La Chiesa ortodossa russa ha inviato al fronte in Ucraina un frammento della mano destra del gran principe Dmitri Donskoi, presentato come il «santo comandante», per rafforzare il morale dei militari russi. La reliquia è arrivata a Donec’k, regione ucraina rivendicata e parzialmente occupata dalla Russia, nel quinto anno di guerra.
Il sarcofago in pietra di Donskoi, morto nel 1389 e venerato per la vittoria contro l’Orda d’Oro nella battaglia di Kulikovo del 1380, è stato scoperto quest’estate durante alcuni lavori nella Cattedrale dell’Arcangelo Michele del Cremlino. Vladimir Putin ha ispezionato i resti e li ha descritti come una scoperta «assolutamente unica e meravigliosa».
La reliquia, conservata in un sarcofago decorato e protetta da un vetro antisfondamento, sarà presentata alle unità militari russe lungo la linea del fronte, che si estende per oltre 1.000 chilometri. A Donec’k, comandanti militari, funzionari insediati da Mosca e membri del clero hanno partecipato a una cerimonia religiosa e hanno baciato la reliquia.
La Chiesa ortodossa russa, sostenitrice costante della guerra di Putin, ha presentato il gesto come una fonte di sostegno divino per l’esercito. I critici accusano tuttavia il Patriarcato di Mosca di violare le tradizioni religiose per dimostrare la propria lealtà al Cremlino e trasformare una scoperta storica in uno strumento di propaganda patriottica.
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