romeni ritiene che attraverso la fusione di alcune località si potrebbero migliorare i servizi pubblici (68% a Bucarest, 60-63% in ambito urbano e 58 in ambito rurale – differenze comunque piccole e comprensibili tra i tipi di località).

Inclusi anche le regioni che riuniscono più contee hanno un livello simile di accettazione pubblica. In ultima analisi, la riorganizzazione amministrativa sembra essere accettata come una soluzione per ridurre i costi, ridurre la frammentazione e, forse, spostare il centro di gravità amministrativa verso la regione e ridurre la dipendenza dal centro. Tutto ciò senza il fantasma di mettere in pericolo l'unità nazionale, ideologicamente agitata ogni volta che i municipi vogliono perpetuare un medioevo amministrativo in cui ogni burocrazia locale vuole conservare il suo piccolo comitato. Il fondo di opinione pubblica esiste, resta da vedere se i decisori politici sono in grado di costruire un processo amministrativo con criteri chiari.

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