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ANALISI Cosa guadagnerebbe e cosa perderebbe la Romania se accettasse la richiesta degli Stati Uniti di diventare "porta" verso l'Iran

Nicoleta Onofrei
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10 marzo 2026, 16:58
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militari americani la baza Mihail Kogalniceanu FOTO: Inquam Photos / George Călin
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La Romania è in procinto di decidere se trasformare la base Mihail Kogălniceanu in anello europeo di una campagna militare americana in Medio Oriente. Un eventuale via libera del CSAT per la dislocazione temporanea di aerei da combattimento e militari americani, nel contesto della guerra con l'Iran, porterebbe chiari guadagni in termini di sicurezza e capitale politico nei rapporti con Washington, ma amplificherebbe anche i rischi che il paese venga percepito come un obiettivo legittimo nella logica delle rappresaglie iraniane e degli attacchi asimmetrici.


Secondo G4Media, i colloqui sono iniziati informalmente, ma avvengono sullo sfondo di un interesse più antico degli Stati Uniti di utilizzare Kogălniceanu per eventuali interventi in Medio Oriente, dopo che la base è stata già utilizzata discretamente nell'operazione "Midnight Hammer" del giugno 2025 contro le installazioni nucleari iraniane.


Le lezioni di altre basi: Cipro, Turchia e il modello europeo


L'esperienza recente di Cipro e Turchia dimostra che le basi NATO o occidentali diventano automaticamente obiettivi nella logica delle rappresaglie iraniane o di attori vicini (milizie, proxy, gruppi affiliati).


La base britannica di Akrotiri a Cipro è stata presa di mira da attacchi con droni e missili iraniani, in un contesto in cui Londra ha messo a disposizione degli Stati Uniti infrastrutture per "operazioni difensive specifiche", e la pressione su questa infrastruttura è aumentata con il suo utilizzo per attacchi aerei.


In questo stesso contesto, la base americana di Incirlik (Turchia) è stata in passato esplicitamente inclusa nella retorica e negli scenari di rappresaglie di Teheran e dei gruppi alleati, anche se Ankara ha calibrato rigorosamente il modo in cui consente l'utilizzo della sua infrastruttura. Inoltre, due missili sono entrati nell'ultimo settimana nello spazio aereo turco e sono stati distrutti dalla NATO.


In ambito europeo, le reazioni sono divergenti: la Germania ha comunicato, tramite il vicecancelliere Lars Klingbeil, che "non parteciperemo a questa guerra", esprimendo dubbi sulla compatibilità della campagna con il diritto internazionale e rifiutando un coinvolgimento militare diretto. La Francia, tramite Emmanuel Macron, ha dichiarato che "non si impegnerà in questa guerra" contro l'Iran, limitandosi a difendere i cittadini e gli alleati, senza un impegno offensivo.


Il Regno Unito ha messo a disposizione degli Stati Uniti basi militari per missioni di difesa, mentre l'Italia ha annunciato l'invio di capacità di difesa aerea nel Golfo e ha mobilitato una nave verso Cipro, ma con la restrizione esplicita che le sue basi non siano utilizzate per bombardamenti.


Questa frammentazione europea crea una finestra di opportunità per stati disposti a offrire infrastrutture con profilo più elevato, e la Romania è già profilata in analisi come quella di Sabina Fati (Deutsche Welle) come stato che "cerca di tornare nel solco degli Stati Uniti" proprio attraverso la disponibilità di mettere a disposizione basi e corridoi logistici.


Cosa guadagna la Romania se accetta gli aerei e i militari USA a Kogălniceanu


Dal punto di vista militare, il primo guadagno è il rafforzamento della sicurezza sul fianco orientale. La richiesta degli Stati Uniti di dislocare aerei da combattimento e truppe a Mihail Kogălniceanu arriva nel contesto in cui Washington ha mobilitato oltre 150 aerei in Europa e Medio Oriente, preparando una risposta estesa all'escalation del conflitto con l'Iran. Il CSAT ha in agenda proprio questo legame: "la situazione in Medio Oriente. Implicazioni per la Romania" e "analisi della dislocazione temporanea sul territorio della Romania di alcune capacità militari", il che dimostra che Bucarest considera la presenza americana parte integrante della propria architettura di sicurezza.


La base Mihail Kogălniceanu è già uno dei principali punti di presenza americana in Romania, modernizzata in un programma di circa 2,5 miliardi di lei fino al 2030 e pronta ad ospitare migliaia di militari. Un'analisi di Deutsche Welle ricorda che questa infrastruttura è stata utilizzata negli ultimi due decenni in quasi tutte le principali campagne degli Stati Uniti – dalla seconda guerra in Iraq e Afghanistan alle operazioni del 2025 legate al conflitto Israele-Iran, Midnight Hammer – e che il piano è che qui funzioni, in prospettiva, la più grande base NATO in Europa, con circa 10.000 militari. In questo contesto, una nuova dislocazione legata alla guerra in Iran non sarebbe una rottura, ma la continuazione di un ruolo già assunto.


