In Romania, un rapporto pubblicato all’inizio del 2026 mostrava che il nostro Paese si trovava al terzo posto in Europa per la percentuale di voti assegnati a partiti classificati come populisti, autoritari o estremisti. Alle elezioni parlamentari del 2024, oltre la metà dei voti è andata a PSD, AUR, S.O.S. România e POT (incluse tra le formazioni di protesta), mentre AUR è diventato il secondo partito per dimensioni in Parlamento, con il 18% dei voti.
Parallelamente, i dati Eurostat indicavano livelli elevati di povertà o esclusione sociale nelle regioni rumene: nel 2025, il Sud-Est aveva il 38% della popolazione esposta al rischio, mentre il Sud-Ovest Oltenia il 36%, al di sopra della media nazionale del 27,4% e della media UE del 20,9%.
Allo stesso tempo, in un’analisi politica, Remus Ștefureac (direttore di INSCOP) avvertiva che il crollo della fiducia nei partiti tradizionali e la crisi politica prolungata alimentano la radicalizzazione e spingono sempre più elettori verso AUR e formazioni vicine, osservando che l’aggregazione del sostegno ad AUR, S.O.S. România e POT superava il 46-47% nelle intenzioni di voto.