Il mondo sta attraversando uno dei periodi più tesi dalla fine della Seconda guerra mondiale, avverte Gideon Rachman, commentatore di politica estera del Financial Times, in un’analisi sul rischio di una possibile Terza guerra mondiale. I conflitti in corso, le rivalità tra le grandi potenze e l’incertezza riguardo agli impegni militari degli Stati Uniti possono trasformare le crisi regionali in confronti internazionali.
Secondo i dati dell’International Crisis Group citati dalla pubblicazione, nel mondo sono attivi 65 conflitti armati, il livello più alto dalla fine della Seconda guerra mondiale. La guerra della Russia contro l’Ucraina continua, le tensioni tra Stati Uniti e Iran influenzano il Medio Oriente, mentre la Cina consolida le proprie capacità militari e le pressioni su Taiwan.
Un fattore di preoccupazione è rappresentato dalla cooperazione sempre più stretta tra Russia, Cina, Iran e Corea del Nord. Mosca e Pyongyang hanno firmato nel 2024 un trattato di assistenza militare reciproca, mentre la Cina continua a sostenere la Russia sul piano economico e tecnologico.
Rachman sottolinea che una guerra mondiale comporterebbe scontri diretti tra le grandi potenze e operazioni su più continenti. Queste condizioni non si verificano attualmente, ma gli incidenti con droni, i sabotaggi e l’ambiguità sull’applicazione delle garanzie di sicurezza aumentano il rischio di un’escalation accidentale. L’articolo 5 della NATO resta il principale strumento di deterrenza in Europa.
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