Il secondo guadagno principale è il capitale politico nei rapporti con Washington. L'ex ministro degli Esteri Adrian Cioroianu sintetizza questa posta, a Digi24, in una formula diretta: "Questo significa una valorizzazione del nostro posto sulla mappa e un partenariato con gli Stati Uniti, manifestato concretamente attraverso la base di Kogălniceanu. Questo significa che gli Stati Uniti si stanno preparando in caso di prolungamento del conflitto nella zona del Medio Oriente".


Per Cioroianu, un rifiuto sarebbe difficile da giustificare strategicamente: "Non guadagniamo nulla se diciamo di no", afferma, suggerendo che la Romania sta consolidando il suo status di alleato credibile proprio attraverso la disponibilità di mettere l'infrastruttura a disposizione di un partner in crisi.


Questo argomento è rafforzato dall'analisi Deutsche Welle, che parla della "vecchia lealtà militare" della Romania nei confronti degli Stati Uniti e dell'ambizione di trasformare Kogălniceanu nel pivot militare del partenariato strategico. Nelle condizioni in cui Germania o Francia si delimitano chiaramente dalla partecipazione militare al conflitto con l'Iran, preferendo formule difensive e politiche, una decisione favorevole del CSAT consoliderebbe il profilo della Romania come alleato di prima linea, con potenziali dividendi in altri dossier – dalla difesa all'energia o infrastrutture critiche.


Non per ultimo, la Romania può guadagnare militarmente e tecnologicamente. Qualsiasi dislocazione aggiuntiva comporta investimenti in infrastrutture, sistemi di comando e controllo, difesa aerea e anti-drone, secondo il modello di Deveselu o dei poligoni utilizzati per l'addestramento con tecnologia americana. L'esperienza di Cipro, dove la base RAF Akrotiri è stata massicciamente modernizzata per far fronte all'ondata di droni iraniani, dimostra che gli stati ospitanti sono obbligati a accelerare la modernizzazione della difesa, il che può lasciare in seguito capacità utili anche dopo la conclusione della campagna.


Cosa rischia la Romania se diventa la "porta" americana verso l'Iran


I guadagni arrivano però con rischi chiari. Il primo è un profilo più elevato di obiettivo, anche se la Romania rimane sotto l'ombrello della NATO. La guerra in Iran ha già creato un precedente storico: per la prima volta, una base occidentale in Europa – RAF Akrotiri a Cipro – è stata colpita da droni e missili nell'ambito delle rappresaglie iraniane. La stampa britannica e internazionale nota che l'attacco è avvenuto dopo che Londra ha messo esplicitamente la base a disposizione degli Stati Uniti e di Israele per operazioni di supporto, trasformando Cipro in un obiettivo nella logica di Teheran.


Parallelamente, le cronologie realizzate da think tank americani mostrano che, solo nel 2024-2025, le milizie pro-iraniane hanno eseguito oltre 160 attacchi con droni, missili e missili da crociera contro le basi americane in Iraq, Siria e Giordania, proprio per "degradare" la presenza militare degli Stati Uniti e costringere i governi locali a ridurre la cooperazione.


L'analista militare Sandu Valentin Mateiu riassume questa dottrina in un'intervista per Euronews Romania: "Nel momento in cui viene attaccato, l'Iran risponderà attaccando tutte le basi americane nella regione, rispettivamente i paesi arabi della regione. Questo sarebbe la degradazione delle capacità militari degli Stati Uniti. Il secondo, politico. Politico significa costringere la leadership di quel paese a non dare più supporto agli Stati Uniti".


Anche se la Romania non è "nella regione" in senso stretto, il modello di Cipro dimostra che la geografia diventa flessibile quando una base europea è effettivamente utilizzata nel teatro operativo contro l'Iran. L'expertise militare locale considera un attacco iraniano diretto contro una base NATO, come Deveselu, "poco probabile", proprio perché scatenerebbe un'escalation con l'intera Alleanza, ma attira l'attenzione sul fatto che la zona grigia – attacchi informatici, sabotaggi, minacce credibili – rimane aperta.


Una Romania che ospita aerei americani coinvolti nel conflitto con l'Iran entra automaticamente in questa zona di rischio.


A livello interno, ci sono anche vulnerabilità di percezione e sicurezza. La base di Kogălniceanu è già un obiettivo privilegiato per disinformazione e speculazioni, dalle narrazioni russe sulla "porta d'ingresso in guerra" fino agli scenari cospirazionisti veicolati nello spazio pubblico.


Un ruolo più visibile della base nel conflitto con l'Iran alimenterà tali narrazioni, fornendo materiale propagandistico per campagne anti-NATO e anti-USA, ma anche per sfruttare le legittime paure della popolazione riguardo al rischio di attacco. L'analista politico Bogdan Chirieac avvertiva recentemente, in un'analisi sulla crisi iraniana, che "abbiamo tutte le ragioni di preoccupazione per tutto ciò che sta accadendo", insistendo sul fatto che la Romania deve essere presente nell'architettura di sicurezza, ma estremamente attenta ai costi di un coinvolgimento troppo visibile in una guerra in cui "non ha nulla da cercare" come parte belligerante.


