In precedenza, la Federazione SANITAS annunciava la sospensione dello sciopero generale iniziato il 28 luglio, per «dare una possibilità alla politica» di riprendere i negoziati riguardanti una nuova legge salariale. Nello stesso periodo, la Camera dei deputati approvava un emendamento alla Legge sanitaria che consentiva lo sblocco dei posti vacanti entro i limiti del bilancio approvato, mentre l’adozione della legge sulla retribuzione del personale pagato con fondi pubblici veniva rinviata.
Dopo questo momento, il sindacato ha ripreso gli avvertimenti e le proteste: al secondo giorno di sciopero a tempo indeterminato, SANITAS ha comunicato che i negoziati non avevano portato alle modifiche ritenute necessarie al progetto di legge salariale. Successivamente, il presidente della Federazione, Iulian Pope, affermava che lo sciopero sarebbe continuato «in linea di principio» dopo i colloqui con il Ministero della Salute, perché non erano esistite garanzie e diversi aspetti rimanevano «in fase di analisi».
Parallelamente, prima di questo ciclo di rivendicazioni, SANITAS richiamava l’attenzione sul rischio che i sistemi della Sanità e dell’Assistenza sociale rimanessero senza fondi per gli stipendi, i medicinali e il carburante e chiedeva una rettifica di bilancio d’urgenza, invocando esigenze di finanziamento mensili e anche per gli investimenti già avviati.