La Romania ha accise sui carburanti significativamente superiori ai minimi UE e molto poco margine legale per ridurle senza deroga, ma ha alcuni scenari fiscali e parafiscali per attenuare lo shock dell'aumento del prezzo del petrolio causato dalla guerra con l'Iran.
Il livello delle accise e le regole UE
Nel 2026, l'accisa è di circa 3,06 lei/l per benzina senza piombo e 2,80 lei/l per gasolio, secondo il MF e la stampa economica.
Convertito in euro, la Romania arriva a circa 0,50 euro/l di benzina e circa 0,55 euro/l di gasolio (circa 551 euro/1.000 l), ovvero oltre il minimo europeo di 359 euro/1.000 l per benzina e 330 euro/1.000 l per gasolio stabilito dalla Direttiva 2003/96/CE.
La direttiva impone tassi minimi, non massimi: gli stati non possono scendere sotto questi minimi senza una deroga esplicita dalla Commissione, e il MF ha spiegato pubblicamente che una riduzione del tipo "metà accisa" violerebbe direttamente la direttiva e esporrebbe la Romania a un'infrazione.
In breve, la Romania rispetta il quadro europeo, ma ha scelto di posizionarsi molto al di sopra delle soglie minime, il che amplifica l'impatto degli aumenti delle quotazioni internazionali sul prezzo finale alla pompa.
Dove si trova la Romania rispetto ad altri stati UE
I dati recenti mostrano che la Romania si colloca nella parte alta della UE per quanto riguarda il livello di tassazione sui carburanti, mentre stati come Bulgaria o Malta rimangono molto vicini ai minimi europei.
La Romania è, quindi, sopra i paesi di confine con accise minime (Bulgaria, Malta, in parte Ungheria) e sotto i campioni della tassazione (Italia, Olanda, Danimarca), ma con una struttura fiscale che pone un onere sproporzionato sul gasolio, il che influisce sulla competitività del trasporto.
Scenari della Romania per limitare l'esplosione dei prezzi
Di fronte a uno shock di offerta generato dal conflitto con l'Iran, la Romania ha un insieme limitato di leve fiscali dirette da Bucarest e un insieme di leve macro e strutturali ancorate nell'UE.
1. Scenari fiscali diretti
Riduzione temporanea dell'accisa, con deroga
Una riduzione significativa sotto 330/359 euro/1.000 l richiederebbe una deroga dalla Commissione, simile a schemi adottati durante la pandemia o dopo l'invasione russa in Ucraina.
Politicamente, significherebbe aprire una negoziazione: argomento di crisi energetica scatenata dalla guerra in Iran, impatto inflazionistico e di competitività nella regione; economicamente. Un tale passo comporterebbe perdite di bilancio dell'ordine di miliardi di lei all'anno, compensabili solo attraverso altre tasse o tagli di spesa.
Rimborso parziale dell'accisa per settori critici
Lo schema di rimborso dell'accisa sul gasolio per i trasportatori, utilizzato anche in passato, consente di mantenere formalmente il livello "sulla carta" sopra il minimo, ma restituendo una parte ai professionisti (trasporto su strada, forse agricoltura, logistica).
UNTRR chiede esplicitamente il rimborso di circa 60 bani/l, il che lascerebbe l'accisa netta ancora sopra la soglia minima UE, ma tempererebbe la migrazione delle forniture verso Bulgaria e Ungheria.
Misure di tipo plafonamento/compensazione alla pompa
Una variante è la compensazione diretta del prezzo alla pompa (es: 50 bani – 1 leu/litro, sostenuta dal bilancio), senza modificare formalmente l'accisa.
Il costo per il bilancio è diretto e alto, ma il meccanismo è rapido, facile da comunicare politicamente e può essere calibrato mensilmente in base alle quotazioni del petrolio – in uno scenario in cui il petrolio Brent rimane stabile sopra 90-100 dollari/barile, la compensazione diventa però difficile da sostenere nel lungo termine.
Aggiustamento di altre componenti fiscali
La quota di IVA sui carburanti (aumentata al 21% dal 2026) è un'altra leva: una riduzione puntuale al 19% o anche più in basso, temporaneamente, taglierebbe alcune decine di bani/l, ma influenzerebbe le entrate generali.
Un'altra direzione sarebbe l'eliminazione o la riduzione di alcuni contributi/para-tasse (es. componenti ambientali) per un periodo di crisi, ma anche queste sono in gran parte condizionate dagli obiettivi di transizione verde assunti a livello UE.
2. Scenari parafiscali e di politica pubblica
Schemi destinati a sostenere la popolazione vulnerabile
Buoni di mobilità o sussidi per il trasporto nelle aree periurbane e rurali fortemente dipendenti dall'automobile, per evitare l'esplosione delle disuguaglianze sociali.
Estensione dei sussidi per il trasporto pubblico (locale e ferroviario) per trasferire parte della pressione dalla benzina/gasolio verso mezzi collettivi.
