Due sospetti sono accusati di aver tessuto una rete di menzogne – coinvolgendo un "interposto" e garanzie false – per ottenere 170.000 euro per un affare che non è mai esistito.
Roma, 22 gennaio 2026 – Su richiesta della Procura Europea (EPPO) di Roma, la Polizia Finanziaria Italiana (Guardia di Finanza) ha eseguito un'importante operazione di sequestro in Sardegna. L'operazione riguarda un caso sospetto di frode con sovvenzioni che coinvolge un progetto imprenditoriale nell'arcipelago di La Maddalena, di cui le autorità affermano che non è mai stato effettivamente realizzato. Il sequestro di beni per un valore di 94.000 euro segna un passo chiave nel recupero dei fondi destinati a stimolare il turismo locale, ma che sarebbero stati dirottati a scopi personali.
In breve
Le autorità italiane hanno confiscato 94.000 euro in contante, veicoli e quote di proprietà, a seguito di un'ordinanza del Tribunale di Tempio Pausania.
L'inchiesta riguarda un grant di circa 170.000 euro destinato alla costruzione di un chiosco sulla spiaggia Cardellino, che è rimasto incompiuto.
I sospetti avrebbero utilizzato un "interposto" per eludere le restrizioni legali e hanno presentato garanzie false per sbloccare i fondi.
L'inchiesta si concentra su due persone sospettate di aver orchestrato uno schema per ottenere in modo fraudolento finanziamenti pubblici per un valore totale di circa 170.000 euro. Questo pacchetto di finanziamento era un mix di risorse europee e nazionali: il 50% era garantito tramite grant UE, mentre il restante 50% era garantito tramite strumenti nazionali di sostegno progettati per aiutare le piccole e medie imprese (PMI). Lo scopo dichiarato dei fondi era la costruzione e gestione di un chiosco turistico sulla pittoresca spiaggia Cardellino di La Maddalena. Tuttavia, gli investigatori hanno constatato che, nonostante il flusso di fondi, il progetto non è mai stato completato.
Secondo l'EPPO, i sospetti – agendo in qualità di rappresentante legale e amministratore di fatto della società beneficiaria – hanno utilizzato metodi sofisticati per frodare il sistema. Per eludere le regole legali riguardanti l'incompatibilità degli affari, avrebbero utilizzato una "registrazione fittizia", trasferendo la società a nome di una terza parte (un "interposto" o "uomo di paglia"), mantenendo nel contempo il controllo reale dietro le quinte.
Inoltre, la frode si è estesa anche alla documentazione finanziaria presentata alle autorità. Per ottenere i fondi iniziali e mantenerli nonostante la mancanza di progressi, i sospetti sono accusati di aver presentato documenti falsi o ingannevoli. Questi includevano documenti fiscali falsificati per simulare la salute finanziaria e, in modo cruciale, una garanzia falsa (polizza di garanzia) destinata a garantire all'ente di finanziamento che l'investimento è protetto.
Per garantire il possibile recupero del danno causato ai bilanci dell'UE e nazionali, il giudice istruttore del Tribunale di Tempio Pausania ha ordinato il sequestro preventivo. La Guardia di Finanza ha agito rapidamente per bloccare i beni corrispondenti ai presunti proventi del reato. Questi beni includono fondi detenuti in vari conti bancari, azioni della società, veicoli e una quota di proprietà di un immobile residenziale.
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