In cima a tutto ciò aleggia anche il rischio economico. L'amministrazione presidenziale ha esplicitamente inserito nell'agenda del CSAT la valutazione dell'impatto degli eventi in Medio Oriente sul mercato petrolifero romeno. In un contesto in cui le rotte di trasporto e i prezzi dell'energia sono già volatili, un coinvolgimento più diretto nel supporto delle operazioni statunitensi può amplificare le pressioni sull'economia, dai costi dei combustibili alle catene logistiche di esportazione. Inoltre, la crescente dipendenza dall'ombrello americano può accentuare la percezione, in alcune capitali europee, che la Romania definisca la propria rilevanza quasi esclusivamente attraverso il ruolo di ospite per capacità statunitensi, complicando la sua posizione nel dibattito sull'autonomia strategica europea.


Implicazioni strategiche: tra lealtà verso gli Stati Uniti e il rischio di diventare un obiettivo


Nel lungo termine, una decisione favorevole del CSAT sancirebbe la Romania come hub strutturale nell'infrastruttura militare americana orientata verso il Medio Oriente, non solo come base di transito occasionale. La base Kogălniceanu rientrerebbe praticamente nella stessa categoria concettuale di Akrotiri o Incirlik: uno spazio da cui si può proiettare forza aerea verso l'Iran, con tutte le conseguenze che derivano da questa posizione.


Deutsche Welle osserva che Bucarest punta da anni su questa carta, cercando di trasformare la lealtà militare in un argomento di peso nel dialogo con Washington e nelle negoziazioni all'interno dell'UE.


L'ex ministro degli Esteri Cristian Diaconescu, in un'intervista recente, descrive la Romania come uno stato "alla confluenza di due guerre" – quella con la Russia a est e quella con l'Iran in Medio Oriente – e suggerisce che proprio questa posizione fa sì che qualsiasi decisione riguardante Kogălniceanu abbia effetti moltiplicati.


Cioroianu aggiunge una sfumatura importante: riconosce esplicitamente che "certo, dobbiamo considerare anche i rischi", ma torna all'idea che un rifiuto non porterebbe benefici reali, né in termini di sicurezza, né in termini politici. Al contrario, l'accettazione – con condizioni chiare e una comunicazione trasparente – può consolidare lo status della Romania nella NATO e nei rapporti bilaterali con gli Stati Uniti, mentre i rischi possono essere gestiti attraverso il rafforzamento della difesa aerea, della difesa anti-drone e delle infrastrutture critiche, lezione appresa anche dagli attacchi contro la base di Cipro.


In riflessione, commentatori e consulenti politico-mediatici, con profilo partigiano come Bogdan Chirieac o Dan Andronic avvertono, da angolazioni diverse, che trasformare Kogălniceanu in un "alternativa a Incirlik" e in una porta d'ingresso delle forze americane verso l'Iran può complicare molto la situazione della Romania nel caso in cui la guerra si prolunghi o si allarghi. Andronic sottolinea che la base "è stata e rimane un'alternativa alla base turca di Incirlik, la differenza di volo essendo molto piccola", il che significa che, nell'ipotesi di un conflitto prolungato con l'Iran, la pressione su Kogălniceanu aumenterà.


In sostanza, la Romania guadagna sicurezza, influenza e capitale politico se dice "sì" alla richiesta degli Stati Uniti, ma si assume anche un rischio calcolato: entra più a fondo nel cerchio degli stati presi in considerazione dall'Iran e dagli attori circostanti quando si disegna la lista degli obiettivi di rappresaglia. La decisione del CSAT non riguarda solo quanti aerei o quanti militari rimarranno temporaneamente a Kogălniceanu, ma riguarda lo status strategico che Bucarest è disposto ad assumere nel prossimo decennio.


Non per ultimo, una risposta positiva del CSAT avrebbe inevitabilmente una dimensione di legittimazione politica delle azioni degli Stati Uniti. Il fatto che la Romania metta a disposizione una base utilizzata nel teatro operativo può essere interpretato, soprattutto a Washington, Teheran e nella regione, come un segnale che Bucarest considera almeno accettabile, se non esplicitamente legittima, la narrazione americana di autodifesa/prevenzione – a differenza della Spagna, che rifiuta proprio sulla base dell'argomento che gli attacchi sono "al di fuori del diritto internazionale".


****Sintesi realizzata con l'aiuto di un flusso di monitoraggio di dati fornito dalla piattaforma di monitoraggio media NewsVibe Romania. L'analisi, i dati e le immagini presentate sono stati migliorati con l'aiuto di strumenti di Machine Learning e Intelligenza Artificiale

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