La giustizia italiana ha deciso di riaprire l’inchiesta sulla morte violenta dello scrittore, regista e giornalista Pier Paolo Pasolini, a quasi 50 anni dal delitto. L’iniziativa è stata annunciata lunedì dall’avvocato Stefano Maccioni, che spera che la nuova indagine possa chiarire definitivamente il caso.
Pasolini, 53 anni, fu trovato morto il 2 novembre 1975 su una spiaggia nei pressi di Roma. L’artista era stato brutalmente picchiato e il suo corpo era stato travolto da un’Alfa Romeo GT. Lo stesso giorno, Giuseppe «Pino» Pelosi, un prostituto di 17 anni, fu sorpreso alla guida dell’auto della vittima e inizialmente si assunse da solo la responsabilità.
Dopo quasi un decennio di carcere, Pelosi ritrattò la sua testimonianza, affermando nel 2005 che Pasolini era stato aggredito da tre uomini non identificati, con accento siciliano. Secondo l’avvocato, i test del DNA hanno indicato la presenza di altre persone sul luogo del delitto.
Maccioni chiede ai testimoni che hanno mantenuto il silenzio di parlare. Tra le ipotesi sul movente del delitto figurano il ricatto, un omicidio commissionato dalla mafia o il coinvolgimento dell’estrema destra. Pasolini rimane una figura controversa della cultura italiana, nota per le sue critiche alla borghesia, alla Chiesa cattolica e al neofascismo.
ม,Fonti
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