La Russia amplia il reclutamento di militari stranieri in America Latina, mentre le testimonianze di alcune reclute e delle loro famiglie mostrano che le promesse di guadagni elevati si sono trasformate, in alcuni casi, nell’invio al fronte in Ucraina. Un reportage di Politico documenta in particolare la situazione dei peruviani reclutati da Mosca.
Il ministero degli Esteri del Perù afferma che 459 peruviani combattono per la Russia, 11 dei quali sono morti e 114 risultano dispersi. Le famiglie sostengono tuttavia che il numero reale sia più alto e accusano gli intermediari del reclutamento di averli indotti in errore e di traffico di esseri umani.
Carlos Lenski Davila Vela, un peruviano di 36 anni, racconta di aver incontrato circa 80 latinoamericani nei campi di addestramento e che quasi tutti sono ora morti o dispersi. Reclutato a maggio, afferma di essere stato inviato in un’unità d’assalto, sebbene credesse che avrebbe operato con i droni, ed è rimasto ferito in Ucraina. In seguito è fuggito da un ospedale russo e ha raggiunto l’ambasciata del Perù a Mosca.
Secondo le autorità ucraine, circa 29.000 stranieri combattono tra le fila dell’esercito russo. Perù, Colombia, Cuba, Brasile, Ecuador e Argentina figurano tra i Paesi presi di mira dalle reti di reclutamento. Le reclute descrivono contratti presentati come opportunità di lavoro, la confisca dei documenti e dotazioni insufficienti, mentre le famiglie chiedono l’intervento delle autorità.
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