Accelerazione della transizione verso combustibili alternativi
Sussidi più aggressivi per l'elettrificazione del trasporto pubblico, dell'infrastruttura di ricarica e delle flotte commerciali ibride o elettriche, come misura strutturale per ridurre la dipendenza dal petrolio importato.
In parallelo, incentivi per un consumo ridotto (ecobonus per auto efficienti, tasse di immatricolazione legate alle emissioni, ecc.), con un calendario chiaro, per non generare shock aggiuntivi a breve termine.
Coordinamento regionale e utilizzo delle scorte strategiche
Utilizzo coordinato delle scorte di riserva e accordi con le raffinerie della regione per attenuare i picchi di prezzo generati da shock sulle catene di approvvigionamento.
Allineamento con le politiche UE riguardanti il plafonamento del prezzo del petrolio proveniente da determinate regioni e utilizzo di strumenti comuni di acquisto (simile al gas) per aumentare il potere di negoziazione.
Impatto della guerra con l'Iran e opzioni della Romania
Il conflitto in Iran e il rischio di blocco nello Stretto di Hormuz reintroducono un "premio geopolitico" nel prezzo del petrolio, paragonabile agli episodi del 2019-2022.
Scenari di mercato:
Escalation moderata, senza blocco significativo delle esportazioni: +10-20 dollari/barile rispetto ai livelli pre-conflitto, con stabilizzazione nella zona 80-90 dollari/barile.
Seri disturbi delle esportazioni iraniane e dei suoi alleati: quotazioni verso 90-100 dollari/barile per Brent, rendendo realistico lo scenario di benzina oltre 9 lei/l in Romania.
Blocco o attacco sistematico alle infrastrutture nel Golfo (scenari di crisi globale): salti episodici di prezzo oltre 100 dollari/barile, con estrema volatilità.
In questi scenari, la Romania non può influenzare il prezzo globale del petrolio, ma può: attenuare il passaggio dello shock verso il prezzo finale attraverso il mix di accise, IVA e schemi di rimborso; proteggere la competitività di alcuni settori chiave (trasporto, agricoltura, logistica) attraverso il rimborso parziale dell'accisa; reindirizzare il più possibile il traffico urbano verso il trasporto pubblico e alternative meno dipendenti dal petrolio.
Prospettive per il prezzo del petrolio nel 2026
Le previsioni "di base" delle agenzie internazionali, formulate prima dell'escalation completa del conflitto, indicavano per il 2026 un prezzo del Brent nella fascia 56-65 dollari/barile, sullo sfondo di un'eccesso di offerta e di un rallentamento della domanda. L'EIA prevede un prezzo medio di circa 56 dollari/barile per Brent nel 2026, con scorte globali in aumento, il che sarebbe, teoricamente, favorevole per la Romania.
Fitch Ratings lavora con un'ipotesi di 65 dollari/barile, sempre su uno scenario di offerta confortevole e domanda in moderazione.
La guerra con l'Iran introduce però un rischio asimmetrico al rialzo e qualsiasi seria perturbazione delle esportazioni dal Golfo può spingere temporaneamente le quotazioni molto oltre questi livelli, anche se, strutturalmente, il trend rimane uno di "plateau discendente" man mano che la transizione energetica avanza.
Conclusioni
In un'economia già fragile a causa dell'inflazione e della consolidazione fiscale, lo shock importato attraverso il prezzo del petrolio rischia di colpire simultaneamente il potere d'acquisto della popolazione e la competitività delle imprese, soprattutto in un paese ai margini dell'Unione Europea, dipendente dal trasporto su strada e con accise significativamente superiori al minimo europeo. La Romania non può cambiare la quotazione del barile e nemmeno l'architettura di base della Direttiva europea sulle accise, ma può decidere come distribuire il costo di questo shock tra bilancio, aziende e consumatori – e quanto coerentemente utilizza gli strumenti fiscali, parafiscali e di politica pubblica.
La vera decisione non è se "tagliare" l'accisa, ma come calibrare un mix credibile di misure temporanee (compensazione, rimborso parziale, eventuali deroghe negoziate con Bruxelles) e riforme strutturali (efficienza energetica, alternative al petrolio) in modo che la Romania non rimanga cattiva, ad ogni crisi geopolitica, nella logica pompieristica di un'ordinanza d'emergenza provvidenziale. Senza un tale quadro, ogni nuovo salto delle quotazioni – che provenga dallo Stretto di Hormuz o da un'altra zona di conflitto – significherà la stessa spirale prevedibile: prezzi esplosi alla pompa, pressione sociale, improvvisazioni fiscali e, infine, una nota di pagamento sempre più alta per un'economia già intrappolata "nel mezzo" tra le regole dell'Unione e la realtà alla pompa.
Analisi realizzata con il supporto di Perplexity
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