La maggior parte di noi utilizza quotidianamente gli stessi strumenti: Google per le ricerche, Gmail, Instagram e Facebook per socializzare, Amazon per gli acquisti, Apple o Android per il telefono. Sembra normale, poiché sono diventati lo standard de facto, ma il prezzo invisibile è enorme: dati personali raccolti continuamente, profilazione dettagliata e una dipendenza da alcune enormi aziende, lontane dalle regole europee.
Una nuova ondata di articoli e progetti – dal guida del Guardian su come sostituire Amazon, Google, X, Meta o Apple, fino alle analisi di RESET.org e alle liste di servizi europei realizzate da Plausible o European Purpose – cercano di tradurre questo problema in soluzioni concrete, per il bene dell'utente comune. Il messaggio di fondo è semplice: non è necessario rompere da un giorno all'altro il legame con Big Tech, ma puoi iniziare a riacquistare pezzi di privacy digitale, passo dopo passo.
Perché dovresti preoccuparti di dove provengono i servizi che utilizzi
Per molto tempo, la discussione sulla "privacy" è sembrata astratta: impostazioni complicate, termini legali, scandali di cui ci imbattiamo solo nelle notizie. Gli articoli recenti cambiano la prospettiva e la traducono in una domanda di buon senso: vuoi che la tua cronologia di ricerche, la posizione, i contatti e le abitudini di consumo siano utilizzati per costruire un profilo estremamente dettagliato su di te, che può essere venduto o accessibile da terzi?
I servizi "gratuiti" vivono, di solito, di questi dati. Le alternative europee cercano di invertire la logica: ti offrono servizi per cui paghi un abbonamento o che sostieni indirettamente (ad esempio, attraverso un modello di donazioni o progetti ambientali), in cambio di una raccolta minima di dati e di regole rigorose imposte dal GDPR.
RESET.org dimostra che il fatto che un servizio abbia sede e server in Europa non è un dettaglio tecnico, ma una garanzia che puoi rivolgerti alle autorità e che esistono sanzioni reali se l'azienda abusa dei dati. European Purpose, un hub che raccoglie tali alternative, va anche oltre: promette "sovranità digitale europea", ovvero servizi che rispettano la legge europea e non rientrano sotto l'incidenza di regole di sorveglianza più aggressive, come quelle degli Stati Uniti.
I primi passi: email e motore di ricerca
Se vuoi fare un cambiamento reale senza complicarti la vita, la maggior parte delle guide ti consiglia di iniziare con due cose: l'indirizzo email e il motore di ricerca. L'email è la chiave di accesso a quasi tutti i tuoi account online, e la ricerca è la tua porta verso il resto di Internet.
In materia di email, il Guardian indica Proton Mail e Tuta come alternative molto più amichevoli per la privacy rispetto a Gmail o Outlook. Proton, con sede in Svizzera, pone la crittografia al centro del servizio e offre già strumenti semplici per la migrazione, inclusi l'importazione di messaggi e il reindirizzamento automatico dal vecchio indirizzo. Tuta, un'azienda tedesca, punta anch'essa su una forte crittografia e su una politica di "zero pubblicità, zero tracciamento", il che le ha conferito una buona posizione nelle classifiche di pubblicazioni come Ethical Consumer.
Una guida dettagliata pubblicata da Tuta – "DeGoogle list" – spiega, in termini comprensibili, perché è meglio che il tuo fornitore di email non viva di pubblicità basate sul contenuto dei messaggi e cosa significa, concretamente, non mantenere registri dettagliati su chi, quando e da dove si è connesso. Le comunità di tipo r/degoogle completano, con liste di alternative tecniche e consigli pratici su come effettuare il passaggio senza perdere contatti o archivi.
A livello di ricerca, la lista di opzioni europee è già ricca: Qwant (Francia), Ecosia (Germania) o Mojeek (Regno Unito) promettono di non creare profili individuali e di non tracciare gli utenti da un sito all'altro. Un articolo di Proton sintetizza l'argomento: i risultati possono essere altrettanto buoni nella stragrande maggioranza dei casi, ma la tua cronologia non viene utilizzata per "conoscerti" in modo ossessivo e per servirti pubblicità ultra-personalizzate.
Praticamente, il cambiamento può essere graduale:
puoi mantenere l'account Gmail come "indirizzo vecchio", ma crearne uno nuovo, più privato, su Proton o Tuta; imposti il reindirizzamento e dici, gradualmente, ai contatti di utilizzare il nuovo indirizzo. Imposti Qwant, Ecosia o un altro motore alternativo come predefinito nel browser e utilizzi Google solo occasionalmente, quando non trovi ciò che cerchi.
Il resto dell'ecosistema: cloud, videoconferenze, analytics
Una volta che hai fatto i primi passi, puoi continuare con i servizi che utilizzi per lavoro o per progetti personali: archiviazione nel cloud, documenti, videoconferenze, strumenti di misurazione del traffico sul sito.
Un articolo di Plausible, un servizio europeo di analytics, propone una lista "selezionata" di strumenti orientati alla privacy, pensati per le aziende, ma utili anche per utenti avanzati:
Nextcloud o Tresorit per archiviazione e collaborazione nel cloud, al posto di Google Drive o Dropbox, con un focus sul controllo dei dati e, nel caso di Nextcloud, la possibilità di ospitare autonomamente il server.
Whereby per videoconferenze, al posto di Zoom o Google Meet, con server in Europa e regole rigorose di riservatezza.
Plausible Analytics o Piwik PRO per statistiche di sito, come alternativa a Google Analytics, senza cookie invasivi e senza raccolta di dati personali.
Un'altra guida pratica, pubblicata da ClickMeeting, fa esattamente questo tipo di confronto: per ogni grande servizio americano, propone una o due opzioni europee, dalla suite office a moduli online e processori di pagamento. L'idea centrale è ridurre, nel tempo, la dipendenza da un unico ecosistema, in modo da poter cambiare fornitori quando non sei più soddisfatto di come trattano i tuoi dati.
Non devi essere un "tech nerd" per iniziare il cambiamento
Forse la conclusione più importante comune a questi materiali è che l'uscita parziale dall'ecosistema Big Tech non è riservata agli specialisti IT. Le guide sono sempre più accessibili, le applicazioni sembrano familiari, e la migrazione avviene, nella maggior parte dei casi, con pochi clic e un abbonamento mensile che costa quanto due caffè al bar.
Certo, ci sono limiti: il tuo telefono può continuare a eseguire Android, anche se installi applicazioni più private; non potrai convincere tutti i tuoi amici a rinunciare a WhatsApp; e piattaforme come YouTube o Instagram hanno ancora un chiaro vantaggio in termini di contenuti e comunità. Ma questo non significa che non puoi riacquistare il controllo su pezzi: email, ricerca, cloud e strumenti di lavoro possono essere spostati, nel tempo, verso fornitori che vivono di ciò che paghi tu, non di ciò che sanno su di te.
Nel lungo periodo, con sempre più consumatori che fanno queste scelte, cresce anche la pressione sulle grandi piattaforme affinché cambino le loro pratiche e si rafforzi l'ecosistema di alternative europee. Per l'uomo comune, il primo passo non è "abbandonare Internet", ma porsi una semplice domanda per ogni servizio utilizzato: voglio davvero pagare con i miei dati o preferisco pagare in modo trasparente per la mia tranquillità digitale?
Materiale realizzato con il supporto di Perplexity
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