Il Mar Baltico ha subito una drastica perdita d'acqua all'inizio di febbraio, raggiungendo un livello di 67 centimetri al di sotto della media storica, il che rappresenta una diminuzione di circa 275 miliardi di tonnellate.
Questa situazione è causata da una combinazione di forti venti da est e un sistema di alta pressione, che hanno spinto l'acqua verso il Mare del Nord. Gli esperti sottolineano che episodi estremi come questi sono legati ai cambiamenti climatici e alla destabilizzazione del vortice polare, che influenzano le correnti atmosferiche. Il fenomeno è spiegato attraverso l' 'effetto frigorifero aperto', in cui l'aria fredda dall'area artica si sposta verso sud a causa del riscaldamento accelerato della regione artica. Questo disturba gli ecosistemi marini, portando alla fioritura delle alghe e alla riduzione dell'ossigeno, influenzando la biodiversità. I cambiamenti climatici favoriscono anche l'espansione delle specie meridionali nelle regioni settentrionali, generando competizione con la fauna artica. Inoltre, l'aumento delle temperature degli oceani contribuisce allo sbiancamento dei coralli, un processo devastante per le barriere coralline. Sebbene gli sforzi per ridurre l'inquinamento abbiano avuto un impatto positivo, il Mar Baltico rimane un ecosistema fragile, e il processo di auto-purificazione è lento, richiedendo decenni per riprendersi.
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