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Nel 2026 l’ANAF non è più in grado di stabilire quante persone e quante aziende operino nell’industria delle videochat, né quali entrate arrivino al bilancio dello Stato. In una risposta citata da Digi24, l’istituzione ha affermato che l’attività non è registrata separatamente nella Classificazione delle professioni della Romania, nei codici CAEN o nella Dichiarazione unica.
La situazione differisce dai dati presentati nel 2023, quando l’ex capo dell’ANAF Lucian Heiuș stimava l’esistenza di circa 5.000 società e 400.000 persone coinvolte nel settore. All’epoca, il Fisco sosteneva di poter monitorare i ricavi riscossi attraverso piattaforme e trasferimenti bancari.
Nel 2025, gli ispettori antifrode annunciavano di aver identificato almeno 500 persone che non avevano dichiarato redditi nell’ordine di milioni di lei. Il recupero delle somme era ostacolato dal fatto che alcune entità avevano sede all’estero.
Le aziende utilizzano diversi codici CAEN, tra cui 9609, 6311 e 6312, rendendo difficile delimitare il settore e valutare la sua fiscalizzazione. Parallelamente, l’Associazione A.D.U.L.T. ha citato in giudizio il Ministero degli Affari Interni per chiarire lo status giuridico di alcune attività per adulti, comprese le videochat. Una classificazione unitaria potrebbe essere stabilita attraverso un intervento legislativo.
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