Venerdì 2 ottobre 2026, il Parlamento spagnolo ha respinto una legge sulla protezione degli inquilini proposta dal governo di minoranza guidato dal primo ministro Pedro Sánchez. Il voto rappresenta una grave sconfitta per l’esecutivo, che cerca di rispondere alla crisi abitativa e al rapido aumento degli affitti.
La coalizione di governo dispone di soli 147 seggi su 350 e non è riuscita a ottenere il sostegno dei partiti minori. La formazione catalana Junts ha votato insieme all’opposizione, sostenendo che le misure ridurrebbero ulteriormente il numero di abitazioni disponibili.
Il progetto prevedeva il divieto di sfrattare gli inquilini vulnerabili fino al 2030, il congelamento degli affitti esistenti per due anni e norme più severe per le locazioni a breve termine. L’opposizione afferma che le abitazioni non diventano più economiche per decreto, ma attraverso la costruzione di nuove case.
Parallelamente, le proteste si sono intensificate a Madrid. I manifestanti hanno installato tende in diverse città e hanno scandito: «I vostri profitti, la nostra miseria». Il Sindacato degli Inquilini ha annunciato nuove manifestazioni per sabato. Gli affitti sono raddoppiati nell’ultimo decennio, arrivando a quasi 1.200 euro al mese. La stampa spagnola scrive che Sánchez potrebbe convocare elezioni anticipate a novembre se non troverà una soluzione parlamentare.
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