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ANALISI Come l'Ucraina ha trasformato il profondo territorio russo in zona di guerra

Călin Nicolescu
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22 maggio 2026, 16:07
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Esclusivo
Foto Credit: Danil Kiselev / Zuma Press / Profimedia
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Mentre il fronte nell'est dell'Ucraina sembra bloccato in una guerra di usura, il vero cambiamento avviene a centinaia e persino oltre mille chilometri di distanza: droni e missili ucraini colpiscono sempre più spesso raffinerie, fabbriche militari e nodi logistici nel cuore della Russia, trasformando ciò che il Cremlino presentava come un "posto sicuro" in una zona esposta, vulnerabile e inquieta.

La nuova realtà: la guerra arriva nel cuore della Russia

Nell'ultimo anno, ma soprattutto negli ultimi mesi, l'Ucraina è passata da attacchi sporadici nelle vicinanze del fronte a una campagna sistematica di attacchi in profondità, che mirano a infrastrutture militari e energetiche situate a centinaia e persino oltre mille chilometri all'interno della Russia. Droni e missili di concezione ucraina hanno colpito raffinerie, terminal petroliferi, fabbriche militari e nodi logistici in regioni considerate fino a poco tempo fa "posti sicuri", dall'area Mosca-San Pietroburgo fino agli Urali.

Analisi indipendenti mostrano che, grazie all'estensione del raggio d'azione dei droni e dei missili da crociera prodotti localmente, circa un quarto della superficie della Russia e oltre il 70% della sua popolazione si trova ora, almeno teoricamente, nel raggio d'azione delle armi ucraine. Nel marzo 2026, le stime di alcuni ricercatori OSINT indicavano che l'Ucraina aveva lanciato circa 7.000 droni in un solo mese, per la prima volta più della Russia, una parte significativa dei quali è stata utilizzata in missioni profonde sul territorio russo.

Come è possibile: spiegazione tecnica

L'estensione del raggio d'azione si basa innanzitutto sullo sviluppo di un arsenale interno di droni a lungo raggio e di missili da crociera prodotti in Ucraina, completati da alcune capacità fornite da stati occidentali. Kiev ha puntato su piattaforme relativamente economiche, con motori civili adattati, capaci di volare per centinaia o oltre mille chilometri, guidate tramite GPS, sensori inerziali e, sempre più spesso, algoritmi di intelligenza artificiale che aiutano nella navigazione e nell'evitare parzialmente la difesa aerea.

Oltre al raggio d'azione, conta anche la volumetria: missioni con decine o centinaia di droni lanciati simultaneamente costringono e saturano il sistema difensivo russo, mentre alcuni vettori sono utilizzati deliberatamente come "esche" per rivelare le posizioni delle batterie di difesa aerea. Da alcuni anni, l'Ucraina insegue sistematicamente radar, batterie Buk, Tor, Pantsir e S-300/S-400, utilizzando anche attacchi a medio raggio (30-180 km) per "creare" corridoi aerei attraverso i quali i droni a lungo raggio possono passare più facilmente verso obiettivi situati a centinaia o migliaia di chilometri di distanza.

Logica strategica: cosa cerca Kiev

A livello strategico, la campagna ha almeno quattro obiettivi principali.

1. Indebolire la capacità militare russa: l'Ucraina mira a fabbriche di armamenti, depositi di munizioni, centri di addestramento (inclusi per piloti di droni) e nodi logistici direttamente legati allo sforzo bellico. Recenti attacchi contro strutture militari e centri di addestramento sul territorio controllato dalla Russia, inclusi nella zona di Snijne o in alcuni depositi nei pressi di Mosca, si inseriscono in questa logica di "colpire il cervello del sistema", non solo alla periferia.

2. Colpire l'infrastruttura energetica e petrolifera: Raffinerie, terminal di esportazione, depositi e condotte sono tra gli obiettivi preferiti dei droni a lungo raggio, il che ha portato a una diminuzione del volume di lavorazione del petrolio al livello più basso dal 2009, secondo i dati citati da Bloomberg. Gli attacchi contro l'infrastruttura petrolifera riducono le entrate fiscali del Cremlino, complicano l'approvvigionamento interno di carburante e costringono la Russia a spendere risorse considerevoli per riparazioni e per rafforzare la protezione di questi obiettivi.

