Il portavoce della Commissione Europea, Olof Gill, ha dichiarato che il linguaggio minaccioso usato dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky nei confronti del primo ministro ungherese Viktor Orbán è inaccettabile e non aiuta a raggiungere gli obiettivi europei, come la pressione sulla Russia per fermare l'aggressione in Ucraina e l'erogazione di un prestito di 90 miliardi di euro all'Ucraina.
Zelensky ha minacciato di adottare misure militari contro l'Ungheria se questa non sblocca gli aiuti finanziari, accusandola di bloccare le forniture di petrolio e energia. In risposta, Viktor Orbán e il primo ministro slovacco Robert Fico hanno accusato l'Ucraina di ricatto politico, affermando che essa mantiene bloccata la condotta Druzhba, essenziale per l'approvvigionamento di petrolio.
Inoltre, l'Ungheria ha sospeso le forniture di energia verso l'Ucraina e ha bloccato le sanzioni dell'UE contro la Russia, generando ulteriori tensioni nelle relazioni tra i due paesi. Fico ha caratterizzato le minacce di Zelensky come un "grave ricatto" che ha superato i limiti accettabili.
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