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EDITORIALI & opinioni

Contraddizioni valoriali o malintesi?

Darie Cristea, director de cercetare INSCOP
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17 settembre 2025, 10:13
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Opinioni
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Dall'inizio di settembre, INSCOP ha reso pubblici diversi dati, sia dal sondaggio commissionato da Polithink, sia dal barometro informat.ro. E seguiranno altri, anche stagionali, se dobbiamo guardare a ciò che accade intorno a noi e, più in generale, nella nostra regione.

In breve, rimane una costante, per così dire, la strana associazione tra la preferenza comunque maggioritaria per l'Europa e i valori occidentali e la percentuale in crescita di coloro che, fino a prova contraria, in diverse forme, ci dicono che vogliono più sovranità in Europa. Come è stato commentato riguardo ai nostri sondaggi, sebbene il voto sovranista sia aumentato negli ultimi anni, sebbene la preferenza per l'appartenenza all'UE sia rimasta sopra il 50% nelle condizioni in cui l'indicatore ha subito un duro colpo in tutta Europa, la vera costante sembra rimanere questa ambiguità valoriale. Sappiamo dal sondaggio INSCOP-Polithink di settembre che il 52% dei romeni non vede l'UE come un fattore di limitazione della nostra sovranità, mentre il 38% crede che lo status di membro dell'UE limiti la nostra indipendenza. Certo, la domanda deve essere sfumata. Quasi 20 anni di appartenenza alla "casa comune europea", come si diceva un tempo, ci hanno insegnato che i romeni apprezzano due cose di questo status di membro: la libertà di circolazione e la possibilità di lavorare all'estero. Sono fatti oggettivi, attestati da molti sondaggi, provenienti da diverse fonti, su un lungo periodo.

La discussione sui valori è più sofisticata e più soggettiva. Quindi non significa che il 38% dei romeni non voglia più in Europa, ma significa che alcuni messaggi che le politiche europee hanno trasmesso negli ultimi anni non sono stati graditi dal pubblico. Oppure, in una parabola della disinformazione, significa che sono stati graditi dal pubblico alcuni messaggi che hanno convinto le persone che dall'Occidente arrivano chissà quali meraviglie. In sé, il fenomeno è molto interessante, se non fosse grave. L'Unione Europea è stata costruita su fatti e rischia di perdere la sua identità, come si suol dire, su parole... Molto simile a ciò che accade nei processi elettorali in quasi ogni stato membro.

È chiaro che stiamo attraversando tempi molto contraddittori dal punto di vista valoriale e, soprattutto, tempi in cui i valori falliscono nel tradurre la realtà. Come dicevo in un'altra occasione, i grandi movimenti sociali non appaiono necessariamente quando la realtà è insopportabile, ma piuttosto quando il divario tra aspettative e realtà è troppo grande.

Molti si meravigliano che, man mano che i romeni si sono adattati alla vita nello spazio UE, l'attrattiva di questo inizia a dare segni di cedimento anche da noi, soprattutto rispetto agli anni immediatamente precedenti o immediatamente successivi all'ammissione. È normale. L'UE non è più "festa". Quante spille con la bandiera dell'UE vediamo ancora appuntate sugli abiti dei romeni, per strada? C'è una tendenza globale a riscoprire un noi collettivo e a valorizzarlo. Non è solo da noi. Tuttavia, l'83% dei romeni crede che lo status di membro dell'UE sia qualcosa di positivo.

Il 65-66% dei romeni crede che il potere decisionale degli stati nell'UE dovrebbe aumentare. Qui c'è una leggera dissonanza cognitiva, nelle condizioni in cui le istituzioni politiche interne continuano a "beneficiare" di una fiducia più bassa rispetto a quelle internazionali. L'88% dei romeni crede che il nostro paese dovrebbe svolgere un ruolo più importante sulla scena internazionale, qualunque cosa significhi...

Questo ritorno alla battaglia locale-globale, nazionale-europea, come negli anni '90, è perlomeno strano. Vogliamo qualcosa, o siamo contro ciò che è stato fino ad ora? Rifiutiamo il globale, o non ci poniamo il problema che la globalizzazione non è così, qualcosa di puramente teorico? Ai tempi in cui eravamo padroni delle nostre risorse, per così dire, avevamo un limite al consumo di gas, l'elettricità si interrompeva quotidianamente e si aspettava, se avevi fortuna nella vita, tre anni in fila per un'automobile Dacia 1310. E non c'era carne nei negozi e nemmeno tanta varietà di alcol da poter almeno ingoiare l'amaro. Ciò che sfugge a molti è che il messaggio anti-sistema, sovranista non va in questa direzione. Non scende nel concreto.

Temo che qui non stiamo parlando di ambiguità e opzioni valoriali. Forse non c'è nessun "sovranità vs Europa" nella mente delle persone. Qui parliamo di una mancanza di definizioni e di una non spiegazione di alcuni concetti e delle realtà che essi designano. Molto probabilmente, alcuni problemi concreti e alcune insoddisfazioni vengono trasferiti in ideologie che costruiscono tanto attorno a loro, fino a deviarle. Così come, forse, nemmeno l'idea di Europa è stata spiegata a sufficienza, oltre al diritto al lavoro e alla libera circolazione.

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