Il rapido aumento del prezzo del petrol, generato dal conflitto tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran, ha portato a un aumento della domanda di biocombustibili, nel contesto in cui le preoccupazioni legate alla scarsità di combustibili fossili superano le preoccupazioni riguardanti l'impatto sui prezzi degli alimenti.
Le tensioni geopolitiche hanno interrotto l'approvvigionamento globale di petrolio e gas, e i prezzi del petrolio sono aumentati di oltre il 30% dalla fine di febbraio. In confronto, il prezzo del mais, materia prima essenziale per i biocombustibili, ha registrato un aumento modesto, di circa il 5%. Sullo sfondo dell'aumento dei prezzi dei combustibili fossili, i biocombustibili stanno diventando un'alternativa più accessibile e contribuiscono a temperare i prezzi alla pompa.
Gli stati asiatici, fortemente dipendenti dalle importazioni di petrolio, stanno accelerando la transizione verso i biocombustibili per limitare gli effetti economici del conflitto. Tuttavia, questa tendenza riporta in primo piano le preoccupazioni legate alla sicurezza alimentare, nelle condizioni in cui una parte importante della produzione di cereali è diretta verso la produzione di energia. Sebbene le scorte globali di cereali siano attualmente consistenti, un aumento sostenuto della domanda di biocombustibili potrebbe mettere pressione sui prezzi degli alimenti.
A livello dell'Unione Europea esistono regolamenti rigorosi riguardo all'uso dei biocombustibili, mentre negli Stati Uniti le politiche precedenti hanno favorito la loro integrazione nel processo di raffinazione.
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