3. Costringere la dispersione della difesa aerea: gli attacchi a lungo raggio costringono Mosca a ridistribuire batterie antiaeree da vicino al fronte verso regioni considerate fino ad ora relativamente sicure – l'area di Mosca, San Pietroburgo, nodi industriali e petroliferi. Gli analisti citati da Reuters notano che questa dispersione indebolisce la protezione delle truppe russe in prima linea e crea opportunità per attacchi più efficaci a medio raggio, contro depositi, centri di comando e colonne logistiche.

4. Erodere il sentimento di "invulnerabilità" interna: Oltre all'effetto materiale, l'Ucraina cerca di dimostrare alla popolazione russa che la guerra non è più un "evento televisivo" lontano, ma può colpire direttamente città e regioni lontane dal fronte. Il messaggio politico implicito è che la decisione di continuare la guerra ha costi sempre più visibili anche sul territorio della Federazione Russa.

Reazioni della Russia: tra propaganda e ansia

In ambito ufficiale, il Cremlino continua a minimizzare l'impatto di questi attacchi, insistendo sul fatto che la maggior parte dei droni vengono abbattuti e che i danni sono "limitati" o rapidamente riparati. Tuttavia, le ammissioni provenienti dall'interno del sistema russo delineano un quadro molto più cupo. Un ex capo dei servizi segreti delle forze di terra russe ha ammesso pubblicamente che il numero di droni ucraini che raggiungono il territorio russo è aumentato di 2,5 volte in pochi mesi e ha qualificato la situazione come "cose brutte".

In questo contesto, le autorità hanno introdotto o ampliato misure di sicurezza in diverse regioni – restrizioni di volo, sistemi di allerta civile, spostamento delle lezioni scolastiche in modalità online in città come Lipetsk, Penza, Stavropol o Ceboksary, invocando "la minaccia dei droni". I sondaggi di istituti vicini al potere, come VCIOM, indicano un aumento del livello di ansia tra i russi negli ultimi mesi, circa un quarto degli intervistati dichiarando di sentirsi più preoccupati rispetto a prima a causa dell'evoluzione della guerra e degli attacchi.

Nel panorama mediatico, la propaganda cerca di giocare su due fronti: da un lato, attribuisce gli attacchi al "regime di Kiev" e al "Occidente collettivo", insistendo sull'idea di una vendetta imminente; dall'altro, evita di riconoscere la portata delle vulnerabilità strutturali della difesa aerea, per non minare l'immagine di uno stato forte e di un controllo totale.

Effetti militari sull'andamento della guerra

Gli effetti diretti e immediati degli attacchi a lungo raggio sono difficili da quantificare, ma ci sono alcune tendenze chiare.

In ambito logistico, la perturbazione delle raffinerie, dei terminal di esportazione e dei depositi di carburante mette pressione sulle catene di approvvigionamento dell'esercito russo, soprattutto per quanto riguarda il carburante per trasporti, aviazione e mezzi corazzati. Anche se la Russia dispone di riserve considerevoli, l'interruzione o la riduzione dell'attività di alcune strutture strategiche si traduce in costi aggiuntivi, riconfigurazione delle rotte e ritardi.

In ambito operativo, gli analisti militari consultati da Reuters e dall'Institute for the Study of War notano che il ritmo dei progressi russi al fronte è diminuito negli ultimi mesi, uno dei fattori citati è proprio la combinazione di attacchi a medio e lungo raggio, che colpiscono radar, difesa aerea, depositi e centri di comando fino a 150-200 km dietro la linea di contatto. Questi attacchi "in profondità" costringono i comandanti russi a operare con riserve più disperse e con linee di approvvigionamento più lunghe e più esposte.

A livello strategico, il fatto che l'Ucraina possa proiettare forza a 1.500-2.000 km all'interno della Russia cambia il rapporto di percezione: un territorio che era considerato quasi impossibile da difendere completamente diventa una vulnerabilità strutturale, non solo un vantaggio di profondità. Questa realtà crea una pressione politica aggiuntiva su Mosca, anche in eventuali future negoziazioni, dove la capacità di mantenere una campagna di attacchi a lungo raggio può essere utilizzata come strumento di deterrenza o di negoziazione.

Nel breve termine, questi attacchi non sembrano portare a un cambiamento radicale di atteggiamento da parte del Cremlino – il presidente russo continua a proiettare l'immagine di una campagna "sotto controllo". Ma, nel medio termine, la combinazione di pressioni economiche, militari e psicologiche potrebbe erodere gradualmente la capacità della Russia di sostenere una guerra di usura su larga scala nelle attuali condizioni.

Analisi realizzata con l'aiuto di Perplexity

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