Il Parlamento italiano ha votato a favore del ritorno all’energia nucleare, a quasi 40 anni dal referendum del 1987, organizzato dopo l’incidente di Chernobyl. La decisione conferisce al Governo guidato da Giorgia Meloni il mandato per elaborare il quadro legislativo e tecnico necessario all’integrazione delle moderne tecnologie nucleari nel mix energetico nazionale.
Il piano non prevede la ricostruzione delle vecchie centrali di grandi dimensioni, ma si concentra sui piccoli reattori modulari (SMR) e sui reattori di quarta generazione. L’Esecutivo punta a fare in modo che l’energia nucleare copra almeno l’11% del consumo nazionale di elettricità entro il 2050.
Il Governo sostiene che l’energia atomica sia necessaria per ridurre le emissioni di carbonio, limitare la dipendenza dai combustibili fossili importati e stabilizzare i prezzi dell’elettricità. Attualmente l’Italia deve far fronte ad alcuni dei costi dell’energia più elevati d’Europa, a causa della dipendenza dal gas naturale.
L’opposizione di sinistra e i partiti ecologisti contestano il progetto, citando gli elevati costi, i tempi di attuazione e la gestione dei rifiuti radioattivi. I prossimi passi includono l’adozione delle norme, la creazione di un’autorità indipendente di regolamentazione e lo sviluppo di partenariati europei nel settore nucleare.
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