In precedenza, la Procura generale aveva rinviato a giudizio 16 cittadini russi accusati di aver utilizzato certificati di cittadinanza falsificati per ottenere documenti rumeni. Secondo i procuratori, nel periodo febbraio–luglio 2024 gli imputati avrebbero utilizzato certificati apparentemente emessi dalle rappresentanze diplomatiche della Romania in Russia, Azerbaigian e Repubblica di Moldova, per ottenere trascrizioni degli atti di nascita, codici numerici personali (CNP), certificati di nascita, carte d’identità e passaporti; il procuratore ha chiesto l’annullamento sia dei certificati contraffatti sia di tutti i documenti emessi successivamente sulla loro base.
In un altro fascicolo, la Procura generale ha annunciato che due cittadini russi di Mosca e San Pietroburgo sono stati rinviati a giudizio per uso di documento falso, dopo aver presentato alle autorità rumene certificati di cittadinanza che, secondo quanto da loro sostenuto, sarebbero stati emessi nel 2023 dall’Ambasciata della Romania a Bratislava. I documenti sarebbero stati utilizzati per la trascrizione dei certificati di nascita russi presso il Servizio di stato civile del Settore 6 e, sulla loro base, avrebbero ottenuto carte d’identità e passaporti elettronici; l’indagine ha riportato all’attenzione anche le reti che avrebbero intermediato l’ottenimento fraudolento della cittadinanza, inclusa un’inchiesta di HotNews che menzionava una società della Baschiria che avrebbe richiesto 7.500 euro per tali documenti.