Prima della decisione della Banca d’Inghilterra, i mercati seguivano soprattutto le reazioni delle banche centrali europee e americane. La BCE ha mantenuto il tasso sui depositi al 2,50% e ha avvertito che un rincaro più ampio dell’energia potrebbe alimentare l’inflazione e frenare la crescita, mentre la Federal Reserve ha portato il tasso di riferimento al 3,75%-4% e ha segnalato che potrebbe seguire un ulteriore aumento entro la fine dell’anno.
Nel Regno Unito, i dati pubblicati in precedenza indicavano una crescita dell’economia dello 0,4% nel secondo trimestre, offrendo un «momento di respiro», ma con il rischio che l’inflazione rimanesse un problema per i redditi reali; la Bank of England stimava allora un’inflazione di circa il 3,2% nel corso dell’anno.