La Cina potrebbe prendere in considerazione l'intensificazione della pressione militare su Taiwan dopo le elezioni del 2028, in caso di una nuova vittoria del Partito Democratico Progressista, soprattutto se il presidente Lai Ching Te venisse rieletto, secondo alcune fonti citate da Reuters. Pechino potrebbe ricorrere alla forza se ritenesse che gli sviluppi politici a Taipei escludano la prospettiva di una riunificazione pacifica.
Gli analisti americani sostengono che il 2027 non rappresenti una scadenza fissa per l'avvio di un'invasione, bensì la data entro la quale l'Esercito Popolare di Liberazione dovrebbe disporre delle capacità necessarie per un'eventuale operazione contro Taiwan.
La pianificazione militare della Cina è stata condizionata dalla campagna anticorruzione lanciata da Xi Jinping. Le epurazioni e le indagini hanno ridotto la leadership della Commissione Militare Centrale a due membri attivi, rispetto ai sette precedenti. Le esercitazioni militari cinesi sono state più limitate lo scorso anno, mentre l'attività è aumentata quest'anno, senza che tutti gli obiettivi di preparazione siano stati raggiunti.
I funzionari americani ritengono che un'operazione contro Taiwan dovrebbe svolgersi rapidamente, per evitare un conflitto prolungato. Gli Stati Uniti restano il principale fornitore di armi dell'isola, ma il presidente Donald Trump ha bloccato temporaneamente un pacchetto di assistenza militare del valore di circa 14 miliardi di dollari, utilizzandolo come leva negoziale dopo l'incontro con Xi Jinping. Le divergenze riguardo al calendario delle consegne e alla strategia di Pechino restano al centro delle valutazioni sulla sicurezza.
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