In precedenza, l’Iran aveva avvertito gli Stati Uniti che avrebbe potuto riprendere il conflitto in una forma «più lunga» rispetto allo scontro precedente e aveva trasmesso messaggi di preparazione ad attacchi estesi, anche intensificando gli attacchi contro le infrastrutture nella regione. Allo stesso tempo, Teheran aveva minacciato una «guerra economica», annunciando l’ampliamento delle misure contro il trasporto marittimo nel Golfo Persico e discutendo una zona di esclusione, oltre a un corridoio di navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz.
Da parte americana, i servizi d’intelligence avevano avvertito che l’Iran aveva intensificato gli sforzi per prendere di mira diplomatici e funzionari statunitensi, anche attraverso piani di assassinio in fase avanzata, mentre Washington aveva ridotto il personale in diverse missioni. Parallelamente, la stampa americana aveva riferito che Stati Uniti e Israele stavano preparando scenari per una possibile operazione contro l’Iran dopo le elezioni del 3 novembre, sebbene a livello ufficiale gli Stati Uniti fossero rimasti aperti anche a una soluzione diplomatica.